Un salto a Pune tra espatriati e sannyasin di Osho

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    Sui camion
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    I viali alberati di Pune con i banyan
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Lasciamo la principessa solitaria nel deserto, Jaisalmer, in bus. Alla stessa fermata in cui giorni prima abbiamo salutato i nostri compagni di viaggio francesi. Siamo diretti a Pune, da Elisa. I miei spostamenti sui mezzi indiani sono scanditi, in questo viaggio, da un cullare di sogni e ricordi. Il mio cuore è aperto e la connessione con Mamma India e con l’Italia è forte.

Arriviamo a Pune di notte, ricordo ancora Elisa, salentina come me, che ci saluta dalle scale.

Le scale con gli zaini pesanti, l’arrivo nel suo appartamento pulito e accogliente, gli abbracci. Le risate, il letto comodo, il lusso della lavatrice dopo bucati su bucati fatti a mano con dubbie saponette blu fluo nei minuscoli lavandini nelle guesthouse. Il primo risveglio in questa città, le palme dalle chiome verdi che salutano dalla finestra.

Da anni il nome Pune gironzola nei discorsi ai quali partecipo, ne sento parlare per via di Osho, maestro indiano e creatore delle meditazioni che pratico da 10 anni, famoso ai più per libri che non ha mai scritto, tratti dai suoi discorsi.

Sui camion indiani

Non si può parlare di Pune senza nominare Osho

Di solito evito questi discorsi perché sono molto intimi ma stiamo parlando di Pune e a questa città il nome Osho è accostato da anni. Osho per me è un maestro non maestro di cui mi sento amica e non discepola. È come se mi avesse lasciato degli strumenti a disposizione dicendomi: “Ecco, tieni fai da sola”. Questo mi ha portata a seguire solo me stessa e la mia voce interiore. A Pune c’è l’Osho International Meditation Resort, quello che un tempo era un ashram. Lì vivevano Osho e la grande comunità sorta intorno a lui. Di questa comunità facevano parte anche miei carissimi amici, che mi portano la testimonianza diretta di quegli anni.

Una puntatina al Resort.

Mi trovavo a Pune a casa di Elisa, collega di IndiaInOut e amica, a Koregaon Park nello stesso quartiere in cui Osho e miei amici vivevano nell’ashram. Nel corso degli anni ho ascoltato tante storie ambientate qui… Racconti di una dimensione che all’esterno non esiste più. Ho amato passeggiare per i viali alberati di Koregaon Park, tra i banyan maestosi, alberi sacri a Shiva che, secondo racconti fantasiosi, portano nelle loro liane le memorie della chioma del dio indiano.

Immaginavo la foresta che c’era prima delle case lussuose, protette da alti cancelli e muri, simbolo di un’India patinata che non conosce la fame. L’India per quanto immensa sia, rappresenta in piccolo quello che accade nel mondo, presenta gli opposti e ti insegna a trascenderli, se glielo permetti.

I viali alberati di Pune con i banyan

Percorrendo quei viali alberati siamo arrivati davanti al cancello del resort. Il mondo del resort è preannunciato prima da baracchini che vendono le tipiche tuniche amaranto indossate da chi soggiorna in questo luogo, e da un’alta palizzata nera che mi ha impressionata. Arrivati davanti alla struttura, dopo aver parlato con una donna alla reception, io e Giovanni abbiamo sentito di non entrare e deciso di proseguire la nostra passeggiata.

In India, secondo me più che in altri luoghi, arrivano comprensioni dirette e istantanee che non sono semplici pensieri passeggeri. Quello che ho integrato in me davanti a quel cancello è che posso incontrare Osho, o qualsiasi maestro o amico, nel mio cuore ogni volta che voglio, meditare in qualsiasi posto, a qualsiasi ora. Per questo non ho sentito la necessità di pagare l’equivalente di circa 70 euro d’ingresso per quel giorno e di sforare il mio budget da backpacker, come si chiamano i viaggiatori zaino in spalla.

Piccole curiosità

Nella comunità sorta intorno a lui, quando era nel corpo, si sono formati ottimi terapisti che danno sessioni e gruppi per lavorare su di sé e smantellare la personalità, lasciar cadere gli schemi e i condizionamenti nel quali siamo cresciuti. Conoscerne alcuni e partecipare ai gruppi da loro proposti mi ha permesso, in vari modi, di cambiare la qualità della mia vita prima e la percezione poi. Grazie alla meditazione ho vinto gli attacchi di panico, osservando quel vuoto di cui avevo paura, e portato guarigione e gioia nella mia esistenza.

Ho affrontato la morte di mia madre e tutto quello che ne conseguiva. Io stessa poi ho partecipato a gruppi, corsi e seminari e continuo a farlo. Il 10 settembre a Frigole – Lecce – ho aiutato ad organizzarne uno con due grandi amici di Osho. Per saperne di più e partecipare contattami qui premchandana@libero.it

Una visita all’Osho Garden

Dopo la mancata entrata al resort siamo andati al vicino Osho Garden, il parco adiacente. Si tratta di giardini bellissimi, immersi nel verde e attraversati da un corso d’acqua, ricchi di angolini nei quali meditare indisturbati protetti dagli alberi. In questo spazio lussureggiante abbiamo incontrato Osho. C’è una piccola statua che lo rappresenta e ricorda.

