Viaggiatori patinati o colonizzatori moderni? Quella linea sottile

Sara

Una zingarella vegetariana a spasso per il mondo

19 Risposte

  1. Clara Nubile ha detto:

    Saraaaa! Onoratissima di essere tra le tue ispirazioni “belle”.
    Condivido quello che scrivi in questo post. Io in India, anche quelle rare volte che sono uscita di casa vestita decente (ovvero con qualcosa di nuovo comprato là nei baazar, vestiti rigorosamente indiani, altro che cannottiere e gonne con spacchi!) dopo 5 minuti ero già scompigliata, sporca e sudata. Persino quando andavo ai festival letterari per lavoro, perché nel tragitto tra casa e taxi o risciò o autobus… mi saltavano addosso felici i miei amici cani di strada 😉 Per non parlare di quanto ho sudato a Delhi, e di quanto ero sfatta là se riguardo le vecchie foto. L’India ti si appiccica addosso, ti consuma, ti lascia proprio le orme addosso.
    Credo che ci voglia consapevolezza, anche quando si sceglie di postare foto o post o simili.
    Grazie di nuovo per avermi citata, amica mia.

    • Sara ha detto:

      Delhi = Delirio, lì raggiungo sempre l’apoteosi dell’essere sfatta. 😀
      A volte mi spavento guardando le mie foto indiane e non sto scherzando. Ricordo quando avete salvato quella cagnolina dai corvi, mi colpì molto il gesto.
      Grazie a te mia carissima amica. <3

  2. Manuela ha detto:

    Devo dire che il tuo articolo è stata una bella lettura,è un modo diverso di vedere i viaggi con il solo senso della scoperta…io purtroppo per il momento i miei viaggi sono più vicini,in Italia e più centrati sul relax…

  3. Chidvilas ha detto:

    Non mi sento ne un viaggiatore ne un turista, perchè non mi sento di appartenere in un posto e che sto viaggiando in un altro ne che lo sto visitando.Dovunque sono è casa mia e mi comporto di conseguenza.

  4. M.Claudia ha detto:

    Non sono una grande viaggiatrice, ma quel tipio di persone che tu descrivi così bene le ritrovo anche vicino a me. Persone così interessate ad avere l’aprovazione del mondo da restare vuote per quanto lontano possano andare.

    • Sara ha detto:

      Non sanno cosa si perdono, questo mi viene da dire. Non so quanto valga la pena comportarsi così per una manciata di mi piace in più.

  5. Noemi Bengala ha detto:

    Io come te non ho nulla contro il benessere e i divi ma anche io, come te, sono una di quelle che ama sporcarsi e vivere il posto intriso di odori e suoni locali. Forse si potrebbe pensare ad una via di mezzo anche se ancora non l’ho trovata.

    • Sara ha detto:

      Trovare il giusto equilibrio è, senza dubbio, importante. Un altro metro di misura è la felicità, quella vera, che ti sconvolge l’essere. Io sono tremendamente felice quando perdo l’aspetto composto (quel poco che ho) e, guardando allo specchio, vedo una selvaggia. 🙂

  6. Clara Nubile ha detto:

    A me è successo quasi vent’anni fa, a Bali, dopo due mesi in viaggio selvaggio, mi sono guardata allo specchio… e non lo facevo da settimana. Mi sentivo e mi vedevo così felicemente selvatica e selvaggia 🙂

    • Sara ha detto:

      Mi hai fatto ricordare quando ero in ashram, un posto sperduto nella giungla di Goa. Non avevo uno specchio nella capanna e quindi non mi guardavo mai. 🙂
      Certo, due mesi è un bel record. 🙂

  7. Roberto Forcina ha detto:

    Articolo come sempre…VERO! Viaggiare è qualcosa di esperienziale, si viaggia per conoscere ed immedesimarsi nella vita del luogo che si visita. Ci sono foto e foto… Se vogliamo che un viaggio sia esperienza credo proprio che le foto che facciamo non siano quelle “acchiappa like” bensì quelle che raccontino la realtà vera e che riporti a noi e a gli altri quello che il posto è veramente!

  8. sheila ha detto:

    ciao. Brava! Mi viene solo da dirti BRAVAAAA e farti un applauso.
    Io ho un cognato che ha viaggiato in solitaria per tutto il mondo che si è davvero sporcato in mezzo ai paesi poveri che ha avuto anche problemi di salute ed è stato soccorso nei paesi del terzo mondo, che è andato in Nepal e un tizio è morto sull’autobus per via dell’altitudine, delle poche abitudini igieniche dei luoghi dove l’acqua corrente ancora non c’è. Poche foto testimoniano queste esperienze di vita ma sicuro sono come le tue ricche di un paesaggio modesto e sconvolgente che spesso si tende a celare perché sono meglio luoghi perfetti da instagrammare anziché quelli veri … che invece spuntano ovunque intorno

