Di meditazioni attive (e trip mentali)

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    Credit Darius Bashar, Unsplash
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    Credit Swaha. Meditazione dinamica
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    Credit Ishan, Unsplash. Let go!
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    Credit Thought Catalog, Unsplash
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    Credit Rob Schreckhise, Unsplash

Continuano i nostri appuntamenti con la meditazione. Nel post precedente, relativo a questa nuova rubrica settimanale, abbiamo iniziato a prendere confidenza con la meditazione iniziando a farci un’idea vaga di cosa sia. Perché vaga? La risposta è nella sperimentazione e non basta una volta per capirlo, figurarsi a leggerlo. Eppure leggere, o provare una volta, può innescare  curiosità, far sentire da lontano il profumo di una fragranza, sotto sotto, molto familiare. Post dopo post impareremo a conoscere, attraverso diversi approcci, questa meravigliosa medicina dell’essere, uno strumento prezioso di ascolto e di connessione con la nostra vera natura.

Credit Matteo Benegiamo


Prima di iniziare, mi sembra doveroso introdurti come ho iniziato, e con chi.

La mia esperienza formativa

Escludendo i tentativi, andati a buon fine, fatti da bambina con la vipassanna (una delle tecniche più antiche, adesso molto di moda), ho iniziato da adulta – 12 anni fa – praticando le meditazioni di Osho. Per molti  è stato un personaggio controverso, per chi non si è affidato ai pettegolezzi, pour parler, e ha praticato le sue meditazioni con costanza è un maestro di Realtà, un amico.

Colei che mi ha trasmesso le tecniche ha imparato dai discepoli diretti di Osho ed è stata a Pune quando lui aveva lasciato il corpo da poco, nel suo ashram (non nel resort!). Li ho conosciuti a mia volta. Lei ci ha sempre spinti a sperimentare con altri, così come faceva Osho con i suoi sannyasin. Due di loro, in particolare, sono diventati prima dei maestri e poi degli amici e posso ritenermi fortunata, privilegiata. Perché?

Non ho bisogno di leggere i libri tratti dai discorsi (anche se in passato ne ho letti molti) e articoli (alcuni anche molto superficiali), posso sapere le cose direttamente dalla loro bocca. Loro con Osho ci hanno vissuto per ben 40 anni tra India e Oregon. La conoscenza diretta è preziosa, ti permette di andare dritto al nocciolo della questione, di cogliere la fragranza vera, intangibile ed evitare i passaggi ed inconcludenti generati da giochi (mentali) del filo del telefono. E poi ho la pratica, che esprime più di mille parole.

Ma ora parliamo delle meditazioni attive!

Credit Melissa Askew, Unsplash

Perché meditazioni attive

L’uomo e la donna moderna sono alle prese con una vita ricca di stimoli, mille cose da fare, la mente moderna va a 3000. Non può, per forza di cose, essere silenziosa come quella di un Buddha, o dei suoi contemporanei, che vivevano in una dimensione  e in un’epoca diversa. A loro bastava sedersi e chiudere gli occhi per cadere subito in meditazione.

Noi gente del futuro, soffriamo terribilmente nello stare costretti in una posizione, immobili (se lo fai e ti piace però raccontaci la tua esperienza). Siamo irrequieti e non riusciamo a passare velocemente da uno stato di sovraeccitazione ad uno di calma. Non chiudiamo gli occhi e sprofondiamo nel silenzio. Poi se qualcuno ci riesce subito gli/le faccio una statua. 🙂

Noi abbiamo bisogno di muoverci prima di entrare in meditazione, di esprimere il corpo e lasciare circolare le emozioni, le energie represse. Solo dopo possiamo cadere in meditazione. Ovviamente scrivo in linea di massima, le eccezioni ci sono sempre.

Gli stadi delle meditazioni attive

Le meditazioni attive sono  state sviluppate da Osho, sulle impronte di tecniche antichissime, in una sintesi geniale e originale. Esse sono suddivise in diversi stadi, scanditi da musiche create appositamente da musicisti meditatori, secondo la sua guida. Lui affermava che queste musiche si sarebbero caricate sempre più di energia nel corso degli anni. Nella mia piccola esperienza posso testimoniare che, ascolto dopo ascolto, le amo e apprezzo sempre di più, cogliendo nuove note.