Camminando più avanti nel parco trionfa una grande statua di Buddha. Sulla sua mano adagiata in grembo c’era un fiore che qualcuno aveva riposto. Vedere queste due statue, invito alla meditazione, mi ha trasmesso un senso di pace e felicità.

Continuando ad esplorare con lentezza il luogo, mentre guardavamo i fiori, ho visto un ragazzo indiano venirmi incontro sorridendo e abbracciarmi. Incredula mi sono resa conto che si trattava di Dave, un insegnante di yoga che io e Giovanni avevamo conosciuto due anni prima ad Arambol, in un ashram. Si era trasferito a Pune e ogni giorno ama fare una passeggiata nel giardino dedicato a Osho.

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Questi sono i Doni dell’India, quelle magie che fanno sussultare il cuore.

Salutato Dave, con la promessa di rivederci a pranzo, abbiamo continuiato la nostra avventura a Pune. Elisa, in questi giorni cittadini, ci ha introdotti a questa città cosmopolita e moderna, facendoci respirare le sue diverse sfaccettature.

“Conoscerete un’altra India” sono state le sue parole.

Quando penso a Pune, appare subito davanti agli occhi l’immagine di Chetna e di sua mamma. Chetna è una meravigliosa donna indiana e così sua madre. Elisa ci ha portati a casa sua e lì siamo stati accolti con tanto amore e allegria. Lei e sua mamma hanno fatto parte della comunità intorno ad Osho e ne parlavano con grande semplicità e commozione. Sulle pareti di casa sono esposte in bella vista le foto incorniciate di Osho e una foto di Ramana Maharshi, un maestro indiano di non dualità.

Conoscere Chetna e la sua dolce mamma è stata una grandissima fortuna. Con lei abbiamo parlato, riso, scherzato, cantato. Tutti insieme siamo andati a cena in un locale popolare tra i sannyasin di Osho, coloro che “prendono” il sannyas, soprattutto qualche decennio fa.

Io non sarò il vostro maestro, sarò solo un testimone alla vostra iniziazione al sannyas. In effetti, il sannyas sarà una relazione diretta fra voi e l’esistenza.

Sannyas significa coraggio più di ogni altra cosa, perché è un’affermazione della tua individualità, una dichiarazione di libertà, la dichiarazione che non farai più parte della follia collettiva, della psicologia di massa. È la dichiarazione che stai diventando universale; non apparterrai a nessun Paese, a nessuna chiesa, a nessuna razza, a nessuna religione.

Osho

Una mattina Chetna ci ha invitati a colazione a casa sua, inondando i nostri palati di cibi gustosi. Ho pensato:” È vero che in India l’ospite è Dio“. Ogni volta che ho pranzato o cenato a casa di una famiglia indiana ho sempre mangiato fin quasi a scoppiare perchè loro non ti lasciano mai con il piatto vuoto 🙂 Quella mattina a casa di Chetna abbiamo conosciuto Raja, un sannyasin italiano che aveva frequentato il resort per qualche giorno e che poi è diventato un nostro grande amico.

È buffo ritrovarsi tra italiani in India. È scattata, nella maggior parte dei casi, una grande solidarietà. Il contatto con loro, caratteristico solo di questo mio terzo viaggio indiano, mi ha portata a rivalutare la Bella Italia, la sua Bellezza e la sua gente. Anche questo è il viaggio, ti allontani e impari a rivalutare le tue radici, a vedere la tua vita da un’altra prospettiva.

In quei giorni abbiamo provato ad andare da una maestra zen, la Dolano, ma la porta del suo ritiro era chiusa perché avevo fatto confusione con le date. “A quanto pare l’illuminazione può aspettare…” ho esclamato. Al posto della Dolano abbiamo conosciuto il mondo degli espatriati che in India ci sono arrivati non tanto per amore quanto per lavoro – e qualcuno per entrambi – ed è stato molto interessante.

Siamo anche finiti in un festival musicale a Koreogan Park ritrovandoci tra europei e indiani ricchi e ben vestiti che sorseggiavano alcolici e conversavano amabilmente, nella splendida cornice del luogo con le immancabili palme che in India fanno da guardiane ai luoghi. Da parte mia nessun giudizio, sono diverse sfumature di un’unica realtà. Anzi sono grata di aver conosciuto tanti lati della stessa medaglia.

Non amo le grandi città eppure Pune mi è piaciuta perché il soggiorno a Koregaon Park è stato come una vacanza nel viaggio e l’accoglienza di Elisa ha permesso di rilassarmi più che potevo. Abbiamo lasciato la città con la promessa di rivederci in Italia con Elisa e di ribeccarci con Raja a Gokarna. Così è stato, più di una volta.

Alla prossima puntata! 🙂

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Sara Chandana

 

 

Sara Chandana

Una zingarella vegetariana a spasso per il mondo

4 Risposte

  1. clara ha detto:

    Che nostalgia trasmette questo post. E io ti ripeto, metti insieme tutto questo, e fanne un libro riflessione di viaggio. Bacioni

  2. charlotte ha detto:

    L’India è un posto che tira fuori emozioni contrastanti❣

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