Quando lo shock culturale é al contrario – tornare a casa

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Shock culturale: di solito se ne parla quando si viaggia, o vive, in un paese straniero. Su drinkfromlife abbiamo affrontato l’argomento nel post shock culturale: come, dove quando e perchéEppure c’è un altro tipo di shock che mi turba molto di più ed è lo shock culturale al contrario. Pochi ne parlano ma molti ne soffrono, o ne hanno sofferto.

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Shock culturale al contrario: di cosa si tratta?

Lo schock culturale al contrario è quella strana cosa che assale quando, dopo settimane, o mesi, in un luogo lontano sei di nuovo a casa e vorresti tornare indietro. Subito. Si, nonostante i momenti di nostalgia in viaggio, la voglia di vedere la famiglia e le amicizie, assaporare i piatti genuini della terra natia (nel mio caso pasta e mugnoli, fave e cicorie, ciceri e tria ma anche una più moderna pizza vegana, mi viene l’acquolina in bocca solo a pensarci) dopo due giorni o tre faresti dietro front. Ti è mai capitato?

Quando lo shock culturale al contrario assale al ritorno dall’Asia

A me è capitato quasi sempre quando sono andata in India, meta super gettonata negli ultimi anni. Ricordo benissimo il ritorno dopo il primo viaggio in assoluto. Dopo l’atterraggio a Bombay, la prima sensazione, mentre scendevo dalla scaletta dell’aereo è stata di abbraccio, accoglienza, respiro dell’anima. L’arrivo a Roma (e sto parlando di Roma, la Città Eterna) mi ha donato sensazioni diverse.

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Avevo lasciato una terra dura, a volte spietata (perché l’India non è quella delle riviste patinate, dei resort instagrammabili di lusso, non solo… quella è una piccola fetta), ma piena di colori e sorrisi, abbracci e carezze. Un luogo in cui avevo visto esseri umani lavorare per un numero sconsiderato di ore per poche rupie, trasportando magari sassi sulla testa facendo avanti e indietro. E lo facevano cantando e non perdendo occasione per sorridere. E vestiti bene, in camicia o sari. O persone che non avevano nulla ma ti invitavano a casa e magari si toglievano il pane il chapati di bocca per onorarti in quanto Dio sotto le mentite spoglie di ospite. Perché in India l’ospite è Dio.

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E, appena arrivata a Roma, fui colpita al cuore dal grigio in tutte le sue 50 e più sfumature. Gi angolini della bocca si abbassarono e il mio cuore si appannò. Diciamolo chiaro, in Italia non siamo tanto colorati, fricchettoni a parte. La nuances dei colori degli abiti delle persone andava, e va ancora, dal grigio chiaro, al grigio topo, al nero, al marrone scuro e ancora al nero. Occhiali da sole neri, calze nere, scarponcini neri. Perché in fondo, in Italì, siamo un po’ tutti fashion victims.

E poi tutti di corsa e incazzosi, l’apoteosi del #maiunagioia

Tornata con un carico di energia indiana sentivo che il mio stato d’animo strideva con quello di chi, invece, era rimasto alle prese con la solita vita ma sopratutto con la stessa attitudine pessimistica. Perché è l’attitudine che abbiamo a cambiare tutto. Abbandoniamo gli occhiali rosa che fanno vedere il mondo in modalità positiva, negando altre parti. E anche quelli scuri, dove tutto è pessimismo e fastidio, che agiscono come paletti verso il nuovo.

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Mi venne subito la febbre, l’adattamento fu lungo. Era il mio primo shock culturale al contrario, mai guarito definitivamente. La panacea? Prenotare altri biglietti aerei.

E quando lo shock culturale al contrario stende dopo la tua prima Africa

Ci sono cose che sono come domande, passano minuti oppure anni e poi la vita risponde. Alessandro Baricco.

Una delle citazioni che amo maggiormente e che, spesso, mi torna nella mente. Da bambina ero incredibilmente attratta dall’Africa, complici il racconti di un prete, amico dei miei genitori, che ci andava spesso e invitava la nostra famiglia. E le storie di guerra del bisnonno, che aveva vissuto nella giungla. L’Africa mi affascinava ma sentivo la sua energia forte e ne avevo paura.