Durante i diversi stadi si danza, ci si scuote, a volte si urla, si respira. Sono stadi preparatori alla fase finale, la meditazione vera e propria. Noi sannyasin (Chandana, come molti mi conoscono e chiamano, è un nome sannyasin) lo chiamiamo Let Go, lascia andare. In yoga si chiama Savasana. Distesi supini, con le gambe e le braccia leggermente divaricati, gli occhi chiusi, la mascella rilassata ascoltiamo, semplicemente, nel qui ed ora. E in questo ascolto la meditazione accade.

Credit Ishan, Unsplash. Let go!

Le meditazioni attive principali

Le meditazioni sviluppate da Osho, o nel mondo intorno a lui, sono numerose ma le principali sono la Dinamica e la Kundalini, rispettivamente la meditazione del mattino e quella della sera.

Meditazione dinamica 

Si pratica a digiuno, appena svegli. È molto movimentata e catartica. In uno stadio in particolare si esprime liberamente la propria energia, follia, rabbia (eh si, tu pensi di non averne?). In questo stadio puoi fare quello che vuoi, senza pensarci. L’unica regola è non farsi male e non fare male agli altri. Puoi urlare a squarciagola, saltare come una scimmia sui cuscini, prenderli a pugni, rotolare per terra, tutto quello che ti viene. Un po’ come facevano nella mia città le Tarantate di un tempo ma in modo consapevole. 🙂

Questo stadio diventa un po’ il cestino della tua spazzatura interiore. Se ti scarichi qui, e sei in uno spazio protetto e di non giudizio, non avrai bisogno di vomitare la tua rabbia e la tua frustrazione addosso a qualcuno nel mondo esterno e nemmeno di riversarle verso te stesso. E se sei un meditatore e ti arrabbi prima di fare la dinamica? Prima di tutto sei un essere… umano. Di solito, il giorno dopo vai al centro più vicino a farla (ma anche a casa senza gridare) perché sai quanto faccia bene. 🙂

È l’unica meditazione attiva che non termina con il let go ma con una danza liberatoria. Dopo si fa colazione, se si è in gruppo tutti insieme. Le più buone colazioni della mia vita sono dopo la dinamica, quando i cibi sembrano avere acquisito un gusto speciale.

Credit Swaha. Meditazione dinamica.

Meditazione Kundalini

È la sorella della dinamica. Si svolge la sera, quando la giornata sta per terminare. Il corpo si scioglie, attraverso uno scuotimento iniziale, le rigidità divengono morbidezza. Tutto fluisce. È una vera e propria doccia interiore, che aiuta prima a smuovere le scorie accumulatesi nel corso della giornata e poi a spazzarle via. La Kundalini è una meditazione fresca e gioiosa e le sue musiche sono… Wow!

Se stai facendo la Meditazione Kundalini, lascia accadere lo scuotimento – non farlo! Stai in piedi in silenzio, sentilo arrivare; e quando nel tuo corpo inizia un piccolo tremito, incoraggialo, ma non farlo! Goditelo, sentiti estatico, dagli spazio, accoglilo, dagli il benvenuto, ma non farlo! Osho

Da chi imparare le meditazioni attive

Ci vuole molta pratica per acquisire padronanza dei vari stadi. All’inizio è necessaria una guida (ci sono tanti centri e associazioni in Italia e nel mondo dove bazzicano sannyasin bravi a condividere le tecniche e, soprattutto, a seguirti nel processo) spieghi bene come svolgerli, ci osservi e ci corregga dove sbagliamo, con gentilezza. Detto questo, non basta insegnare la tecnica.

