Il lato oscuro del viaggio – esperienze reali

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    Un viaggiatore per eccellenza: il piccolo principe
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Sul web spopolano immagini di viaggiatori, o viaggiatrici, di spalle con le braccia aperte guardando paesaggi mozzafiato in Thailandia o chissà dove. Una gran fetta di persone vuole (almeno a parole) abbandonare tutto e viaggiare, i travel blogger – veri o presunti tali – aumentano come funghi.

Con l’avvento di internet viaggiare è diventato più semplice. Il cinema ha dato le sue iniezioni di incoraggiamento, con film a sfondo viaggio, come strumento di crescita personale, di conoscenza di se stessi. Basti guardare a quanti sono partiti ispirati dalla pellicola Into the Wild che racconta la storia vera di Christopher McCandless alias Alex Supertramp. Nonostante il finale triste è ancora un film cult e tremendamente ispirante.

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Trovo positivo questo boom dei viaggi anche se mi scocciano, a lungo andare e in continuazione, le immagini di viaggio eccessivamente (e sottolineo eccessivamente) patinate, non le trovo realistiche. Senza andare nell’eccesso opposto di paura, che appartiene a chi crede che il mondo sia un posto solo pericoloso (e che sia più sicuro restare  a casa che viaggiare, poi non importa se la maggior parte degli incidenti sono domestici) c’è un lato oscuro del viaggio che quasi nessuno racconta.

 Le difficoltà fanno parte del viaggio

Nel corso degli anni ho provato diverse soluzioni di viaggio. Ho viaggiato con gli hippies, ho fatto la turista nelle capitali europee, ho dormito nei peggiori ostelli indiani ma anche negli hotel a 5 stelle. Sono una persona curiosa, mi piace conoscere, sperimentare, fare sempre cose diverse, non appartenere a categorie fisse. Amo la fluidità e sono imprevedibile persino a me stessa.

Non potrei parlare di qualcosa solo per sentito dire o esprimere un giudizio su ciò che non ho provato, fermo restando che trovo i giudizi piuttosto divisori e sterili, a questi preferisco le condivisioni che uniscono, creano ponti o le critiche costruttive e di cuore.

Negli ultimi anni ho preferito viaggiare avventurosamente e senza schemi fissi. Amo il viaggio come esperienza formativa con tutti i suoi pro e i contro. Viaggiare per mesi di seguito – il tipo di viaggio che prediligo – permette di vivere esperienze che un itinerario turistico – e quindi protetto, e non c’è nulla di male se altri lo scelgono – non ti permette di assaporare. E il lato oscuro di cui parlo si riferisce soprattutto a questi percorsi.

La categoria rompiscatole di quelli che spendono lo stipendio ai pub il sabato o durante lo shopping del black friday, o cyber monday (che palle questi tormentoni) e poi dicono che viaggiare è roba da figli di papà, non vogliono ammettere di avere fifa, o invidia. Se dimezzassero i vizi potrebbero farlo anche loro.

Viaggiare, invece, è per coraggiosi.

Un viaggiatore per eccellenza: il piccolo principe

Puoi anche essere un divo di Hollywood ma se decidi di viaggiare in Asia – o Africa – per mesi, e in incognito, sarai una persona qualunque alle prese con problemi qualunque. (Certo, avrai qualche carta di credito in più per salvarti il fondo schiena o forse qualche problema in più nel proteggere i tuoi averi, questione di punti di vista).

Senza essere divi o dive, in ogni caso ti scontrerai con il lato oscuro del viaggio, quello che non si racconta sui social, perché magari è troppo intimo e fatto di processi personali o perché non fa figo. Il lato oscuro del viaggio, per me, è fatto di imprevisti, momenti di sconforto, nostalgia di casa e di amici.

È fatto di cazzate compiute o fregature ricevute perché da che mondo e mondo, se sei in un paese straniero lontana da casa, qualcuno cercherà di spennarti e avere accesso al tuo portafoglio o approfittarsi della tua ingenuità. Lacrime nella tua camera di ostello, istanti di rabbia e momenti in cui ti chiedi chi te l’ha fatta fare mentre il giorno di Capodanno sei al freddo sul tetto di una guesthouse a Varanasi con 2 indiani che si sono fumati il cervello mentre i tuoi famigliari e amici festeggiano tutti insieme al calduccio.

