Ricordi di viaggio: mi sono resa conto di essere una viaggiatrice quando…

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    Credit Kinga Cichewicz, Unplash
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Non so perché ma fin da bambina ero attratta dagli aborigeni. Avevo sentito parlare di loro in un film, forse, o in qualche enciclopedia. Di quelle fatte di tanti volumi enormi e pesanti, che a fatica tiravo giù dagli scaffali. Ma poi li aprivo e ci trovavo il mondo. Per non parlare dell’Atlante, delle cartine geografiche, del mappamondo. Potevo trascorrere ore ed ore a sognare davanti a loro!

I bianchi, per adattare il mondo alla loro incerta visione del futuro, continuavano a cambiarlo; gli aborigeni dedicavano tutta la loro energia mentale a mantenerlo com’era prima. Bruce Chatwin

Sono cresciuta con l’anelito del viaggio e la voglia di entrare in contatto con popoli lontani, diversi da me. Aborigeni, africani, indiani: il diverso mi ha sempre incuriosita, affascinata. Per me il diverso è un mistero da conoscere, annusare. Ho sempre saputo che da grande sarei diventata una viaggiatrice perché erano proprio le storie degli esploratori ad affascinarmi. Quelli che dai ricordi di viaggio sui taccuini davano vita a libri magici.

Le esistenze di quelle persone che ad un tratto avevano lasciato ogni cosa per esplorare il mondo, conoscere, ampliare i propri orizzonti, scavalcarli. Tendere la mano verso il Nuovo. Cosa che adesso fa tanta paura e scatena violenza ma questa è un’altra storia.

Credit Shail Sharma, Unsplash

Viaggiavo in Italia, Europa ed ero contenta ma, dentro di me, c’era sempre un fondo d’insoddisfazione, irrequietezza. Ho sentito quel tremito particolare di vita solo quando ho messo piede in India, la prima volta, e poi ci sono rimasta un mese. Ricordo ancora quel giorno… Camminavo per le stradine di un villaggio nella giungla di Goa, piccoli sentieri di terra rossa, tra alberi di frangipani odoroso e manghi abbondanti, all’ombra di palme alte e misteriose come l’esotismo in cui ero immersa in ogni poro di me stessa.

Il caldo tropicale inondava il mio corpo che, per la prima volta in vita sua, si sentiva vivo, guizzante. In sintonia con cuore ed anima. Dissi ad alta voce:

” Voglio tornare qui ogni anno, mi sento a casa”.

E questo ho fatto. A volte ogni anno, altre ogni due. Non più un mese ma due, tre, quattro. L’India mi si è appiccicata addosso dalla prima vota in cui l’ho vista e non mi ha lasciata più. L’India mi ha fatta viaggiatrice, nomade, zingara, Donna.

Credit Christopher Borwn, Unsplash

In questi anni è stata la mia scuola, a volte feroce, ma necessaria per quello che volevo scoprire di me stessa perché amo andare oltre gli schemi, le maschere, dritta all’essenza delle cose.

Solo un altro luogo nel mondo, è riuscito a scavalcarla per una volta e poi tenerle testa: il Marocco. Una terra che ha spezzato la tradizione di un viaggio dopo l’altro nella terra spirituale di Shiva e Shakti per mettermi davanti a me stessa in modo diverso. In Asia ho esplorato le altezze, in Africa ho contattato la Terra.

Vagando attraverso la medina di Essaouira, un ragazzo con turbante attaccò improvvisamente bottone con la mia compagna di viaggio. Con mio disappunto lei accettò subito un suo invito. In meno che non si dica seguivamo nelle vie segrete della medina, quelle che non sono battute dai turisti. Non volevo lasciarla sola. Quando si viaggia in alcuni paesi le cose accadono velocemente, le vite s’intersecano nel tempo che attraversa il battito di una farfalla ed è un attimo trovarsi nel caos. Ci vogliono piedi saldi.

La vita è bella ripeteva in continuazione ed io non mi fidavo.

