Viaggio in Siria, in punta di piedi | I racconti di Annalisa

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    Edificio distrutto, a pochi metri di distanza un hotel
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E, se siamo sotto lo stesso cielo, non sarò mai troppo distante per non sentire il tuo dolore

Oggi parliamo di un viaggio diverso dagli altri che finora sono stati raccontati su drinkfromlife, nonostante il filo conduttore sia lo stesso: i viaggi consapevoli. A tratti, questo viaggio in Siria, è un pugno nello stomaco, ma racconta anche di bellezza, del riscatto della vita sulla morte, di una fortissima voglia di ricostruzione.

A prenderci gentilmente per mano ed accompagnarci, quindi, in Siria, con estrema delicatezza e generosità nel raccontare e condividere, c’è la viaggiatrice Annalisa Oldino, di Torino.

Condividiamo con voi la nostra chiacchierata.

Buona lettura!

Ciao Annalisa, benvenuta su drinkfromlife. È un onore averti qui e conoscere il tuo viaggio in Siria. Per iniziare, raccontaci qualcosa di te, del tuo modo di viaggiare per introdurti alle lettrici e ai lettori del blog

Circa due anni e mezzo fa l’azienda per cui lavoro ha diminuito di molto l’impegno lavorativo. Assorbito l’inevitabile colpo ho sfruttato il tempo a disposizione per viaggiare. E la scelta è ricaduta su paesi poco turistici e con storie notevoli. Pakistan, Kuwait, Libano, Palestina, Kurdistan iracheno e quasi tutti gli stati dell’ex Unione Sovietica.

Per quanto possibile, mi piace affrontare viaggi in solitaria e solo quando sono obbligata (altrimenti non posso ricevere il visto dall’ambasciata di turno) devo ripiegare sui viaggi con una guida. Come in Corea del Nord, Pakistan e Siria.

L’Iran non necessitava di accompagnatore ma solo di indossare il velo e avere gambe e braccia coperte. Qual è il problema? Nessuno! E sono partita organizzando il viaggio giorno per giorno, senza un biglietto aereo e muovendomi via terra nel Paese (no taxi, sì mezzi pubblici locali), con ingresso dell’Armenia e uscita dalla Turchia.

Via terra, non capisco. Non hai preso l’aereo per andare?

Sono andata in Georgia con l’aereo, in Armenia via terra, in Iran via terra; ritorno via terra dall’Iran fino a Istanbul e da lì aereo per l’Italia.

Tutti gli spostamenti interni via terra.

Grazie per le informazioni e scusa per l’interruzione. Continua pure

Ho anche fatto viaggi di “fatica”: il campo base dell’Everest dal lato nepalese e la Via degli Dei, un trekking su e giù per l’Appennino da Bologna a Firenze.

Cosa ti piace del viaggio?

Mi piace viaggiare e conoscere culture, lingue, tradizioni, religioni, cibi diversi. Vedere gli sguardi delle persone non ha prezzo, così come cercare di dialogare, seppur a gesti.

L’idea che noi occidentali abbiamo di tante (troppe) popolazioni è viziata da preconcetti e da ciò che ci viene propinato: ad esempio gli iraniani sono quanto di più caloroso e accogliente io abbia mai conosciuto.

I sorrisi, le foto insieme, alcune volte lo scambio di email o contatti vari ti danno il peso dell’essenza vera del viaggio: scoperta e conoscenza reciproca dell’altro.

Bellissimo. Questa è anche la mia filosofia di viaggio. Annullare le differenze e incontrarsi, creare ponti. E adesso ci racconti i tuoi viaggi? Partiamo dall’organizzazione

In Iran sono partita solo con il biglietto di andata, il ritorno lo ha comprato mio fratello mentre ero ad Istanbul, quindi con un giorno di anticipo.

E avevo prenotato solo la prima notte in Georgia, tutto il resto deciso sul posto. Ho sempre dormito in posti decenti e ogni mattina decidevo se fermarmi ancora o se spostarmi.

Quando mi spostavo verso un’altra città chiedevo alla reception dell’albergo in Iran di consigliarmi un albergo nella città successiva e poi chiedevo di prenotare una camera.

Solo in Iran ho dormito in un albergo; in Georgia, Armenia e Turchia ostelli o infimi alberghi!

