Le concerie di Marrakech | Una visita educativa

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Sara Chandana

Macara vagabonda, ama aggirarsi nelle medine arabe, nei templi indiani, nei borghi salentini o sperduti nel mondo a sentimento, collegata con la Terra e il Cuore.

31 Risposte

  1. Francesco ha detto:

    Triste e affascinante. Non conoscevo affatto le concerie, e ammetto che leggerti mi ha messo addosso tanta curiosità ma, per l’appunto, tristezza nel vedere le condizioni disumane in cui si è costretti a lavorare per portare il pane a casa. Deve essere stata un’esperienza intensa. Grazie anche per la condivisione del tizio che pretendeva soldi per la visita.

  2. Cristina ha detto:

    Non sapevo ci fossero in marocco o almeno non avrei mai pensato di poterle visitare, grazie del feedback

  3. Sara Bontempi ha detto:

    Articolo davvero interessante, anche perchè non sapevo nemmeno l’esistenza di queste concerie e ora ho imparato una cosa nuova.

  4. Isabella ha detto:

    Non sono mai stata in Marocco, é triste il modo in cui vivono queste persone. Difficilmente, ci fermiamo a pensare come vengono fabbricare le cose e il sacrificio che c’é dietro.

  5. Claudia Cabrini ha detto:

    Sonó stata più volte a Marrakech ma non ho mai avuto l’opportunità di scoprire le tue tante concerie. Ora finalmente ne so molto di più grazie al tuo articolo! Grazie 🙂

  6. Raffi ha detto:

    Ha aperto uno squarcio su un mondo che non riusciamo nemmeno ad immaginare. Anche io avrei il tuo stesso dilemma: boicottare queste aziende e quindi i prodotti che trovo sul mercato o acquistarli sapendo che danno da mangiare a migliaia di famiglie? ed è lo stesso dilemma davanti al quale mi trovo quando penso all’ILVA di Taranto (scusa se ne parlo qui, ma mi ci hai fatto pensare): sperare che la chiudano e riconvertano la produzione in qualcosa di più sostenibile ecologicamente o sperare che continui a lavorare e che dia da mangiare a decine di migliaia di persone? Non so…

    • Sara Chandana ha detto:

      Riguardo l’Ilva, poi, la situazione sembra – a mio modesto avviso – ancora più complessa per la mole di persone coinvolte. Anche qui nel basso Salento subiamo i veleni dell’Ilva. È comunque difficile dare delle soluzioni rapide.

  7. Nicoletta ha detto:

    Anche noi durante la nostra visita a Marrakech abbiamo scelto di visitare le concerie, e come dici tu l’abbiamo trovata una visita molto istruttiva che ci ha permesso di conoscere meglio la città e il Marocco in generale!

  8. Dani ha detto:

    Quando sono stata a Marrakech non ho visitato le concerie, ma sapevo essere un’esperienza “forte”, sia per gli odori che si sentono, sia per la situazione dei lavoratori. Grazie per il tuo racconto, con cui ho scoperto di più su questa realtà controversa.

  9. Non sapevo della possibilità di visitare le concerie di Marrakesh, sono stata e quelle di Fes ed effettivamente sono molto più coreografiche. Le ho potute ammirare da un balcone e devo dire che l’odore non l’ho trovato così tanto forte. Molto molto interessante vedere tutto il trattamento e davvero assurdo vedere i ragazzi immersi in quei liquidi fino alla vita. Pazzesco e affascinante come tutto in Marocco!

    • Sara Chandana ha detto:

      L’odore non era forte proprio perché eri lontana, ma so che giù è nauseabondo come a Marrakech.
      Purtroppo i diritti umani sono calpestati ovunque nel mondo, noi viaggiatori possiamo almeno portare un po’ di rispetto. A me, per esempio, fa male vedere alcune influencers scattare foto in posa proprio tra quelle vasche. Lo trovo irrispettoso e volgare.

  10. Moira ha detto:

    Che tristezza. Siamo fortunate a vivere in Italia vien da pensare! Sicuramente una visita atipica e molto educativa. Credo che tanti di noi dovrebbero vedere un posto del genere.

  11. silvia terracciano ha detto:

    non avevo mai visto foto originali delle concerie di questi luoghi e ti dirò esprimono tutta la tristezza e la fatica di cui questi luoghi ancora oggi sono pieni.

  12. Non credo che avrei resistito nemmeno un attimo, soprattutto per l’odore nauseabondo. Ma solo al pensiero di vedere delle povere bestiole trasformate in pellame per cinghie e borse ho i brividi. Ammiro molto la tua determinazione.

  13. Claudia ha detto:

    Non sapevo ci fossero anche a Marrakech!!! Peccato, altrimenti sarei andata a vederle il mese scorso quando ero in città!

  14. Fabiana ha detto:

    Ho avuto la stessa impressione: un tanfo incredibile e i poveri lavoratori alla mercé dei turisti – e mi ci metto pure io.

    • Sara Chandana ha detto:

      Cara Fabiana, lo spirito, e l’atteggiamento, con cui visiti i luoghi può fare veramente la differenza. E già rendersene conto, come hai fatto tu, è tanto. Proprio non sono d’accordo quando vedo le fotografie instagrammate tra i vasconi, o alle persone che lavorano come animali nello zoo.

  15. Rossella ha detto:

    Non conoscevo le concerie di Marrakech, ma durante il mio viaggio in Marocco, ho visitato quelle di Fes, altrettanto schockanti: 20 anni fa ero rimasta impressionata dalle condizioni di totale assenza di tutela della sicurezza e della salute dei lavoratori. Nonostante siano passati così tanti anni, vedo che nulla è cambiato, purtroppo.

  16. anna ha detto:

    Ho letto con molto interesse questo articolo. Sono stata a Marrakech e anche noi per strada siamo stati avvicinati da un ragazzo (che parlava italiano) ci voleva accompagnare alle concerie, ma puntualizzava di non essere una guida. Noi andavamo alla Maison de la Photographie in realtà: ci ha detto che era chiusa (abbiamo capito subito che mentiva). Abbiamo deciso di proseguire per la nostra strada. Mi interesserebbe visitare una conceria per capire meglio la cultura, ma non avevo voglia di essere raggirata ne di essere spinta ad acquistare qualcosa che non volevo.

  17. sheila ha detto:

    Una visita alle concerie di Marrakech è obbligatoria e si confermo che è un posto molto suggestivo ma ci vuole fegato io le ho visitate con la sciarpa sul viso per l’odore terribile

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