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Mi sono sempre detta che ci sarei andata al momento giusto. Avrei sentito esattamente dentro di me quando sarebbe arrivato quel fatidico giorno. La mia prima Africa si chiama Marocco. L’impatto iniziale è stato molto forte. Un po’ perché ho una sensibilità talmente sottile che spesso diventa una lama: sentire tutto può essere un dono ma anche una croce. E poi per una serie di peripezie e chi ha seguito i racconti giorno per giorno sulla pagina facebook capirà.

Al ritorno Roma mi ha accolta con sole meraviglioso e distese di verde fiorito dai finestrini del bus ma dentro mi sentivo arrabbiata perché avevo lasciato qualcosa di prezioso e non volevo tornare a casa, proprio allora. I viaggi lunghi sono così: una volta superati gli intoppi, le crisi, tutto va in discesa. È un po’ come iniziare a fare surf, devi prendere confidenza con la tavola, il mare, imparare l’arte dell’equilibrio e cavalcare l’onda.

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Mi chiedevo, dopo qualche giorno in Italia, dove fosse quella spiritualità che in Marocco respiravo nella vita quotidiana, attraverso gli sguardi e i gesti delle persone a volte troppo aperte al punto da sembrare aggressive ma bastava farlo notare per sentirsi porgere delle scuse dal cuore. E impari a non prenderla sul personale se l’altro sta sbagliando, che non per forza vuole farti male. Che farglielo notare, con rispetto, può essere utile ad entrambi. Impari tante cose, impari ciò di cui hai bisogno in quel momento della tua vita. Io dovevo imparare a mettere paletti e mi sono ritrovata in situazioni in cui ho dovuto agire. E anche a perdonare.

Dopo pochi giorni dal rientro mi sono ammalata per 2 settimane, in cui ho potuto rielaborare un viaggio di venti giorni. Benedico l’indomita irrequietezza che mi caratterizza da sempre, nonostante la paura, permette di lanciarmi in mille avventure. E il lasciar andare, necessario per vivere il presente, a qualsiasi latitudine.

Credit Theodore Goutas

Se lo shock culturale al contrario può essere così forte vale la pena viaggiare?

Direi mille volte si. Poi, superata la prima fase, la propria Terra mostra tutte le sue meraviglie, le persone care da rivedere in famiglia, la sua natura primitiva e avvolgente, il piacere dei caffè con le amiche, gli eventi ai quali partecipare, la casa che è insieme campo base e trampolino di lancio verso nuove avventure. Vissuto lo shock si supera e si va avanti. Come tutte le cose della vita, attraversiamo e lasciamo andare, vivendo il presente.

Hai mai sofferto di shock culturale al contrario o conosci qualcuno a cui è accaduto?

Alla prossima puntata!

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Sara Chandana

 

 

 

 

 

 

 

Sara Chandana

Macara vagabonda, ama aggirarsi nelle medine arabe, nei templi indiani, nei borghi salentini o sperduti nel mondo a sentimento, collegata con la Terra e il Cuore.

24 Risposte

  1. Ilaria ha detto:

    Amo molto viaggiare ma dopo alcuni giorni lontano da casa ho nostalgia. Mi mancano le mie comodità e miei spazi. Quando sono all’estero poi dopo un po’ mi manca sentire parlare italiano

  2. Chloe ha detto:

    Diciamo che pur amando profondamente scoprire culture diverse, io adoro sempre tornare a casa. Più che altro tornare a me, alle mie abitudini, alla mia routine, io sono profondamente legata alla mia vita di cui mi prendo cura ogni giorno. Se guardo le relazioni invece posso assolutamente confermare che mi trovo meglio in viaggio, dove i sorrisi, i gesti e gli incontri hanno tutto un altro sapore. E si, mi scontro sempre con il pessimismo della nostra società ma poco a poco ho imparato a scegliere le persone giuste, e le altre lasciarle andare.

  3. anna di ha detto:

    Come ti capisco. Mi capita spesso quando vado via. Appena rientro a casa, salutato i parenti e amici, subito mi prende lo stomaco e vorrei riprendere l’aereo. E sai una cosa? questo shock al contrario è tanto più alto quanto più il paese è diverso, è difficile o duro. A me succede sempre con l’Africa.

