Shock culturale – come, dove, quando e perché

Sara

Una zingarella vegetariana a spasso per il mondo

15 Risposte

  1. Stamping the world ha detto:

    ma sai che anche io ho scritto un articolo simile? ahah abbiamo le stesse idee! io l’ho fatto sul sud est asitico! 🙂

  2. Tessy ha detto:

    Non ho viaggiato moltissimo per cui per ora non mi è mai capitato, chissà se succederà prima o poi

  3. Vagabondele ha detto:

    Mi son persa di cuore nel tuo articolo, che mi ha fatto riflettere, mi ha spinto a farmi delle domande e allo stesso tempo devo riconoscere che no… non l’ho mai vissuto.. ma forse non sono rimasta a lungo in un luogo tanto da poterlo provare.

  4. sabrina barbante ha detto:

    Tutti gli anni che sono stata volontaria di Intercultura, parlare di shock culturale era l’abc della formazione che facevamo ai giovani studenti in partenza per destinazioni lontane e sconosciute. I punti che indichi sono molto delicati ed effettivamente è importante viverli tutti fino in fondo, anche le fasi di più profonda crisi.

    • Sara ha detto:

      Senza dubbio sarà stata un’esperienza importante nel tuo bagaglio. Molto importante dare una formazione in questo senso e preparare gli studenti al cambio. A volte lo shock culturale può condizionare la vita in modo forte.

  5. Clara Nubile ha detto:

    Che meraviglia le foto di Matteo!
    Ecco, per me, shock culturale è stato arrivare a Lahore, in Pakistan, dopo la mezzanotte in aeroporto, arrivando da Bangkok. Non scorderò mai quando sono sbucata fuori dall’aeroporto e di fronte a me ho visto un muro sconfinato di uomini, c’erano solo uomini. Ho subito capito che non era il solito posto (intendo il solito posto del Subcontinente indiano, che è così familiare per me). Mi sono sentita smarrita, lo confesso, e ho cercato disperatamente con gli occhi la persona che doveva venire a prendermi, l’unica altra donna di tutta quella marea maschile. Arrivata al campus universitario, poi, il gentile cuoco pachistano che mi attendeva per cena (ma ore prima, ah, i voli!), mi ha consegnato un grosso lucchetto, dicendomi, quando vai a dormire, mettilo alla porta della camera, da dentro, e chiuditi bene!
    A Bombay non chiudevo mai a chiave la porta, per non parlare di Bangkok… e per tutto il mio breve soggiorno a Lahore – che è una città bellissima, e i pachistani sono straordinaria, immagina l’ospitalità indiana moltiplicata a mille – non sono mai uscita da sola, sono stata scortata ovunque. Anche per strada e nei bazaar soprattutto e quasi sempre solo uomini…
    Però, nonostante la sensazione di essere davvero *lontana* e non solo fisicamente, ci tornerei a Lahore. Il mio è stato un viaggio di lavoro, e improvviso, perciò non so come sarebbe stato se mi fossi “preparata” mentalmente. Poi, ero completamente sola.
    Tornata a Bangkok, dov’ero comunque da sola, ho provato la sensazione familiare di essere a casa.
    Buona domenica e come sempre, grazie, per gli spunti di riflessione

  6. Raffaele Dipace ha detto:

    strano effetto è lo shock culturale, ma particolarmente gratificante è la sensazione di cominciare a capire e comprendere il luogo che stai visitando.

    • Sara ha detto:

      Già, hai detto bene: “Cominciare a capire”. Credo che, pur vivendoci a lungo, sia difficile carpire fino in fondo l’essenza di un luogo in cui non siamo nati. E questo fa anche parte del fascino.

  7. Gia ha detto:

    a me è accaduto in India, ho davvero fatto fatica ad abituarmi…da quella volta ogni partenza mi mette un po’ di ansia in realtà.

  8. Raffi ha detto:

    Che bello questo post. Mi hai fatto riflettere su un sacco di cose. E sullo shock culturale che ho provato io, nata e cresciuta a Milano, quando mi sono trasferita a Bergamo per amore. Non ci crederai ma ho provato le stesse sensazioni che racconti.

    • Sara ha detto:

      Se lo dici ti credo. 🙂 A me è successo qualcosa di simile quando ho vissuto per 5 anni in un paesino a 20 chilometri dalla mia città. Un altro mondo! 🙂

  9. Katarzyna ha detto:

    So benissimo cos’è lo shock culturale 🙂 Sono straniera e vivo in Italia da circa 9 anni. Gli inizi erano molto difficili ed abituarsi alle nuove regole, cultura letteralmente diversa dalla mia a volte è stato difficile, ma oggi già mi sento “a casa” anche qui.

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