Una grande, unica, famiglia umana – quando le migrazioni ne danno conferma

  • I Sorrisi di Varanasi
    Credit Matteo Benegiamo

Se c’è una cosa che consiglio sempre a chi conosco, e anche non conosco, è viaggiare. Acquistare quel biglietto verso la meta dei sogni, o cogliere quell’offerta al volo di una compagnia low cost. Prendere uno zaino e partire, esplorare, inzupparsi nelle atmosfere di un luogo fino al collo. Almeno una volta nella vita si deve fare un viaggio importante, gettando le vesti da turista ed essere viaggiatori.

Non ho visitato 50 paesi in pochi anni ma viaggio da quando ero bambina. I miei genitori erano giovanissimi e mi portavano sempre con loro in giro per l’Italia, a loro non pesava, erano contenti. Così ho ricordi ovattati di hippies ad Assisi, ragazzi tedeschi che mi regalavano mele, rosse come le mie guance e i capelli, cerchi nelle piazze, canzoni sotto le stelle, concerti all’aria aperta.

A 10 anni partivo per il camposcuola in Trentino da sola, senza conoscere nessuno, e mi chiedevo perché mia mamma fosse così in ansia. A 12 viaggiavo in treno da sola da Lecce a Pesaro per raggiungere gli zii e chiacchieravo amabilmente con la gente che incontravo nei vagoni senza mai sentirmi in pericolo che comunque ho sempre fiutato bene.

Poi sono arrivati gli scouts, è arrivata Dublino. Avevo 17 anni e mia zia decise di portarmi con la sua famiglia e le nipoti di suo marito, più giovani di me di qualche anno. Lei aveva una camera con lo zio e il figlio, noi tre eravamo insieme in un’altra stanza. Dopo un giorno insieme ci disse di uscire da sole, altrimenti non avremmo praticato l’inglese e non saremmo state indipendenti.

Fu una bellissima avventura e acquistammo molta fiducia in noi stesse. Con gli zii ci vedevamo per i pasti, o fare un giretto ogni tanto.

Poi arrivarono Londra, altre capitali europee, paesini sperduti e il mondo fuori dall’Europa. La mia amata India e, in questo periodo il Marocco. Da non escludere i viaggi interiori grazie alla meditazione, via universale per conoscere chi siamo veramente.

Credit Matteo Benegiamo

E chissà se la mamma era consapevole, allora, di avermi dato il nome di una santa zingara, protettrice dei viaggiatori e, come dice Piero Pelù, che si è fatto tatuare il suo nome sulle braccia:

Viva Santa Sarah la nera, la piccola, la discriminata, che protegge i viaggiatori, gli emarginati, i rifiutati, i non riconosciuti.

Ma questo non è un post su Santa Sarah la Nera, o la Kali, questo è uno spazio che parla di un’unica famiglia umana e di come il viaggio sia un veicolo per sperimentare questa verità. Ed è anche un messaggio, non il solo, che cerco di far passare spesso nel blog.

Credit Matteo Benegiamo


Quando qualcuno, ormai più di qualcuno, dice che viaggiare apre la mente, abbatte le differenze, cambia profondamente afferma qualcosa in cui è inevitabile riconoscersi se hai viaggiato per conoscere e non solo per vedere.

Non che ci sia nulla di male a fare turismo e visitare le attrazioni che un luogo offre (meglio se il turismo è responsabile) ma immergersi senza fretta in un paese, concedersi il lusso di entrare nelle botteghe e nei locali frequentati dagli abitanti, scambiare 4 chiacchiere, accettare un invito a cena (con tutte le precauzioni del caso), indossare abiti tipici, o simili, rispettare i codici è importante. Concedersi tempo, fare spazio, è il più bel dono che possiamo farci e non ha prezzo.

Chi dice di non essere contro l’integrazione ma, in viaggio come nella vita, si trova a fare tutto il contrario, in nome di una libertà superficiale, sta perdendo qualcosa di forte, enorme. A quel punto meglio andare in un villaggio turistico e farsi un bagno in piscina. Non sono una brava ragazza, non mi interessa esserlo, voglio essere una persona autentica e dico quello che noto, sganciandomi da ciò che non risuona in me.