  4. Barbara ha detto:

    Sì. Rientrare da un viaggio è quasi sempre uno shock. Magari ti accorgi dei difetti che normalmente non noti più, anche solo per abitudine. E poi, temo, che giochi a sfavore che il rientro coincida con la ripresa della vita di tutti i giorni: trolley da svuotare, casa da pulire, frigo vuoto, lavoro da riprendere…
    Ma è bello tornare, ritrovare famiglia e amici e condividere le nuove esperienze 🙂

  5. Gia ha detto:

    Ci sono posti di cui ti innamori e a casa non ci torneresti mai. Capita anche a me, non sempre ma mi è capitato.

  6. Cristina Giordano ha detto:

    Vale sempre la pena viaggiare e scoprir e usi e costumi di altri popoli, certo quando si ritorna nel nostro contesto quotidiano è uno choc e scopriamo che noi la pensiamo diversamente dagli altri popoli

  7. Clara ha detto:

    India, shock eterno, al ritorno, mica all’andata. Sin dal primissimo viaggio di due mesi, estate 1999. Tornata a Bologna per Ferragosto, mi ronzavano le orecchie per il cemento e il silenzio. Dov’erano finite le mille divinità di strada che popolano la mia Bombay? E tutte le meraviglie visitate. Negli anni, al ritorno, lo shock invece di scemare, si è intensificato, diventando quasi un malessere fisico. Tutto mi mancava dell’India. Ora come sai ho un altro amore, la Thailandia, che invece è più morbida come mancanza. Quindi, avendo visitato altre zone dell’Asia, oltre a India e Thailandia, posso dirti che a me questo shock culturale al contrario si è verificato solo con l’India. Negli anni della prima giovinezza, mi capitò invece con l’Inghilterra. Mi mancava Londra, un casino!
    Confermo poi che in generale i rientri dall’Asia sono sempre traumatici, anche per la sgarbatezza di alcuni nostri connazionali, per il senso di chiusura e oppressione (le varie “cappe”), per il grigiore di alcune anime…

  8. Virginia ha detto:

    Hai proprio ragione quando scrivi che è l’attitudine che fa la differenza. In viaggio spesso siamo molto più aperti a cogliere vivere e anche a gestire imprevisti che magari, di lunedì mattina mentre sei in ritardo per andare al lavoro ti farebbero dire parolacce in tutte le lingue che conosci. L’attitudine se non è tutto, è moltissimo. Anche a noi è capitato spesso, spessissimo, lo shock culturale. Di ritorno dal Giappone ad esempio, l'”inciviltà” occidentale è stata uno schiaffo. Eppure rivivrei mille shock, perché significa che il viaggio e la cultura del posto dove sono stata mi sono entrati nell’anima

  9. Sara Alessandrini ha detto:

    Ciao saretta, devo essere sincera non mi è mai capitato! A volte penso che vorrei fermarmi più giorni in un posto altre non vedo l’ora di tornare a casa! Però prevale la voglia di tornarne nella mia città forse perchè sono un’abitudinaria per eccellenza! 🙂

    • Sara ha detto:

      Ciao Saretta. 🙂
      Il mondo è bello perché è vario e sei bellissima anche con le tue abitudini. 🙂
      Ti confesso che anche io avrei questa tendenza, da brava cancerina, ma ogni volta mi spingo un po’ oltre i miei limiti.

  10. cla ha detto:

    Mi capita tutte le folte, al ritorno da un viaggio il grigiore della mia città mi soffoca e l’unica soluzione è programmare il viaggio successivo.

  11. Giulia ha detto:

    Non ho troppa nostalgia del mio paesino e nemmeno dei miei familiari, ma penso che dopo ogni viaggio è comunque sempre bello tornare a casa per fermarsi e ripartire poi! Penso che da ogni viaggio si torni un po’ cambiati, forse questo può generare shock inverso!

  12. Noemi Bengala ha detto:

    A parte il fatto che tu lo definisca “al contrario” me lo rende simpatico 😉 ma sì, a me succede sempre. Capisco quella cosa che rientri a Roma e tutti sono incazzati a prescindere. E poi sono di corsa, sempre. Che poi mi chiedo, ma dove andranno sempre coì di fretta? Tanto la vita, si sa, prima o poi finisce per tutti. Non sarà meglio imparare da certe culture a vivere più slow e soprattutto con il sorriso?

