Coronavirus e razzismo | La discriminazione è il male

  • macau-photo-agency-2AGj7bQ68lk-unsplash
  • bantersnaps-kY0RnLPSv0w-unsplash
  • diem-nhi-nguyen-bZCsppbXebA-unsplash
    Credit Diem Nhi Nguyen, Unsplash
  • court-cook-5_sGvilNME-unsplash
  • chuttersnap-aku7Zlj_x_o-unsplash
  • bantersnaps-kY0RnLPSv0w-unsplash-1
  • frederica-diamanta-yn_vsBZhjLU-unsplash

Coronavirus e razzismo, parliamone.

Il nuovo coronavirus (2019-nCoV), che ha messo in ginocchio la Cina, è l’argomento di punta in questo periodo. Se ne parla al tg, sui giornali, se ne occupa persino la satira.

Secondo il leader cinese Xi Jinping il virus può essere contenuto e le sue parole sono state seguite da fatti concreti. Il popolo cinese è, infatti, conosciuto non solo per la sua gentilezza, ma anche per la laboriosità.

In appena 10 giorni è stato costruito un ospedale d’emergenza a Wuhan, la città epicentro del virus. Abitata da circa 11 milioni di persone, è tuttora isolata dal resto del mondo, insieme ad altre città cinesi.

I supermercati sono stati presi d’assalto, le strade sono vuote, e le persone non escono da casa. Eppure nel mondo è scattato l’allarme. L’Oms (Organizzazione Mondiale della Sanità) ha affermato che il rischio in Europa è elevato.

Cosa si muove dentro di noi scatenato da queste notizie contraddittorie? Come reagiamo?

Certamente il virus va ottenuto sotto osservazione, ma l’allarmismo esagerato è all’ordine del giorno. Sappiamo che in Italia è stato isolato in tempi record e ogni paese del mondo sta prendendo provvedimenti per proteggere i suoi connazionali.

Inoltre, gli studenti all’estero sono stati rimpatriati nelle rispettive città di provenienza, le compagnie aeree hanno sospeso numerosi voli, diversi aeroporti sono stati presi d’assalto da chi tornava in Europa.

Come avverrebbe il contagio

Sembra che il virus sia stato trasmesso dagli animali, è diffuso in particolare ta uccelli e mammiferi. L’infezione è stata riscontrata al mercato di animali vivi, probabilmente sono stati i serpenti a passarlo all’uomo.

Si trasmette tra gli esseri umani attraverso contatti ravvicinati, ma anche starnuti e colpi di tosse. Questo non significa assolutamente che se, qualsiasi persona con gli occhi a mandorla si trova vicino a voi dovete scappare. O, peggio ancora, siete autorizzati ad insultarla. O a parlare alle spalle. Se fate questo state adottando un comportamento da stupidi.

Sono sicura non sia il caso di chi legge questo blog, fortunatamente qui approdano sempre persone gentili.

Sicuramente è bene prestare attenzione, essere responsabili dove viene richiesto, ma senza sfociare nel dramma e nel panico.

Quando c’era ebola

Il coronavirus – che non viene trasmesso con l’omonima birra. c’è chi pensa anche questo – può ricordare la Sars. Questo a causa dell’infezione respiratoria generata in chi è stato colpito. La Sars, per chi non lo ricordasse, è l’epidemia che nel 2002-2003 ha causato diverse morti. Personalmente mi sono anche ricordata del viaggio verso l’India, in pieno panico mondiale ebola.

Del bigliettino che in aereo, prima di atterrare in India, le hostess ci fecero compilare e firmare. Una volta in aeroporto trovammo un banco con operatori dotati di guanti e mascherine che ispezionavano i nuovi arrivati.

Sembrava una sceneggiata (parlo della mia esperienza durante il viaggio) tutto era tranquillo, l’atmosfera rilassata. Il contrasto era forte. Viaggiando mi sono resa conto diverse volte che, in Europa, abbiamo una percezione distorta di quello che accade del mondo. Chi conta solo sul filtro della tv, o dei soliti giornali di parte, conosce solo un punto di vista, ha una visione del mondo unilaterale.