Anche se poi ricorderai, con il senno di poi, quel Capodanno con tanto affetto e un sorrisino sulle labbra perché sotto sotto sai benissimo che preferisci fare cose sempre diverse e che c’è sempre il rovescio della medaglia. Il lato superficiale del lato oscuro del viaggio è anche non essere riuscita a sfatare lo stereotipo per cui gli italiani parlano sempre di cibo. Dopo 4 mesi di thali, dhal e spezie varie, o 2 mesi di cibo in Germania, io sognavo la pasta e la mozzarella, anche se prima di partire ero vegana.

I miei aneddoti oscuri, il lato del viaggio alla Dart Fener

Quella volta ad Hampi

Mi sono veramente fatta sotto quella volta in cui, ad Hampi in India del Sud, un rickshaw driver ci ha lasciati nel buio pesto ai piedi di una montagna ed è andato via. Io che credevo ci avrebbe accompagnati in cima a vedere l’alba mi sono sentita sola e abbandonata, considerando che l’altra persona con me era ancora più spaventata.

Che fare? Scalare al buio o aspettare? Quella volta cercammo di salire ma la paura ci fregò. So solo che quando sono tornata in camera avevo un ciuffo di capelli bianchi che prima non c’era. La seconda volta ad Hampi andò molto meglio e sono riuscita ad arrivare in cima, perché ci sono imprese che vanno portate a termine. 🙂

P.S. Alla fine il buon uomo era solo andato a prendere un chai, un biccherino di tè speziato e latte! infatti poi è tornato.

Nel traffico di Delhi

Io sono quella delle storie d’amore lunghe e della passione per l’India e con questo ho già rotto le scatole a diverse persone. Se un uomo sta con me inevitabilmente sarà contagiato dal virus del viaggio e dell’India. Sono una traghettatrice di fidanzati nel paese più pazzo del mondo, non lo faccio apposta, mi viene naturale.

È una sorta di prova che chi sta con me deve superare. Scherzo.

Camminavo per le strade di Delhi con il mio ex fidanzato. Mi viene sempre naturale stare attenta, oltre che a me stessa, alle persone che sono con me. Quella volta mi accorsi, attraversando la strada, che un ragazzo gli camminava incollato, quasi inciampandogli addosso.

Ho attraversato la strada prima di lui, continuando ad osservare la scena. Il ragazzo, improvvisamente e con nonchalance, ha aperto lo zaino del mio ex fidanzato, proprio la tasca in cui aveva il borsellino. In pochi istanti aveva il suo portafoglio in mano e con una tale maestria che lui non si è accorto di nulla!

Nel giro di pochi secondi ho visto il mio corpo attraversare la strada, strappare il borsellino dalle mani del borseggiatore e urlare, in italiano, a squarciagola: “Che caxxo fai!”. La mia reazione di femmina indignata del sud Italia, o di pazza psicopatica, è bastata per farlo fuggire a gambe levate e il portafoglio era salvo.

Dopo mi sono detta di essere stata incosciente, che quel tizio poteva avere un coltello eccetera eccetera ma il mio è stato istinto allo stato puro. Quello che in India guida ogni cosa e che la mente occidentale non comprende. Comunque io sono una matta da legare e anche se sono calma, dolce e gentile quando mi incazzo farei indignare e scappare pure Buddha. Se vi trovate al posto mio non inseguite uno scippatore, non fatelo. 

Ah, dimenticavo! È successo a New Delhi in pieno giorno, in mezzo alla folla, ma poteva essere Galatina, Lecce, Milano, Vienna o Londra. A mia nonna è successo a Galatina e si ritrovò ad inseguire i suoi scippatori (Deve essere un vizio di famiglia). E in tanti anni di viaggio, fuori dai circuiti organizzati, ho vissuto esperienze negative, di pericolo presunto o reale, che si contano sulle dita di una mano, anzi meno.

Per la par condicio devo anche dire che una notte, ad Arambol nel Goa, ho dimenticato la mia borsa con i soldi e il telefono fuori dalla porta della mia capanna, nella verandina. Al mattino era ancora lì, integra.