Invece in Siria?

Sono andata a Beirut, Libano, in aereo, e poi in taxi condiviso fino a Damasco. Lí ho incontrato la guida donna, Sawsan. In particolare, alla frontiera tra Libano e Siria avevo dovuto indicare il nome della guida e pagare 69 dollari. Ho viaggiato 5 giorni in tutto e sono sempre stata accompagnata. Mi hanno detto che i tempi per ottenere il permesso per visitare Palmira (sito archeologico importante) sarebbe stati troppo lunghi – ho visto Damasco, Aleppo (dove non erano necessari permessi particolari) Homs, Tartus, il Krak des Chevaliers e Maalula.

Viaggiato in auto. Avevo contattato l’agenzia di viaggio siriana prima di partire. E poi sono uscita via Siria sempre via terra verso la Giordania.

Forte. Come è nato questo viaggio, come ti è venuta l’idea?

Ne avevo sentito parlare come di una terra bellissima… E mi sono informata sulla sicurezza, ovviamente. Quando sono stata rassicurata ho cercato di organizzare un viaggio.

Avevo visto anche una mostra vicino casa mia su Aleppo e la sua cittadella… E ne ero rimasta affascinata. E poi: mi piacciono i luoghi con storie importanti e travagliate.

Ti sei mai sentita in pericolo, durante i tuoi viaggi?

In Siria mai. Nemmeno negli altri luoghi.

Com’era la situazione? Noi qui conosciamo solo le notizie che diffondono i mass media

I centri storici di Aleppo e Homs sono totalmente distrutti. Tutta la periferia di Damasco è un cumulo di macerie, ma la vita va avanti. So che può sembrare strano ma pensa a chi ha vissuto 7 anni di guerra.

Cosa vuoi prima di tutto? Una quotidianità. La “normalità”. E quindi ad agosto a Damasco il centro era pieno di gente per strada. Locali pieni. Io non so come fosse prima. Ho visto le foto ma non l’ho visto con i miei occhi.

Aleppo: sul retro la cittadelle, teatro di sangue, e davanti il carretto dei dolci

Sembra quasi incredibile

Però ad agosto – contestualizzate ciò che scrivo – le persone erano per strada, gelato, shisha (narghilè). E attorno le rovine: rovine ovunque.

Homs

Sapere questo fa tirare un sospiro di sollievo, anche se solo per un attimo, da un lato. C’erano forze armate in giro?

Inutile dirti che moltissimi sono stati i morti, i profughi. Che le case sono distrutte e ci vorranno tanti anni prima che si torni al … “prima”.

L’altro giorno, quando è cominciato l’attacco ai curdi, ho scritto alla mia guida. Tantissimi, ma proprio infiniti, sono stati i posti di blocco tra le varie città. Ma anche ogni 15-20 chilometri. Con relativo allungamento dei tempi. Le strade sono a posto, ma le case…

C’erano ancora – ad agosto – zone controllate dai terroristi. Infatti per arrivare ad Aleppo abbiamo fatto un giro molto largo per evitare le zone pericolose.

Aleppo

La foto di Assad è ovunque. È molto amato.

I curdi sono visti come una minoranza che non ha diritto all’indipendenza perché sono siriani e basta.

Ci sono entrambi i lati della medaglia: la distruzione e la volontà di ricominciare a vivere.

Addio al celibato sul tetto dell’albergo

Grazie, è molto interessante e toccante ascoltarti

Ho cercato di condividere il viaggio in alcuni gruppi facebook, ma mi hanno detto che ho sfruttato un popolo ferito. Che sono una turista viziata, annoiata, in cerca di forti emozioni.

In che senso avresti sfruttato? Non capisco

Facendo le foto. Invece, ho sempre chiesto il permesso prima di scattare le foto. E quando chiedevo di farle non ho mai ricevuto divieti o rifiuti.

Piuttosto, con la mia permanenza ho aiutato un popolo a ripartire.

(Penso, leggendo Annalisa, alla favola africana -la mia preferita – del colibrì che cerca di spegnere un enorme incendio nella foresta, goccia dopo goccia, facendo la sua parte. NdR)

Ad Aleppo c’era la scritta a caratteri cubitali che c’è in molte città. Mi è venuta da piangere a vederla.

