Meditare significa ritornare all’Essenziale

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    Meditare. Credit Bayarkhuu Battulga, Unsplash
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Meditare: qualcosa di semplice.

Il rintocco dell’orologio, lo scrociare della pioggia che scende, il rinfrangersi delle onde del mare. La ventola del pc che fa rumore. Una risata cristallina che riecheggia nell’aria. Il passaggio ovattato di una macchina in strada.

Essere semplicemente nel momento presente e rendersi conto di tutto questo. Un pensiero mi attraversa, lo guardo e non parto via con lui verso altri mondi, dimensioni. Resto qui, dove sono.

Capita qualcosa e mi arrabbio, ascolto il fuoco della vita ribollire in me. Mi siedo e lo ascolto. Quando lo faccio osservo come la tempesta sorge dal nulla e dal nulla viene riassorbita. Prova.

Tutto arriva e tutto ti attraversa.

Scopriamo cosa significa meditare. Buona lettura!

Una storiella zen

Un giorno, un filosofo, andò da un maestro zen e disse: “Sono venuto a conoscere lo Zen. Vorrei sapere quali siano i suoi principi ed i suoi scopi”.
“Posso offrirti una tazza di tè?” gli chiese il maestro. E, subito dopo, iniziò a versare il tè da una teiera.
La tazza fu colma ma il maestro continuò, stranamente, a versare il liquido, che traboccò.
“Che cosa fai?” sbottò il filosofo. “Non ti accorgi che la tazza é piena?”
Il maestro rispose: “Come questa tazza anche la tua mente è troppo piena di opinioni e di congetture perché le si possa versare dentro qualcos’altro. Come posso spiegarti lo Zen, se prima non vuoti la tua tazza?”

Credit Raychan, Unsplash

Meditare significa svuotare la tazza.

La meditazione è uno stato dell’essere

Meditare vuol dire godere della propria presenza. Essere, senza fare nulla. Per noi gente moderna è difficile fare meditazione, il nostro corpo è carico di elettricità, tossine. Abbiamo sempre tante cose da fare, programmare. È davvero difficile trovare del tempo per fermarsi e meditare. Tic tac, tic tac e la giornata vola. Pensiamo anche mentre dormiamo.

Meditare significa lasciar andare ogni cosa presente nella memoria e arrivare a uno stato dell’essere in cui rimane solo la presenza consapevole, solo la consapevolezza. Osho

Credit Dawid Zawila, Unsplash

Tutte le tecniche di meditazione sono dei giocattoli, degli strumenti, una disciplina. Essi portano sulla soglia. Poi, la meditazione vera e propria accade, naturalmente. Eppure la disciplina serve, una volta integrata poi cade. Il gioco del paradosso!

Come quando andiamo a scuola guida. Impariamo tutte le regole della strada, per filo e per segno. Sosteniamo l’esame e poi passiamo alla pratica, nella giungla urbana. Anno dopo anno mentre guidiamo non pensiamo più a quelle regole. Guidiamo e basta, naturalmente, istintualmente.

Una precisazione: meditazione e dhyana

La parola meditazione fa parte, ormai, del linguaggio comune. Si dice vado a meditazione per questioni pratiche ma c’è una differenza tra la parola meditazione in Occidente – che intendiamo come contemplazione, focalizzarsi su qualcosa – e la radice sanscrita dhyana. Dhyana significa cadere in meditazione; stato di assoluto silenzio, vibrante di consapevolezza.

Inoltre, nello stesso istante in cui pensi che sei consapevole, che stai meditando, hai ucciso la meditazione.

Zen è un altro termine per la meditazione e deriva dalla radice dhyana

Il Buddha utilizzava il pali per esprimersi in parole. In pali dhyan è jhan. In Cina chan. In Giappone diventa zen. Ecco il viaggio della meditazione tra le parole.

In meditazione sei consapevole ma non di qualcosa

Questo è zen. Non esiste l’oggetto, anzi ogni oggetto è caduto, ogni punto di riferimento. Nemmeno il nulla e il vuoto sono i tuoi punti di riferimento.

Solo pura consapevolezza.

Non ho tempo per meditare!

Non è possibile. Una tecnica di meditazione attiva, per esempio, può durare un’ora al giorno. Chiunque può ricavare un’ora al giorno per sedersi in ascolto. La disciplina è importante, almeno all’inizio.

Meditare in natura. Credit Artem Kovalev, Unsplash

La meditazione è la tua natura

La meditazione è innata in ciascuno di noi, pura natura che aspetta solo di essere riscoperta. Ecco perché negli ambienti naturali ci si sente rilassati: quel rilassamento è espansione. In natura possiamo cadere in meditazione più facilmente. Meditazione e natura, in questo senso, vanno a braccetto.

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Conclusioni

Le tecniche sono degli escamotage per uscire dalla vita indaffarata di tutti i giorni e tornare al tuo stato naturale di pace. Necessitano di continuità. Sono come delle chiavi. Degli espedienti per coltivare la presenza consapevole, l’arte dell’osservazione.

Viaggi consapevoli

In Salento, e in Marocco – tra Marrakech ed Essaouira – sono disponibile per condividere le tecniche che conosco. Sono soprattutto una persona ordinaria che mette semplicemente a disposizione tecniche apprese, e praticate numerose volte, in 12 anni di percorso.

Sono anche una Gestalt counsellor e un’operatrice olistica, non credo nell’improvisazione in determinati campi.

Scrivimi per informazioni, o per partecipare agli incontri e ai ritiri alla mail drinkfromlife@gmail.com

Hai mai praticato la meditazione? Ti piacerebbe?

Sara Chandana

Macara vagabonda, ama aggirarsi nelle medine arabe, nei templi indiani, nei borghi salentini o sperduti nel mondo a sentimento, collegata con la Terra e il Cuore.

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