Credit Renata Fraga, Unsplash

Ci ritrovammo in una piccola bottega berbera, con giovani uomini, a bere del tè, mentre l’arabo del deserto, quello con il turbante, aprì quella che aveva annunciato come la scatola delle meraviglie, intrattenendoci con storie di bussole, deserto, cammelli e tradizioni antiche.

E con i suoi modi ipnotizzanti porgeva amuleti preziosi, collane con simboli ancestrali, anelli magici che ci fece scegliere (ma io non mi faccio incantare dalle storie, perché le invento quando sono tra me e me, e non mi lascio affascinare con poco). Fin dall’inizio la voce dell’intuito mi aveva parlato delle sue intenzioni. Non ci avrebbe lasciate andare senza quei ninnoli impreziositi solo dalle sue parole. E voleva farceli pagare a caro prezzo.

Il sangue mi ribolliva nelle vene ma non volevo fare scenate. Lo guardai dritto negli occhi e gli parlai del vero valore di quelle cianfrusaglie. Aveva un volto che cambiava continuamente espressione, come un attore. Lui, rassegnato mi guardò e disse, nel suo italiano: “Io sono berbero ma tu sei doppia berbera”.

In quel momento mi sono passati davanti tutti quegli anni preziosi in India che mi hanno messa di fronte alla realtà delle cose e insegnato a fidarmi del mio intuito, sempre. A riconoscere le false amicizie, senza condirle con aspettative o buonismo. A vedere le cose come stanno, nude e crude e agire di conseguenza. I ricordi di viaggio sono preziosi per acquisire nuove consapevolezze.

Credit Louis Hansel, Unsplash

Qualcosa d’inspiegabile, sprigionata dalle sue parole stentate in una lingua non sua, mi ha portata a riconoscermi viaggiatrice. Avevo guadagnato il suo rispetto. E sono affiorati ricordi di viaggio, altre volte in cui qualcuno in India, di fronte alla mia trasparenza senza veli e non so che altro, mi ha riconosciuta come essere umano e spogliata dei panni di turista da spennare.

Viaggia, prenota quel volo e lascia i tuoi abiti consueti a casa. Lascia anche gli abiti da turista. C’è un mondo che ti aspetta, che vuole giocare con te e svelare i tuoi doni!

Quale dei tuoi ricordi di viaggio ti ha donato una consapevolezza importante?

Alla prossima puntata con drinkfromlife!

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Sara Chandana

Post in collaborazione con momondo #owtravelers #admomondo

Sara Chandana

Macara vagabonda, ama aggirarsi nelle medine arabe, nei templi indiani, nei borghi salentini o sperduti nel mondo a sentimento, collegata con la Terra e il Cuore.

8 Risposte

  1. Silvia ha detto:

    Che meraviglia questo post, davvero un susseguirsi di emozioni che traspaiono dalle parole scritte.

  2. MARTINA BRESSAN ha detto:

    Verissima quella frase di Bruce Chatwin. Come te anch’io sono cresciuta con molta curiosità, il diverso è qualcosa da esplorare e conoscere… e poi amo quella sensazione di meraviglia e di stupore che ne deriva dal conoscere qualcosa di nuovo.
    Bellissimo il tuo articolo e le tue foto, molto belle anche le foto…

  3. Veronica ha detto:

    Come sempre leggendo le tue parole, si nota la tua trasparenza nelle cose e anche stavolta il tuo istinto ti ha aiutata. Avresti dovuto rispondergli che sei cittadina del mondo.

  4. Sabina Samogin ha detto:

    Bellissimo questo post, il tuo racconto. Quella intuizione, quell’idea avuta da bambina ti ha portata a essere la donna viaggiatrice, esploratrice, curiosa del mondo soprattutto di quello che non ci somiglia.

  5. Lucy ha detto:

    Quanta bellezza e profondità in questo post, mi sono emozionata. Mi sembra di vederti che passeggi in giro per l’India o per il Marocco, con i tuoi vestiti colorati, magari con addosso un po’ di quello stesso verde di cui hai rivestito la cornice di questo blog. Se più persone viaggiassero con il tuo spirito, sarebbe tutto un posto migliore.

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