  9. Simona ha detto:

    Io sono decisamente quella che non fa caso ai vestiti. Quando viaggio mi vesto comoda perché se devo stare attenta a dove metto i piedi, a non incastrami con il vestito, allora mi sembra di perdermi qualcosa del viaggio. A Cuba ad esempio ho fatto tantissime foto. Mi sono accorta solo al ritorno che in meno della metà ci sono io. La maggior parte delle foto mi vede dietro l’obiettivo e se invece io compaio, insieme a me c’è sempre qualche persona incontrata lungo il cammino. Amo le belle foto, questo lo devo dire, ma non sono assolutamente di quelle che riesce a programmare cosa mettere in valigia in base alla foto da scattare. A volte vorrei poterlo essere ma a volte penso che non mi sarei sentita a mio agio e allora meglio così!

  10. Cristiana ha detto:

    Non so, sono d’ accordo solo a metà. Sinceramente credo di non aver mai badato troppo ai turisti. Quando sono in un posto nuovo cerco di scoprirlo e immedesimarmi senza guardare come sono vestiti gli altri. Nei miei viaggi nei paesi in via di sviluppo ho sempre portato abiti semplici. Ma non ci vedo nulla di male ad andare nel deserto con gli shorts di Burberry se uno può permetterseli. Altra cosa sarenne andarci coi tacchi.

    • Sara ha detto:

      Ciao Cristiana, è chiaro che ci vuol sempre equilibrio e buon senso. Non sono gli abiti firmati il problema, se di problema vogliamo parlare. Andare in uno slum di tutto punto, ostentando lusso, però mi sembra uno schiaffo in faccia alla povertà (è solo un esempio) e così per le strade di Delhi o in un tempio. Ci sono altri luoghi, più adatti per le passerelle. 🙂
      Poi, per esempio, anche nei paesi in via di sviluppo ci sono i posti per ricchi, si può andare in quelli. Ci sono realtà molto delicate ed è segno di sensibilità e rispetto essere sobri. Ho un’amica che veste Versace ma lo fa con una semplicità tale, scegliendo capi talmente sobri da essere il massimo della discrezione e dell’eleganza. Non ostenta. Non ne farei una questione di brand ma di ostentazione. Pur non volendo guardare come sono vestiti gli altri, a volte sono gli altri a mettersi in scena e se ti camminano di fronte è impossibile non vederli. Lo stesso vale quando si sovraespongono sui social. 🙂 Ricordo benissimo una volta, in India: stavo camminando con tre altri viaggiatori e dei bambini di strada ci seguivano e prendevano la mano. Loro volevano avere solo il piacere di camminare al nostro fianco e questo li rendeva incredibilmente felice. Delle turiste, molto legate all’apparenza, di quelle che ostentano nei quartieri poveri, però non hanno gradito avere i bambini intorno, palesando un’espressione schifata. Scene del genere urtano la mia sensibilità, poi ditemi pure che sono esagerata. 🙂 Comunque ti ringrazio per aver espresso la tua opinione, avere pareri diversi può far nascere conversazioni costruttive.

  11. Silvia Faenza ha detto:

    Ciao! Molto interessante il tuo articolo, sinceramente non mi infastidiscono coloro che fanno i viaggi un po’ in stile vip, semplicemente mi trovo a non dargli molta attenzione. Amo viaggiare e adattarmi alla situazione, mi piace scoprire la cultura, inoltrarmi negli stili di vita del paese. Non saprei definirmi come viaggiatrice, semplicemente voglio scoprire, andare in giro e respirare l’aria e la vita del luogo in cui vado 🙂

  12. Gabriella ha detto:

    Sai che c’è… personalmente ho sempre evitato viaggi nei luoghi dove la povertà e la sofferenza sono ancora imperanti, non riuscirei a non intristirmi nel vedere la gente per strada morire di stenti o quasi…. che ci vuoi fare… sono troppo sensibile… ho quasi pianto anche in America quando ho visto gli Indiani…… mi son venuti in mente le stragi le sofferenze… dove vivono…..

    • Sara ha detto:

      Ti capisco moltissimo e amo i Nativi Americani, mi sento male solo a pensare al loro genocidio. Però ritengo che molte persone che ho incontrato in India, per esempio, abbiano anche molto da insegnare. Averne conosciuto tante, anche durante il progetto di volontariato a Varanasi, mi ha donato degli insegnamenti che porto con me tutti i giorni. Anche recentemente, quando la mia casa è stata allagata da un alluvione, e ne subisco ancora le conseguenze, ho pensato che comunque avevo un tetto e almeno al mia camera da letto al primo piano si era salvata. Perché quando incontri gente che vive per strada e ti dona comunque un sorriso spontaneo ti rendi conto che noi occidentali ci perdiamo, spesso e volentieri, in problemi futili.

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