Credit Matteo Benegiamo

E chi parla di un altro popolo come loro e noi sta perdendo di vista che siamo un’unica famiglia umana. Il fatto che qualcuno si sia messo a tavolino a disegnare dei confini con un pennarello su quel pezzo di carta che a noi viaggiatori e viaggiatrici piace tanto, atto psicomagico molto forte, non deve suggestionarci al punto tale da credere che questi confini esistano anche nei nostri cuori.

Siamo esseri umani. I vestiti, i cibi, le tradizioni, le religioni possono essere diverse ma c’è un linguaggio universale che ci unisce: ridiamo, sorridiamo e piangiamo nello stesso modo, esattamente come si fa in una famiglia.

Trovo affascinante studiare le migrazioni. Aiuta a rendersi conto che, nel corso, del tempo, come esseri umani ci siamo sempre spostati e mischiati tra noi, mescolando sangue, lacrime, amore, tradizioni.

Basterà guardare un documentario come Latcho Drom di Tony Gatlif, per averne un esempio. In Latcho Drom, che significa buon viaggio, è narrato il percorso del popolo rom che, dal 1000 al 1900 circa, ha viaggiato dall’India, Rajasthan, alla Spagna contaminando e lasciandosi contaminare e questo è impresso nella musica che si è trasformata fino a diventare flamenco. Lo sapevi? 🙂

Credit Matteo Benegiamo

Questo è solo uno dei numerosi esempi di contaminazioni che si rendono parte di una famiglia mondiale e, perché no, universale. Devo ringraziare il Marocco, terra che avevo deciso di boicottare anni fa, e che mi ha dato uno schiaffo enorme in questo senso. Fa bene essere contraddittori ogni tanto, e rivedere convinzioni che non ci fanno andare da nessuna parte e che sono paletti per non muoverci dalla zona di comfort.

E i numeri che utilizziamo? Sono cifre arabe, evoluzione dei numeri brahmi dell’India. È grazie ad astronomi arabi che sono giunti a noi. E, viaggiando, ho notato che cibi in luoghi totalmente lontani tra loro, e apparentemente diversi, si somigliano tantissimo. Un’altra traccia delle migrazioni.

Per questi, e oceani ancora di motivi, dire noi e loro con disprezzo non ha senso e noi e loro può essere semplicemente Noi. Siamo un’unica famiglia umana e le tue differenze possono arricchirmi. Libertà è anche abbandonare la tensione, e la necessità, di convincere l’altro a fare ciò che sentiamo giusto, che si tratti di religione, alimentazione, filosofia di vita o altro. Il giusto, se vogliamo metterla in questi termini, è quel punto neutro, puro e bellissimo dove possiamo incontrarci e nutrirci a vicenda. Possibilmente lasciando le scarpe sulla soglia. 

Credit Lisselotte Alvarez

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Fuori, oltre ciò che è giusto o ingiusto,  esiste un campo immenso. Incontriamoci lì. Rumi.

… Latcho drom!

xxx

Sara Chandana

 

Sara Chandana

Macara vagabonda, ama aggirarsi nelle medine arabe, nei templi indiani, nei borghi salentini o sperduti nel mondo a sentimento, collegata con la Terra e il Cuore.

14 Risposte

  1. rossella kohler ha detto:

    Sono completamente d’accordo con quanto dici. Viaggiare è un bisogno irrinunciabile dell’umanità, ma è anche il modo per conoscere altre culture, per non aver paura del diverso, per comprendere di appartenere alla famiglia umana, tutti insieme per costruire la nostra storia, senza muri, confini e divisioni. E anche per capire il valore dell’accoglienza e della solidarietà.

  2. Raffi ha detto:

    I confini sono casa, ma sono anche dei limiti da superare per diventare migliori. Bisogna essere in grado di accogliere chi arriva superando i confini: perchè oltre ad essere un viaggio fisico è anche un viaggio mentale e umano. Solo incontrandoci diventiamo migliori.