Aleppo

Certo, il tuo non sembra affatto dark tourism. Anzi, traspare molto rispetto da parte tua. Sei entrata davvero in punta di piedi. E dove alloggiavi e mangiavi?

Negli alberghi. Mangiavo cibo buono. Tanta carne e verdura a prezzi bassi.

Annalisa con l’autista ( in camicia nera), un compagno di viaggio britannico (avevano prenotato nello stesso periodo, pur non conoscendosi) e la guida

Alberghi normali? Te lo chiedo perché da qui, in Italia, abbiamo la concezione di un paese totalmente distrutto e potrebbe sembrare strano

E invece. Ti ripeto, però, e vorrei fosse chiaro che non sto negando la TRAGEDIA. Anzi. Ma allo stesso tempo la guerra (civile, adesso la situazione è cambiata nuovamente, basti leggere le notizie che riguardano il popolo curdo NdR) è finita un anno e mezzo fa. E quindi gli alberghi sono stati sistemati.

Annalisa, la guida ed una professionista che si è occupata del restauro dopo i danni della guerra. Davanti ad uno degli ultimi edifici ricostruiti ad Homs

La guida ha raccontato che, pochi mesi prima del mio arrivo, la situazione era ben diversa e, nello stesso giro, aveva paura ad uscire. Buio, nessuno per strada. Circa un anno fa rispetto ad oggi.

Quindi, nonostante la tragedia, c’è una voglia di ricostruzione forte

Si. E soprattutto le attività commerciali. Ad esempio, ad Aleppo, in un albergo da mille ed una notte, ho scambiato qualche parola con una cooperante italiana. Anche lei mi ha detto che ai suoi parenti manda le foto di ciò che c’è ancora di buono.

E che – assurdo a pensarsi – lei va spesso in piscina. E poi ha aggiunto – ecco l’altro lato – che si sentono i colpi dei bombardamenti a pochi chilometri.

E mi ha chiesto se anche io li avessi sentiti. Perché i terroristi a nord erano ancora vivi. Vivi ciòè attivi. Sai, a noi sembra strano che si possa andare in piscina e che a pochi chilometri ci siano i bombardamenti, eppure è così.

Tu li ha sentiti?

No.

Si, è vero. Fa strano

Ma lei era lì da mesi. Io ad Aleppo sono rimasta un giorno. Abbiamo idea che con la guerra tutto si fermi e che tutto il paese sia direttamente coinvolto.

Ma c’è stato il periodo di Aleppo, Homs, Damasco, e adesso ancora il nord. Una cosa banale: mia mamma è nata alla fine della seconda guerra mondiale. Ed ho pensato che per i miei nonni la vita è andata comunque avanti.

Tanto da mettere al mondo un’altra figlia. L’idea che si fermi tutto è sbagliata. Purtroppo, o per fortuna, la vita va avanti.

La vita vince sempre. E come ti sei vestita in viaggio?

Come vedi dalle foto non ho mai indossato il velo. Solo in moschea. E poi magliette e pantaloni corti. Nulla di osè, ma neanche particolarmente castigata.

Foto ricordo di Annalisa e la sua guida siriana al Crak dei Cavalieri, in arabo Ḥisn al-Akrād ossia Fortezza dei Curdi. Il castello si trova a metà strada tra Aleppo e Damasco

E, durante il viaggio in Siria, la gente risultava tranquilla davanti al tuo abbigliamento?

Tranquillissima. Considera che la Siria aveva tanti turisti prima della guerra. Come la Giordania, adesso, se non di più. La ragazza cooperante ad Aleppo mi ha raccontato che, prima della guerra ad Amman, Giordania, facevano il sabato sera a Damasco.

Perché in Siria erano, e sono, molto più aperti.

Un mondo che, spero per loro, torni al più presto.

Lo spero tanto anche io, Annalisa. Ti ringrazio per la preziosa testimonianza. Attraverso il tuo viaggio in Siria sei entrata in una dimensione delicata con molta umiltà ed in punta di piedi. Con estremo rispetto (quello che non ha avuto chi ti ha insultata)

Nei luoghi dipende con quali occhi vai… Se fai i selfie nei luoghi di dolore…

Sono d’accordo. Non sopporto il dark tourism. Le foto in posa da modelli, magari in abiti succinti, in luoghi di dolore, o difficili, così come nei luoghi sacri

Sai che c’è un viaggiatore – giornalista – non so come definirlo, che va nei luoghi di guerra da solo e fa dei reportage splendidi. Si chiama Angelo Bonnot Calianno.