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All’aeroporto di Jaipur

Quella volta in India… Eravamo in 4 italiani, due uomini e donne, di notte appena usciti dall’aeroporto di Jaipur. Uno di noi aveva prenotato un taxi con Uber, una app che si scarica sul cellulare. Con Uber itinerario e prezzo sono prestabiliti e dovrebbe essere uno strumento sicuro.

Si presentò un tipo, entrammo nel suo taxi notando lo specchietto rotto e qualche graffio alla carrozzeria. A dir la verità, sembrava anche ubriaco.  Lui ci portò fuori dal circuito dell’aeroporto, al buio. Fermò la macchina in mezzo la strada, nel buio pesto, iniziando a ricattarci e chiedere più soldi. Altrimenti ci avrebbe lasciato lì. In situazioni come questa e quella di Hampi la mente inizia a mettersi all’erta e valutare diverse possibilità. Ti chiedi: “E se uscissero degli individui, sui complici, con la spranga?”.

Alla fine è giusto considerare varie eventualità, mantenendo il sangue freddo.

Noi 4, ben coalizzati, ci incazzammo parecchio, a parole. La paura non ci ha portati a subire la situazione. Lo convincemmo, dopo tanto insistere, a riportarci al punto di partenza, tanto non avremmo proseguito con quei modi di fare. Una volta lì, in attesa, non ci mollava. Voleva comunque i soldi, rimanendo vicino a noi per tutto il tempo, facendo finta di parlare al cellulare e minacciandoci con lo sguardo.

DI tanto in tanto qualcuno di noi discuteva con lui, non sapevamo più che pesci pigliare, eravamo molto stanchi a quell’ora della notte. Alla fine io e l’altro ragazzo, i più grandi del gruppo, decidemmo di dargli un po’ di soldi. Solo per togliercelo davanti ma gli altri non erano d’accordo. Appena ricevuto il malloppo l’importunatore ne voleva ancora. A quel punto mi sono ritrovata a strapparglieli di mano, sfilandogli, senza volerlo pure il cellulare.

Lui mi guardò basito ma rimanendo sulla sua posizione, ricordo solo che gli dissi qualcosa indignata, rimettendogli il cellulare tra le mani e trattenendo i nostri soldi. Alcuni uomini indiani, perché in India non si è mai soli e la privacy non esiste, avevano osservato la scena, decidendo che quello era il momento di correre in nostro aiuto. Tentarono di far ragionare il tipo e, non riuscendoci, chiamarono la polizia.

I poliziotti chiamarono un altro taxi con Uber, accertandosi che il guidatore fosse una brava persona. Mi sono sentita protetta e sostenuta, sia dagli uomini indiani che dalla polizia, e ho pensato che anche le dicerie sugli uomini e sulla polizia indiana, e sulla polizia in generale, fossero frutto di stereotipi, generalizzazioni.

L’India, per me, è stata un posto sicuro. <3

Quella volta in Germania

Nei miei 2 mesi in Germania ho vissuto l’orrore. La Germania ha dei paesaggi incantevoli e fiabeschi ma lì, per via delle mie esperienze negative, ci tornerei solo come turista, in una situazione protetta. Questa, tuttavia, è la mia esperienza, ho amici che hanno vissuto molto bene in Germania. Poi dipende sempre dove vai e in quale contesto ti trovi. Il contesto socio – culturale nel quale ero finita io era molto basso. La mia esperienza in Germania si è conclusa, di passaggio, a Berlino , dove mi sono trovata benissimo.

Tralasciando le continue perquisizioni della polizia su Flixbus, il clima freddissimo -e non solo meterologico –  che per una salentina è un trauma, ho vissuto lo shock culturale in Germania, non in India. Come aneddoti, la cosa peggiore è stata quando, di notte, io e il mio ex abbiamo dovuto lasciare l’appartamento in cui ci trovavamo in subaffitto (per un breve periodo nessuno ci affittava nulla regolarmente e non potevamo permetterci un hotel) perché l’host era uno squilibrato e aveva deciso di darcene la certezza.

Purtroppo la disperazione ci aveva condotto a casa sua.