  3. Noemi ha detto:

    Ormai lo sai bene che condivido i tuoi pensieri quasi fossero i miei. Io, figurati, non capisco nemmeno perchè ci siano confini tra gli stati. Nella natura non ci sono. È tutto un unicum, compresi gli oceani.

    • Sara ha detto:

      Siamo in sintonia, non ci sono dubbi. 🙂
      Nemmeno io comprendo il perché di confini e passaporti. Fosse solo per una questione organizzativa ok ma le persone se li tatuano nel cervello, creando barriere, di questo mi dispiace.

  4. Clara Nubile ha detto:

    Questo post è denso, di significati riflessioni suggestioni piccole grande verità. Senza confini dovremmo avvicinarci gli uni agli altri, nell’amore delle culture, perché siamo tutti uguali, e non è banale retorica. Viaggiando s’impara a riconoscersi, non solo come umani, ma come universali. Scusami, Sara, vorrei dire tante cose ma il tuo post basta forse a racchiudere tutti questi pensieri miei confusi. Grazie!

  5. C’è una grande differenza tra turista e viaggiatore. Io mi sono sempre considerata una viaggiatrice, attenta non soltanto ai luoghi e colori ma soprattutto ai volti che raccontano, custodiscono e tramandano storie. Questo è il senso profondo del viaggio e non importa che sia in un luogo vicino o lontano.
    Maria Domenica

  6. Simona ha detto:

    In questo periodo cosi’ umanamente triste, leggerti e’ una boccata d’aria pura. Condivido pienamente il tuo pensiero e non riesco davvero a capire come ancora oggi si possa ancora parlare di noi e loro, si possa essere cosi’ apertamente e sfrontatamente cattivi nei riguardi del genere umano. Siamo tutti esseri umani e forse se ci comportassimo come tali vivremmo in un mondo migliore!

    • Sara ha detto:

      Meno male, non vorrei mai appesantire le persone. Sono argomenti che ho sempre sentito vicini e, adesso, mi toccano sempre più. E leggere commenti come il tuo mi permette di sentirmi meno sola. <3

  7. Martina ha detto:

    Condivido in pieno il tuo pensiero! Questo é il motivo per cui viaggio, vedere luoghi nuovi é sicuramente bellissimo, ma scoprire gli animi, le storie e la cultura dei popoli é qualcosa che arricchisce e che fa cadere ogni barriera e ogni pregiudizio. Quindi grazie per questa bellissima riflessione ❤️

  8. Valentina ha detto:

    Anche a me piace viaggiare, sopratutto paesi lontani. I tuoi pensieri e i tuoi discorsi sono fantastici e bellissimi. Purtroppo però esistono anche le mele marce, chi vive di espedienti, e tutto quello che si vede abitando in una grande città. Io cerco di essere positiva, di essere aperta, ma non è facile. Anche a me piace arricchirmi con le esperienze e la cultura degli altri paesi, ma non riesco a dare molta confidenza al prossimo.

  9. Bellissimo il tuo post, mi sono letteralmente immersa nelle tue parole. E’ cosi che voglio crescere mia figlia, come una piccola nomade. E siamo già ad un buon punto. Viaggiando ha imparato a capire le lingue, a non fare differenze di colori e religioni, a condividere, a relazionarsi. Sorridiamo,e continueremo a sorridere.. perché siamo un unica grande famiglia.

  10. Valeria ha detto:

    Un post intenso e magico. Condivido l’interesse per le migrazioni, questi intrecci millenari, a volte confusi e sicuramente esplosivi. Ho semrpe sperato che l’aumento delle persone che viaggiano (e che quindi possono avvicinarsi a realtà e culture differenti) contribuisse a diffondere messaggi simile a quello del tuo post (siamo una unica grande famiglia), ma mi accorgo che purtroppo non è sempre vero. Un saluto

    • Sara Chandana ha detto:

      Ciao Valeria, hai ragione ma noi viaggiatrici, e viaggiatori, più sensibili a questi temi, possiamo fare la nostra particina. E magari questo risveglierà, in qualche modo, quel seme sopito nell’animo di chi, per paura, non tende la mano al diverso. Un abbraccio.

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