È stato in Afghanistan e ha visto gli ospedali dove costruiscono e mettono le protesi ai mutilati di guerra. È stato in Iraq.

Guardo adesso. La sua galleria instagram è pazzesca. Dovrebbero seguirlo in tanti.

Per noi l’Afghanistan è pericoloso. Lui è andato e ha conosciuto le persone con le protesi. Gli avevo scritto dopo un post sull’Afghanistan… Non ti dico i commenti del gruppo facebook: “Ma perché non andate a Rimini?”, “Poi non vi lamentate se vi rapiscono”, “Io non pago il riscatto”, “Avete solo voglia di adrenalina, andate in Paesi più tranqulli”.

E ovviamente lui era andato in Afghanistan NON da sprovveduto e non come turista. Le persone commentano senza conoscere.

Vero ma è importante diffondere determinati messaggi. Se persone come voi non andassero, con coscienza, in determinati posti non conosceremmo un altro lato della medaglia. Attraverso il tuo viaggio in Siria, per esempio, sono a conoscenza di informazioni che prima non avevo

Far conoscere. Raccontare il proprio punto di vista. Che non vuol dire avere la verità in tasca ma raccontare la propria esperienza. Questo è un tassellino in più a ciò che la tv ci propina.

Grazie di cuore Annalisa per questa conversazione, e le fotografie, riguardo il tuo viaggio in Siria. E per averci donato un punto di vista differente. E buoni viaggi consapevoli.Continua a condividere!

Mi fido di te e dei tuoi lettori.

Se anche tu hai una storia di un viaggio consapevole da raccontare scrivi a drinkfromlife@gmail.com

Alla prossima puntata con dinkfromlife!

xxx

Sara Chandana

ps: potrebbe anche interessarti il post su Belgrado

















Sara Chandana

Macara vagabonda, ama aggirarsi nelle medine arabe, nei templi indiani, nei borghi salentini o sperduti nel mondo a sentimento, collegata con la Terra e il Cuore.

46 Risposte

  1. Silvia ha detto:

    Grazie Annalisa e drink from life

  2. Veronica ha detto:

    Una storia, un viaggio che mi hanno toccato il cuore e l’anima. Come hai detto anche tu, spesso noi abbiamo solo notizie dei mass media che ci propinano quello che vogliono; il lato piú oscuro e distrutto di un paese. Dipingono tutto di nero e ci soffermiamo solo su quello, non capendo che la vita va avanti per chi le guerre e le distruzioni le ha dovute affrontare sulla propria pelle.
    Grazie mille Sara per avermi fatto conoscere Annalisa e il suo modo di viaggiare in questa bellissima intervista.

  3. Sara Bontempi ha detto:

    Complimenti a te per la bella intervista e tanto coraggio ad Annalisa, voglia di conoscere e capire alcuni luoghi del mondo che non vengono mai menzionati tra i tanti viaggi.
    Bellissimo articolo!

  4. Giovy Malfiori ha detto:

    Credo sia sempre difficile fare un viaggio in una zona di guerra: questo è il motivo che mi tiene distante da molti luoghi che, prima o poi, spero di poter vedere.

    • Sara Chandana ha detto:

      Anch’io, al momento, non sento di scegliere personalmente queste destinazioni, per via delle situazioni delicate che ci sono. Come dicevo in un altro commento è una sorta di chiamata, almeno così appare ai miei occhi.

  5. Francesco ha detto:

    Grazie per la preziosa testimonianza. È sempre interessante leggere il parere di una persona estranea alla “massa” giornalistica o altro che, per forza di cose, veicolano il tutto a loro piacimento. Il tuo è un bellissimo punto di vista che mi ha colpito sopratutto per la delicatezza e il rispetto nei loro confronti, senza volerli sfruttare ma semplicemente raccontandoli attraverso la verità. Bravissima.

  6. Carola ha detto:

    Sei molto coraggiosa, complimenti, per me si tratta di luoghi di guerra e ammiro la tua scelta. Grazie per averci fatto vedere anche la vitalità presente e una sorta di normalità. Mi hai colpito molto.