Un bravo facilitatore ci segue anche dopo le sessioni, senza lasciarsi coinvolgere e creare dipendenza. Rimane a disposizione. Sono meditazioni molto forti e possono emergere, anche nel quotidiano, lati di noi che non conoscevamo o che conosciamo ma sono molto amplificati. Di solito niente di ingestibile ma…

Un bravo facilitatore si accorge sempre di chi ha davanti e non se ne lava le mani. Nel corso degli anni ho visto persone fragili alle prese con queste – ma anche altre meditazioni o tecniche energetiche collegate ad altri approcci, per esempio sciamanici – diventare una sorta di mine vaganti e dare di matto nella vita quotidiana con le persone intorno a loro. Non avevano gli strumenti per affrontare ciò che stava affiorando dal loro intimo e non si trovavano nell’ambiente giusto. Il facilitatore, o la facilitatrice in questione si era fermato alla pura tecnica. Quando ho fatto notare (anche ultimamente), in un paio di casi, che la persona che stavano seguendo stava andando di matto (ripeto, sono casi rari ma può succedere) mi hanno risposto che non era compito loro. Ambè. E sto parlando di gente che ha anche dei titoli accademici ma quelli a poco servono se non hai anche altro.

Ricorda: è importante trovare buoni facilitatori, preparati, che a loro volta abbiano le loro figure di riferimento (la famosa supervisione) perché nessuno è esente dai tranelli dell’ego, nemmeno i maestri illuminati (detto da loro). Il fai da te va bene se sei molto avanti, di anni, nell’esperienza. I corsi online lasciano il tempo che trovano se, nella vita reale, non c’è l’affiancamento di persone in carne ed ossa.

La tecnologia dovrebbe supportare e non sostituire.

Fase post meditazione

La fase post meditazione è altrettando preziosa e delicata. Non è assolutamente da sottovalutare. Dopo una meditazione, di solito, si trova il modo per restare in uno spazio di calma e silenzio ancora per un po’. Non ti viene voglia di andare in discoteca, insomma. Si è più aperti, vulnerabili e un regalo da farsi è sicuramente ritagliarsi del tempo in più per gustare la coccola di benessere che scaturisce.

Credit Thought Catalog, Unsplash

Fare la gavetta…

Dopo molti anni di pratica (oltre a tanta formazione)più o meno nello stesso arco di tempo, i miei maestri in Italia e in India (ma chi frequenta questo mondo non ama veramente questa parola un po’ pomposa, che io utilizzo solo praticità) mi hanno detto che ero pronta alla condivisione. La mia reazione alla guida indiana fu:

Io? Ahahahahahahahahahahahahahahahah. Stai scherzando? Ahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahah

Swamiji, che rideva sempre, si fece serio e mi disse guardandomi intensamente negli occhi: “Certo, tu puoi insegnare. Per te sarà un modo nuovo per lavorare su te stessa e metterti in gioco diversamente”. Io quell’uomo l’ho odiato per tutto il periodo in ashram, con me era particolarmente duro… ma alla fine del percorso mi disse queste cose.

Passò comunque del tempo prima delle condivisioni e dei cerchi. Sono molto pignola.

Nonostante ciò, continuo ad andare al centro, dove tutto è iniziato, e a partecipare ad incontri guidati da altri. Perché questa è una fase del mio percorso ma non sono arrivata da nessuna parte. È un atto di umiltà, di apertura. Le mie guide, nonostante i ritiri sul Risveglio tenuti da loro, continuano ancora ad andare da altri maestri. Una volta, uno di loro mi ha detto:

È bello vedere come gli altri condividono la verità. La verità è sempre la stessa ma ciascuno la esprime in modo diverso.

That’s love.

Ma torniamo alla meditazione. Certo, all’inizio sembra un’impresa meditare, i pensieri ci assalgono e ci portano via oppure ci torturano. Il momento dell’inizio coincide con il tempo in cui diveniamo consapevole della piazza del mercato che c’è nella nostra testa.

Inoltre, la mente è molto furba e strisciante. È un diavoletto. Pur di allontanarci dal momento presente è capace d’inventare storielle di tutti i tipi e di convincerci che siano vere. Spesso e volentieri utilizza la spiritualità stessa per i suoi fini coinvolgendoci in vere e proprie fantasticherie spirituali. Lo so perché osservo la mia, se la lascio andare libera può fare concorrenza ai grandi registi e sceneggiatori di Hollywood. E anche di Bollywood! 🙂

lamentemente

La mente serve – è un servitore e serve – ma noi la usiamo troppo, le concediamo un abuso di potere. Lei serve, per esempio, per farci lavorare e svolgere compiti pratici, niente di più e niente di meno. Disse un maestro illuminato:

Mantengo quel poco di mente che mi serve per attraversare la strada

Come funziona la mente: un esempio pratico del classico trip mentale

Un esempio di come funziona la mente, di un suo meccanismo? Lo condivido subito. È una cosa che mi è successa negli ultimi tempi, permettendomi di osservare ancora più a fondo come funziona la mente. Quando, mesi fa, è finita la mia storia importante con Gio (chi segue il blog e i social sa quanti viaggi abbiamo fatto insieme e che siamo in ottimi rapporti) ho avuto una relazione con un tipo, che mi piaceva moltissimo, molto bello e artistico. Quella che si suol definire una bella persona, dentro e fuori. Ma quando era troppo nella mente…

Nonostante la complicità e l’amore, all’improvviso sparì. Con la scusa di un litigio, senza darmi una vera motivazione. Inoltre mi bloccò le chiamate e chiuse tutti i canali attraverso i quali io avrei potuto farmi viva per un confronto umano e civile. (E purtroppo noto in giro che sta diventando la prassi nei rapporti umani, si trattano le persone come burattini). Passarono circa 2 mesi (io avevo avuto il tempo di soffrire, riprendermi e andare avanti con la mia vita) e lui ricomparve, aveva sentito la mia mancanza. Mi chiese scusa e mi raccontò cosa era successo nella sua testa. Mi disse che, tempo prima, aveva iniziato dei training a cui teneva molto e non mi aveva detto nulla.

Dopo i training avrebbe firmato un contratto importante che lo avrebbe portato in giro per il mondo. Perché non mi aveva detto niente?

Credit Rob Schreckhise, Unsplash.

La sua versione

Era convinto che, se io avessi saputo tutto dal principio della formazione, mi sarei agitata all’idea di non vederlo per 6 mesi, mi sarei arrabbiata, e lo avrei lasciato su due piedi. Questo avrebbe generato in lui molta sofferenza.

La realtà

I 6 mesi se li era sognati lui. Il contratto era di 3 mesi e ad oggi non sembra lo abbia ancora firmato. 🙂

L’altra faccia della medaglia

Invece io trovavo quel lavoro fighissimo e lo avrei sostenuto con tutto il cuore e accettato tutto, era lavoro! Ero così innamorata! Avrei approfittato del poco tempo disponibile prima della partenza per trascorrere dei bei momenti insieme, perché questa sono io e sono convinta che quando la vita ci mette di fronte a qualcosa, in qualche modo ci sta facendo un regalo. Anche se non lo comprendiamo sempre subito. Magari avrei pure approfittato del tempo in stand bye per tornare in India, vivere la mia vita, insomma.

Considerazioni finali

Per seguire i suoi trip mentali – e non il suo cuore – si comportò in modo davvero assurdo e che generò sofferenza ad entrambi, escludendomi dalla decisione. Ma questo lo facciamo un po’ tutti, chi in un ambito e chi nell’altro. Seguiamo i treni della nostra mente e viaggiamo con lei. Il problema è quando ci convinciamo che questi viaggi siano la realtà e agiamo di riflesso ad essi. Siamo (apparentemente) dissociati mentre la meditazione è unione, in tutti i sensi. Meditare vuol dire contattare la nostra parte vera e autentica, stare nonostante la nebbia dei pensieri.

Quando meditiamo vediamo la nebbia dei pensieri ma non ci identifichiamo con la nebbia Condividi il Tweet

Meditare, inoltre, significa essere distaccati dai pensieri ma non equivale a perdere l’umanità, essere esenti da emozioni. Una persona che medita si arrabbierà, piangerà e riderà (c’è chi afferma siano anche capaci di mandare a quel paese) apparentemente come gli altri ma non smetterà mai di mettersi in gioco e osservarsi. E il cambiamento sarà naturale, spontaneo. La qualità della tua vita cambia quando mediti.

Ti auguro di trovare la tua meditazione e di seguirla e di non permettere ai tuoi pensieri d’influenzare la tua vita e le tue relazioni. Ricordati di ciò che sei e… Buona Manifestazione!

 

 

 

 

 

Sara

Una zingarella vegetariana a spasso per il mondo

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