Viaggiare senza Instagram | India

Viaggiare senza instagram. Credit Alin Andersen, Unsplash

 

Un post che sembra più una newsletter, ma a volte ho voglia di fare blogging come ai vecchi tempi.

Com’era viaggiare senza instagram?

Ieri scrivevo:

Mentre il Marocco ha appena vinto contro il Belgio 2 a 0 in Qatar, una delle rare occasioni in cui guardo una partita (non impazzisco per il calcio, ma comprendo chi è felice per un traguardo simile, così sono felice per loro) facebook mi ricorda cosa stavo facendo il 27 novembre 2016!

Volavo in India!

Sono stata fortunata a viaggiare senza lo smartphone prima (dopotutto sono una boomer 😛 ) e poi decidere come e quanto usarlo. Soprattutto a viaggiare prima di Instagram. E, anche adesso (in realtà da qualche anno) che uso questa piattaforma, pur cercando di accogliere il nuovo ed essere al passo con i tempi, ho mantenuto la mia modalità di condivisione all’essenzialità. Se sono sempre con il telefono in mano, e già mi sembra di averlo quasi sempre perché con il telefono possiamo fare tutto, non posso godermi il viaggio. Non me ne vogliate, sono antica.

Dal mio taccuino di viaggio

Nota. 
Il momento storico era particolare, per via di un improvviso cambio di tagli di banconote, che generò il caos.

Novembre 2016

Arrivo. Stanotte Mamma India mi ha salutata in aereo attraverso una donna indiana che faceva i suoi bisogni seduta sulla tazza e con la porta spalancata! Evviva la spontaneità! Poi è arrivata la colazione in volo: spinaci e fagioli! Rifiutata dall’indiano accanto a me che desiderava caffé e cornetto.
Arrivata a Delhi! Con un amico sadhu che è venuto a prenderci in aeroporto siamo andati in bus alla guesthouse a Parganji. Ovviamente sono ricominciate le occhiate insistenti, la gente è incuriosita. Dal bus mi divertivo a salutare i bimbi. Qui fa caldo e mi sento Felice.
Giorno 1. Primo giorno di assestamento, un bel giro al mercato con l’amico sadhu tra profumi e visioni… Adesso mi costringo a riposare un pochino perché per la gioia non sento più il corpo…
Giorno 2. Secondo giorno in India. Di ritorno alla guesthouse. Abbiamo girato tutto il giorno per cambiare i soldi, ci sono file interminabili davanti alle banche. Le banconote da 500 e 1000 rupie non sono piú valide e questa novitá ha generato il caos.
Sono felice di stare in India ma non amo le cittá, é un DelhiRio stare qui, non vedo l’ora di andare a Rishikesh! Forse domani insieme all’amico sadhu. Oggi abbiamo riabbracciato Tushar e suo padre che la scorsa volta ci hanno ospitati per un periodo a casa loro, a Faridabad. Siamo andati a trovarli nel loro gigantesco negozio di stoffe variopinte e ovviamente ci hanno offerto un chai.
Per pranzo ho bevuto un buonissimo succo di papaya. Adesso riposo…

Fu l’ultimo viaggio in India, dopo anni. Prendemmo un volo diretto di 8 ore da Roma a Delhi con China Airlines. Per me me viaggiare significa non solo vedere, ma stare con la gente del luogo, fare rete con loro. Se possibile, anche con gli altri viaggiatori dalle menti aperte (non è detto che tutti lo siamo).

Sono molto grata per quello che l’India mi ha donato e trasmesso. Non c’è bisogno di viaggiare in continuazione, non è per tutti e nemmeno per ogni fase della vita. Ci dicono di uscire dalla comfort zone, ma nessuno menziona quale sia la base di partenza. Solo tu conosci la tua base di partenza, le tue gabbie mentali, gli ostacoli esteriori. Non dobbiamo fare tutti le stesse cose, inoltre. Non necessariamente tutti devono documentare un viaggio. Personalmente ho appena finito di metabolizzare quei viaggi, non sempre da sola. E sono passati anni. Non sempre ho condiviso.

Me lo sentivo che non sarei tornata in India per un po’, il viaggio successivo fu in Marocco, infatti. Un viaggio che, in verità, fece da spartiacque tra un vecchio capitolo della mia vita e uno nuovo. Così poi fece nuovamente la pandemia. Sì, sono felice di aver vissuto l’India, e tanti viaggi, usando al minimo lo smartphone. Non sapevo quasi nulla di quello che avrei visto, dove avrei mangiato, come sarebbe stata quella determinata località. Tutto era un mistero. Al massimo si consultava la Lonely Planet, gli stessi viaggiatori provetti, biblioteche umane. Guardavo, magari, qualche foto senza preset (adesso i preset li uso anch’io eh) che l’amico viaggiatore di turno postava, ma ci capivo ben poco. Viaggiare senza Instagram è stata una grande fortuna, soprattutto vivendo un paese come l’India che assorbe totalmente. Potrei dire lo stesso del Marocco.

Non ho nulla contro chi utilizza questo social, perché lo faccio anch’io. Ma mi dispiace più che altro per le nuove generazioni di giovanissimi che non conoscono la differenza, tutto qui.

Tu come la pensi?

Alla prossima puntata con drinkfromlife!

Sara

Sara

Anima vagabonda, amo aggirarmi nelle medine arabe, nei templi indiani, nei borghi salentini o deserti sperduti nel mondo a sentimento, collegata con la Terra e il Cuore. Mi trovi anche sul progetto Sahara View Tours.

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