  7. Claudia e Mattia ha detto:

    Credo sia molto impegnativo fare viaggi in zone di guerra, io non so se avrei mai il coraggio di farlo. Sono troppo fifona!

  8. Raffi ha detto:

    Mentre leggevo mi chiedevo cosa spinge una persona a decidere di fare un viaggio in questi luoghi. Forse devo leggere la sua guida. Ho molti amici giornalisti che sono stati inviati di guerra e loro so perchè lo fanno. Ma sinceramente non riesco a incasellare questi viaggi in solitaria. Forse la parola chiave è “rispetto”. Ma devo rifletterci.

    • Sara Chandana ha detto:

      Ciao Raffi,
      quale guida intendi?
      Il rispetto c’è sicuramente.
      Il principio è simile a quello dei giornalisti. Sotto sotto è una chiamata, qualcosa che a livello razionale si può spiegare, e comprendere, solo fino ad un certo punto. Anche la voglia di conoscere la realtà senza filtri esterni.

  9. Rossella ha detto:

    A volte è vero, i luoghi ci chiamano: non siamo noi a scegliere loro ma il contrario. Forse per aiutare noi o comunicarci qualcosa in un momento particolare della nostra vita, forse per essere loro aiutato a farsi conoscere per quello che sono. Grazie per questo tuo articolo, un flusso di coscienza delle tue emozioni, sensazioni e ricordi.

  10. Simona ha detto:

    Un’intervista davvero potente, raggiunge ogni centimetro del corpo e fa venire i brividi. Credo che queste testimonianze siano davvero importanti a farci capire realmente la situazione della Siria. Devo ammettere che non credo sia stato facile visitare zone di guerra come la Siria. Io non so se sarei riuscita nonostante la voglia di andare sia davvero tanta.

    • Sara Chandana ha detto:

      Abbraccio le tue parole, una ad una, cara Simona.
      Guardo con ammirazione verso chi intraprende viaggi simili, ma al tempo stesso opto verso altre destinazioni. Tuttavia trovo importante ascoltare le testimonianze, parlarne e condividere.

  11. Sara Alessandrini ha detto:

    Una bellissima testimonianza a tratti emozionante direi. Non so se riuscirei ad organizzare un viaggio in Siria in questo momento. Ma apprezzo queste persone che sono in grado di superare i propri limiti. Ho visitato Monstar in Bosnia parecchi anni fa dopo la guerra e mi sono sentita un vuoto dentro.

  12. Ho letto con attenzione l’intervista ad Annalisa e sono rimasta colpita oltre che dai suoi viaggi, dal suo profondo rispetto per i luoghi ma soprattutto per le persone. Mi è apparsa come una viaggiatrice discreta ed un’osservatrice attenta.
    Maria Domenica

  13. Valentina ha detto:

    Che dire? Sei molto coraggiosa un coraggio che non avrò mai. Io avrei paura ad uscire in un luogo pieno di macerie. Ci sono cose che non riesco comunque a capire. Perché viaggiare via terra? E poi non hai mai avuto paura? Soprattutto non pesi come l,’iran dove le donne sono di serie B. Io non sarei andata in un paese che pochi mesi fa ha condannato un’avvocatessa attivista civile per difendere i diritti delle donne a 38 anni di prigione. Per difendere le donne 38 anni di galera e 148 frustate. Io mi sentivo inquieta ad Istanbul quando passavo nella zona islamica, non oso pensare qui. Ti ammiro ma non lo farei mai.

  14. Shave Ice ha detto:

    È stato bellissimo leggere questa intervista. Questo viaggio in Siria deve essere stato incredibile, così ricco di emozioni contrastanti. Credo per partire per un viaggio così ci voglia anche una buona dose di coraggio. Io sinceramente avrei scelto un’altra meta, avrei avuto troppo paura dato che i bombardamenti in alcune zone sono ancora presenti.

  15. Sara ha detto:

    Quest’intervista mi ha riempito il cuore, Annalisa è una persona pazzesca!
    Ha avuto tantissimo coraggio e la trovo grandiosa.
    Io non so se riuscirei a far ciò che ha fatto lei ma l’ammiro tantissimo.