Non solo era paranoico al punto da lasciarci senza porte e senza chiavi di casa (non c’era nemmeno la chiave in bagno) ma anche un disonesto che non ha rispettato gli accordi verbali. Patti che, in molti posti, tra cui la Germania, l’India e casa mia, valgono eccome per una questione di onestà, dignità e rispetto.

Improvvisamente voleva più soldi, iniziando a passare da lavoro per inquietarci. Quella sera era venuto al momento di chiusura dello shop natalizio in cui davamo una mano e lo aveva fatto con un suo amico italiano. I due ci avevano scortati a casa, stranamente. Una volta a destinazione avevano iniziato a riparlare di soldi, con il tizio italiano che armeggiava un coltello per spaventarci.

Non volendo cedere ai ricatti, e a quelle brutte maniere, fatte le valigie al volo siamo scesi in strada, di notte, stanchi e al freddo. Loro ci dicevano: “Tanto non troverete nulla”. Io gli urlai qualcosa del tipo: “La vita vi restituirà le vostre cattiverie”. Nei giorni precedenti, avevo subodorato una certa puzza. Chiedevo al mio ex di spostarci in ostello, qualcosa non mi quadrava.

Avremmo speso di più ma, a quel punto, non mi importava. Si, avevo trovato un ostello per eventuali emergenze. Ero anche andata a vedere dove si trovava. Quella notte andammo dritti dritti lì, al pulito, al caldo e al sicuro. Successivamente, si vociferò che i tipi erano spacciatori e che ebbero problemi con la giustizia. Ripensandoci, poteva essere possibile, anche se non avevo mai visto nulla con i miei occhi. Andandocene avevamo fatto la cosa migliore.

Quello che il lato oscuro dei viaggi mi ha insegnato

Frasi messe “a caso” dai miei parenti

Anche in questi casi il viaggio è stata un’esperienza formativa. Queste esperienze mi hanno fatto vedere quanto sia sveglia, per fortuna, ma anche insegnato diverse cose tra cui non salire con un autista ubriaco e non prendere più accordi verbali. Perché, anche se io li rispetto, non so che intenzioni abbia chi c’è dall’altra parte. Se esistono i contratti ci sarà un motivo.

Io amo i viaggi lunghi, avventurosi, e non ordinari ma non sono per tutti e non lo dico per presunzione, anzi. Quando qualcuno vuole viaggiare con me lo dico sempre. Se non sei abbastanza sveglio e adattabile e non hai le ossa forti ti possono sconvolgere. E anche se sei molto sveglio non è detto che ti vada sempre bene. Comunque, il mio stile di viaggio sta cambiando e sono più attenta nel scegliere le situazioni di viaggio.

Viaggio da quando ero piccola e, senza dubbio, crescere in Salento mi ha fortificata.

Il Salento è un mio grandissimo amore ma, fuori dagli itinerari patinati e turistici di agosto, è anche una terra aspra e difficile. Soprattutto anni fa lo era, come Galatina, la mia città, era un luogo depredato dalla mafia e dalla droga che adesso brilla di una nuova luce. Credo che ammettere come stanno le cose sia un importante atto di consapevolezza.

Scherzando a volte mi dico che essere la pronipote di una spia internazionale mi abbia lasciato qualcosa nel dna. Così come essere la pronipote di una donna che emigrò in Svizzera per lavorare in una fabbrica di cioccolata, o di un uomo che andò in guerra in Africa e visse nella giungla, mangiando tartarughe per fame e lavandosi nei loro gusci, e poi fu deportato come schiavo in Germania. O essere cresciuta tra i figli dei fiori e immersa nella musica, nella letteratura e nella danza, vivendo sempre tra tanta gente.

In sintesi

Tutte le esperienze, negative e positive, fanno parte della vita. Non viaggiare, o fare cose nuove in generale, per paura di esperienze spiacevoli è un grandissimo peccato. Anzi, sono proprio le esperienze toste a fortificarci. Non dico di andare a cercarsele ma se capitano è bene, se si riesce, non farsi assalire dalla paura, essere creativi e reagire in modo conveniente. Poi auspicare anche un pizzico di fortuna.

Tu come la pensi, hai aneddoti particolari di viaggio da raccontare? Se ti va, scrivilo nei commenti. 🙂

Quel che non mi uccide mi fortifica. F. Nietzsche Condividi il Tweet

A presto!

xxx

Sara

 

 

 

 

 

Sara

Zingara. Amante della natura. Yogini. Minimalista. Amo il caffè e cantare da mattina a sera.