Coronavirus e razzismo

L’effetto collaterale che più si sta manifestando nel mondo è il razzismo. Questo è il virus pericoloso. Siamo sinceri, non nasce con il coronavirus: era qualcosa di molto sopito nell’intimo degli esseri umani e che, negli ultimi tempi viene fuori rapidamente e si diffonde a macchia d’olio.

Le manifestazioni di razzismo sono, ormai, all’ordine del giorno: al tabacchino, in autobus, sui social. L’odio sta dilagando nel mondo e questo virus è l’ennesima scusa che il razzista cavalca per esternare il suo odio, la sua totale inconsapevolezza.

Le persone non sono il virus. Credit Frederica Diamanta, Unsplash

La fobia degli occhi a mandorla

Continuiamo a parlare di coronavirus e razzismo: si sta scatenando una vera e propria fobia nei confronti di chi ha gli occhi a mandorla: non importa quale sia la sua nazionalità. In questo momento, purtroppo, queste persone sono il bersaglio prescelto dai razzisti di turno che niente hanno meglio da fare nella vita, che vivono negli schemi e credono di sapere.

Coronavirus e razzismo: e se il vero male fosse il secondo? Credit Court Cook 5, Unsplash

Il virus del razzismo è molto pericoloso

Si cura solo in un modo: con la consapevolezza. L’inconsapevolezza è il vero demone dei nostri tempi e va guarita. Gli strumenti ci sono, ma vengono usati male dalla massa o non vengono utilizzati affatto.

Se solo ci prendessimo il tempo per contattare noi stessi nella nostra natura più intima, ascoltando le nostre vere esigenze non useremmo il prossimo come il cestino della nostra spazzatura emotiva. Non seguiremmo il nostro sentire più superficiale che porta ad invadere il sentire altrui e calpestare il suo spazio vitale.

E poi il razzismo si cura guardando l’altro negli occhi, viaggiando, esplorando. Uscendo dalla visione eurocentrica ed entrando in una dimensione più ampia, che abbraccia molto altro. Non è un caso che molti viaggiatori e viaggiatrici stiano prendendo posizione contro il razzismo dilagante.

Perché si sono spostati dal conosciuto, mossi in territori non loro. Sono stati a loro volta gli stranieri di qualcun altro. Sanno cosa significhi essere osservati ma anche accolti. E, soprattutto gli asiatici, sono esperti nell’arte dell’accoglienza fatta con il cuore, senza ipocrisie.

Credit ChuttersnapAku 7Z, Unsplash

Conclusioni

I ristoranti cinesi sono vuoti, così i negozi. Le persone con gli occhi mandorla vengono perseguitate. Facciamo un passo indietro ed osserviamo cosa stiamo facendo. Cosa si sta muovendo da noi all’esterno.

Torniamo a vivere, ivece di sopravvivere. Anche a mangiare al cinese, entriamo nei negozi con le lanterne rosse, sorridamo al prossimo invece di sputare sentenze. Sorridiamo a noi stessi.

Dopotutto la Cina ha anche trasmesso insegnamenti preziosi di consapevolezza al mondo eurocentrico, attuali anche ai nostri giorni. Ho raccontato qualcosa nel post Meditare con Tao, una guida alla vita.

Alla prossima puntata con drinkfromlife!

xxx

Sara Chandana

Sara Chandana

Macara vagabonda, ama aggirarsi nelle medine arabe, nei templi indiani, nei borghi salentini o sperduti nel mondo a sentimento, collegata con la Terra e il Cuore.

3 Risposte

  1. Alessandra ha detto:

    Sara, grazie per questo articolo ❤️

  2. Hai ragione, perfettamente. Ma anche vedere cani e gatti lanciati dalle finestre per paura del contagio non è stato il massimo in questi giorni. Sono arrivata alla conclusione che ogni scusa è buona per tirare in ballo la nazionalità, lo status sociale, la religione. Siamo in un era di haters, non solo da tastiera. Si sta sempre più generando un vortice di odio incontenibile verso qualsiasi cosa che esca anche minimamente fuori dalla confort zone. Non so Che dire, se non sperare che le nuove generazioni riescano dove noi abbiamo fallito.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

error: Content is protected !!