  13. Annalisa ha detto:

    Se non avessimo in attività propria, a casa non torneremo mai. Proprio perché sono sempre tutti incazzati, pronti a giudicare, a parlar male gli uni degli altri. Ogni volta che rientriamo da un viaggio mi viene il magone. Infatti vesto di bianco, di giallo, di azzurro chiaro. Colori che mi porto dall’oceano e che loro mai capiranno.

    • Sara ha detto:

      Anche io noto questa cosa. Poi mi dico anche, per fortuna che ci sono altri come me che svolgono attività “normali” a casa altrimenti nei posti di lavoro “ordinari” ci sarebbero solo persone con lo sguardo truce. 😛
      Brava a indossare questi colori, contagiali con la tua energia positiva, quella della tua anima, dei viaggi che intraprendi.

  14. Elena ha detto:

    Non mi è mai capitato… Ma semplicemente perchè non ho mai vissuto esperienze del genere, non mi sono mai trasferita lontano da casa… Però questa cosa mi ha sempre incuriosita tanto, e soprattutto affascinata. Ammiro le persone come te e il tuo coraggio! Grazie per averci regalato il tuo punto di vista!

  15. Cristina ha detto:

    Sara non sai quanto ti capisco! Io ce l’ho avuto di ritorno dall’africa. Avevo sempre sentito parlare del “mal d’africa” ma non ci avevo mai creduto…quando l’ho provato è stata una sensazione importante e davvero inaspettata.

  16. Tamara ha detto:

    Mi è piaciuto molto questo articolo! Sia com’è scritto e sia l’originalità dell’argomento… la profondità..normalmente quando vai in vacanza nn ci fai caso ma è vero.. ad un certo punto specie quando superi 10 gg una leggera sensazione di “nostalgia o shock” ti assale, soprattutto quando la destinazione sono luoghi un po’ disagiati…noi che viviamo in un mondo pieno di comodità..

  17. Sara Fratocchi ha detto:

    A me è successo l’anno scorso mentre ero in vacanza. All’improvviso mi è presa una malinconia e voglia di casa neanche stessi via da mesi e mesi. Sicuramente quando si va in posti così la sensazione può essere ancor più forte ed importante.

  18. Esther ha detto:

    Un bellissimo articolo. Anch’io al ritorno ho una sorta di “malinconico confronto”. Non parlo di shock perchè mi sembra eccessivo. La verità è che, in viaggio,e, non necessariamente nei paesi poveri, vengono amplificate le nostre emozioni e non quelle delle persone del posto. Vedere una diversità così forte ci fa rflettere, ma alla fine ringraziamo di essere nati nella parte ” più fortunata” del mondo. Credo che quei sorrisi siano dettati proprio dalla loro povertà . In quelle terre si cerca un modo di sopravvivere che a noi forse affascina ma bisognere vivere la loro realtà per avere uno shock .

  19. Valentina ha detto:

    A me non è mai capitato di tornare da un viaggio e voler ritornare indietro. Anzi dopo un po’ che sono in giro, anche se è un luogo che mi piace, ho voglia di tornare a casa mia, alle mie abitudini, le mie cose, la mia stanza, e il parlare italiano.

  20. Sara ha detto:

    a parte le foto meravigliose e ti faccio i miei complimenti, penso che la malinconia ci sia di ritorno da qualunque viaggio…sembrerà una sciocchezza, ma sarà il primo anno dopo 3 consecutivi che non andrò in Puglia…e ogni volta che tornavo a casa mi saliva una tristezza assoluta…

  21. MARTINA BRESSAN ha detto:

    Bellissimo articolo.. e mentre lo leggevo mi riconoscevo! Hai scritto delle parole che sono estremamente vere anche per me. Specialmente quando torno dall’Asia. Quando racconti essere tornata dall’India e di esserti “imbattuta” in chi è rimasto in Italia, a vivere la propria quotidianità, con la stessa “attitudine pessimistica” è proprio vero. E questa, secondo me, è anche la dimostrazione, che spesso la parte più dura non la gestisce chi parte, ma chi rimane…Si dice spesso che chi parte ha un compito più arduo, in realtà come dici tu è una questione di attitudine!

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