15 Risposte

  1. Roberto Forcina ha detto:

    Beh, leggere di viaggi con aneddoti vissuti in prima persona fa capire anche il suo senso di adattamento. E tu ne hai da vendere!!!

  2. Sara ha detto:

    Quante avventure che succedono in giro per il mondo! L’importante è avere sangue freddo, perchè sono tutte esperienze costruttive e che fanno crescere.
    A chi ha una vita “classica” casa-lavoro-casa certe cose non succedono… ma sai che noia però! 😉

  3. Noemi Bengala ha detto:

    Hai fatto bene a raccontare l’altro altro del viaggio. Io personalmente credo che ci siano modi molto diversi di viaggiare. C’è il vacanziero e il viaggiatore. E per me viaggiare vuol dire vivere il luogo dove vado, fino in fondo, gioie e dolori compresi.

    • Sara ha detto:

      Credo che siamo in sintonia sulla modalità di viaggio. Sai, ho trovato un compromesso tra le due parti: viaggiatrice con momenti di vacanza che inserisco all’interno del viaggio avventuroso. 🙂
      D’altra parte capisco pure chi ha diverse esigenze.

  4. Clara ha detto:

    Oh, le disavventure in India dalla caotica e aggressiva Delhi, soprattutto se la giri a piedi e non hai una rupia in quel momento, e ci sono 40 gradi e tutti ti si appiccicano addosso per fregarti, ma tu imperterrita lotti 😉 alla stazione dei treni di Chennai/Madras dove per ben 3 volte un simpaticone indiana mi ha dato dei pizzicotti sul culo – all’epoca avevo commesso l’errore di girare con un vestito, lungo, ma forse troppo trasparente per i canoni indiani; poi sono passata ai salwar kameez, ma era ancora il mio primo viaggio – e alla quarta volta, gli ho agguantato la mano molesta, e ho urlato come una pazza. Sono stata subito circondata dalla folla, e son comparsi due poliziotti. Io, il molestatore di fanciulle, e i due sbirri siamo finiti in un ufficio di sopra, con vista sui binari. I poliziotti volevano strappare il biglietto di ManoLunga e impedirgli così di tornare a casa, doveva fare anche lui un lungo viaggio, io mi sono limitata a dirgli, ora mi chiedi scusa, ma non come se fossi una qualunque, ma come se fossi tua mamma o tua sorella. Il tipo mi chiese scusa, e tutto si risolse. In India, non mi sono mai sentita in grave pericolo o difficoltà, ma ci sono stati episodi difficili o spiacevoli, e devo dire che la gente del luogo è sempre stata fantastica. Ricordo persino un odiato poliziotto di Bombay che una volta bloccò il traffico mastodontico per farmi attraversare e mi aiutò persino a trovare un risciò per portare un cane randagio urgentemente bisognoso di cure da un veterinario. O ripenso con amore al cerchio di donne indiane sconosciute che sempre a Bombay il mio primo anno di vita là in occasione di una festività religiosa e di grande caos per strada mi cinse per proteggermi da eventuali “fastidi”, e girammo per strada tutte insieme… e tanti altri viaggiatori in India hanno condiviso storie simili. L’India è un posto generoso e crudele, e forse a volte ci dimentichiamo quant’è grande fisicamente… anche con un risciò in Sud India, credo sempre a Chennai, ebbi una brutta esperienza, che si risolse con me che scesi dal risciò di sera – era buio – e prontamente presi un sasso e glielo tirai contro… al risciò, non al driver… penso che viaggiare affini anche la capacità di reagire, che solitamente a me manca, ma in India ho sempre i sensi allertati, ma non significa affatto essere tesi o altro, assolutamente. Solo che bisogna tenere gli occhi aperti.
    Apri l’occhi, no?
    In altri posti in Asia, come Laos, Thailandia e Indonesia mi sono sempre sentita a casa, super sicura, e non ho mai subito fregature, né tentativi di “accalappiamenti” vari come in India, ma in India sono degli artisti, anche quando vogliono benevolmente infinocchiarti. Quanti chai bevuti nei bazaar, con gente che voleva vendermi di tutto, ma in contesti sempre amichevoli.
    Devo però dire che non sono mai stata derubata di averi o portafogli o zaini e altro, non solo in India, ma in nessun posto in Asia: invece in Italia – e non a sud, ma a nord – sono stata derubata due volte!!! Una a Ravenna, una a Forlì, città abbastanza tranquille tra l’altro… ma capita, ovunque, e comunque.