  16. Non posso che farti i miei complimenti per la scelta di un viaggio così coraggioso e per la forza con cui hai affrontato le difficoltà di questo Paese. Brava!

  17. sabrina ha detto:

    per chi viaggia, un luogo come la Siria odierna è di certo un veicolo di emozioni e consapevolezza, più che elemento di attrattiva turistica. Proprio il senso dis confitta davanti agli occhi e il senso di rivalsa e la speranza di rinascita che non si vede ma si sente è ciò che fa la differenza

    • Sara Chandana ha detto:

      Si, certamente non si va in Siria per turismo, o per rilassarsi. Purtroppo non tutti lo capiscono questo e Annalisa, su facebook, è stata duramente attaccata.
      Questa speranza di rinascita, quasi invisibile, è struggente

  18. Gaia Putzolu ha detto:

    Come ti dicevo anche su instagram, per me un viaggio bellissimo e generoso… Complimenti per il coraggio, il popolo ringrazia sicuramente!

  19. MARTINA BRESSAN ha detto:

    Bellissima intervista, e spero che tu possa replicare intervistando Annalisa affinchè ci racconti anche degli altri viaggi che ha fatto in paesi come Iran, e Georgia.
    Leggere le sue parole, mi ha messo coraggio, io vorrei fare dei viaggi da sola, ma ho paura.
    Sono convinta che Annalisa, sia un vera viaggiatrice, una donna che con testa viaggia per conoscere e cercare di costruire ponti tra le diverse culture, e aiutare ad abbattere preconcetti.

    • Sara Chandana ha detto:

      Ciao Martina, sicuramente Annalisa tornerà a raccontarci le sue avventure. 🙂
      Magari puoi iniziare a viaggiare da sola in posti tranquilli, vedrai che troverai il coraggio. A fine settembre sono andata sola a Marrakech per la prima volta. Ho superato la paura ed il viaggio mi ha fatto dei doni bellissimi. Tanto che, alla fine, le giornate in solitaria sono state veramente poche. Anzi, vedrai che ci prenderai gusto!

  20. Silvia Faenza ha detto:

    Un’intervista che mi ha lasciato davvero senza fiato, non riuscivo a smettere di leggere. Sono convinta che davvero la vita debba vincere su tutto e ignorare queste zone di certo non cambia le cose. Avere la possibilità di fare un viaggio in queste zone stupende, colpite purtroppo dalla guerra, penso regali qualcosa a livello umano e si conoscenza che bisognerebbe cercare in ogni viaggio.

  21. Andrea Lo Manio ha detto:

    Coraggiosa e hai raccontato la verità, un popolo deve ricominciare a vivere e anche sopravvivvere alaee atrocità di una guerra che non si sa perchè si combatte

  22. Silvia ha detto:

    Una storia davvero emozionante, ammiro molto la forza di volontà di questa donna. E mi infastidisce moltissimo leggere dei commenti che riceve su internet… La gente non sa proprio contro chi e cosa buttare fango, senza capire…

  23. anna ha detto:

    ho letto con molto interesse il tuo articolo, e mi sono commossa. Commossa perchè quanto sarebbe bello se non ci fossero guerre, violenze e quant’alto …… distruzione completa di tutto ciò che è storia, arte, VITA…….

  24. Maria Claudia Pirani ha detto:

    Un bellissimo racconto, molto toccante che fa riflettere. Che parla di un popolo che deve ricominciare a vivere

  25. Isabella ha detto:

    Un racconto veramente toccante, di una città che si sta lentamente riprendendo e ripartendo. Non credo che avrei il coraggio di andarci ma ho amato leggere il tuo racconto

  26. Fabiana Palmieri ha detto:

    Ho letto fino all’ultima parola: coinvolgente, a tratti strano e controverso, ma dalle parole di Annalisa traspare coraggio e amore per la normalità. Una Viaggiatrice con l V maiuscola, con occhi per vedere e gambe per andare.

  27. francesca ha detto:

    un racconto davvero affascinante e ricco di spunti

  28. Julia ha detto:

    È stato molto bello leggere il racconto di Annalisa, un viaggio che ha portato molto ma adatto ancora a poche persone, non porterei la mia famiglia ora. Mi ha molto stupito la scritta ad Aleppo

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