    Anch’io non amo molto le foto eccessivamente patinate che vedo ogni tanto in rete, soprattutto quando riguardano l’India che un po’ conosco: quando giravo per Delhi ero sempre sporca, sudata e vestita malaccio, mah! Ma ognuno filtra la realtà come vuole, e il viaggio è anche una grande illusione.

    Scusami se ho invaso il tuo spazio, cara amica mia, ma mi hai stuzzicato… dovremmo fare una serata io e te di racconti e aneddoti indiani 🙂

    E condivido la scelta di essere una viaggiatrice con qualche piacevole momento di assoluta vacanza!

    Bello il tuo post, se non si era capito che mi era piaciuto.
    ps. non rileggo quindi forse ci sarà qualche refuso

    • Sara ha detto:

      Clara, che avventure! E mi piace tantissimo leggerti, sei così autentica. Ne hai tante da raccontare, non vedo l’ora di condividere davanti un caffè o un chai o un bicchiere di vino rosso. 🙂

  5. Le disavventure fanno parte di ogni viaggio ma, col senno di poi, i viaggi più sfigati sono quelli che noi ricordiamo con più piacere.

  6. sheila ha detto:

    nel 2003 ho fatto il cammino di santiago. all’epoca non c’era lo smartphone o la connessione internet eravamo ancora pellegrini genuini. non ti dico le difficoltà che abbiamo avuto essendo partiti a febbraio. tra neve improvvisa diluvi universali vento folle abbiamo percorso tutto il cammino in un mese deperendo come non so cosa visto proprio le fatiche fatte. abbiamo anche incontrato a logrono un vecchio che si spacciava per hospitaliero e che voleva derubarci e chissà cosa ancora per cui si. ci sono sempre lati oscuri nei viaggi. in tutti i viaggi.

    • Sara ha detto:

      Caspita, Sheila! Che avventura! So che il cammino non è semplice e sicuramente, anni fa, era ancora più tosto. La tecnologia ci ha semplificato tantissimo la vita. Grazie per questa tua condivisione, mi piace leggere lati belli e forti dei viaggi.

  7. Simona ha detto:

    Povera Sara quante te ne sono successe! c’è da dire però che questo significa allo stesso tempo che hai viaggiato tanto e hai vissuto appieno. La vita, così come il viaggio, è fatta di belle e brutte esperienze che in un modo o nell’altro ci insegnano sempre qualcosa!

  8. Nicoletta ha detto:

    BRAVA!!! Posso farti un applauso? Tutti quelli che dicono che amano viaggiare ma non sono mai andati al di là del solito villaggio non hanno idea del fatto che il Viaggio sia in realtà anche FATICA, sudore, impegno, e molto molto spirito d’adattamento. Nel mio articolo (posso linkarlo? https://www.viaggiatoripercaso.com/un-viaggio-fai-da-te-10-consigli-pratici/ ) concludo dicendo che se vuoi organizzare un viaggio fai da te, soprattutto, devi essere sempre pronto ad affrontare gli imprevisti. Non te li sto ad elencare, ma ogni viaggio me ne ha portato almeno uno, eppure tutti questi imprevisti sono quelli che racconto più volentieri al ritorno, di solito ridendoci sopra, e quelli che hanno reso il mio bagaglio di viaggiatrice più ricco e… leggero, perchè ora sono sempre più pronta ad affrontarli!

  9. Lost Wanderer ha detto:

    Hai proprio ragione, nessuno racconta mai delle sue brutte esperienze online, un po’ perché non “fa figo”, un po’ perché si tende sempre ad edulcorare le esperienze quando si raccontano, omettendo che il brutto sta in agguato.
    Ammiro il tuo coraggio e la tua voglia di non abbatterti davanti alle prime difficoltà e al tuo istinto di sopravvivenza!

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