Partire è un po’ morire – 5 punti a sostegno di questa tesi
Questo non è un post triste 🙂
Ogni partenza è una piccola morte, così si dice, e mi rendo conto che è davvero così. Più lungo è il periodo del viaggio ed è probabile che più impegnativo sia il processo che include partenza e ritorno. Anche se non esistono verità assolute. La parola morte nella concezione occidentale è associata a qualcosa di doloroso e negativo ma presso culture orientali o native americane la morte è una porta che permette un passaggio a un’altra dimensione.
Quindi niente paura 😉
Ecco 5 motivi che sostengono la tesi per cui partire è un po’ morire.

In una surreale Bombay, alla fine di un viaggio che mi ha spogliata di tutto
1. Il distacco dagli amici e dalla famiglia
La partenza implica anche dei saluti e di conseguenza un distacco da amici e propri cari che frequentiamo abitualmente. A volte potrebbe sembrare un distacco piacevole, perché magari in maniera consapevole o meno, si vuole fuggire da alcune situazioni. Altre ci si può sentire tristi e addirittura partire in lacrime. Eppure il distacco è un momento importante di crescita, insegna a superare l’attaccamento e a rivedere i rapporti.
2. Il distacco dalle proprie cose
Eh si, nella valigia o nello zaino non può entrare tutto, per questo dovremo superare l’attaccamento ai nostri beni materiali, imparando a farne a meno. I saggi dicono che la casa è dentro di noi, una canzone hippie afferma che:
[bctt tweet=”home is where the heart is” username=””]
Questa è anche una sorta di metafora che invita a mollare in tutti i sensi la zavorra prima del viaggio, emotiva e materiale.
3. È un salto verso l’ignoto
Ogni partenza è un salto verso lo sconosciuto. Addio famigerata zona di comfort, addio noiosa e/o sicura routine. Partire e non sapere cosa accadrà momento per momento è una grandissima avventura, un mistero vicino al dispiegarsi. Ah come sono poetica oggi!
4. Ognuno è solo con se stesso
Dopo il lancio della pellicola Into the Wild, c’è stato il boom dei viaggi in solitaria. Eppure, anche viaggiando con altri si è soli con se stessi, a contatto con le proprie emozioni e i vari processi. Anche se si viaggia in compagnia è sano ritagliarsi dei momenti in solitudine per metabolizzare le esperienze, le emozioni, riprendere i ritmi personali.
Siamo sempre soli con noi stessi e questa può essere una grande forza!
5. È una fase di passaggio

Deserto del Thar
Il viaggio è una pausa tra un cerchio che si chiude e un cerchio che si apre. Si tratta di un bardo, una fase di passaggio che ti proietta solo nel qui ed ora. In viaggio è più semplice vivere il momento perché l’attrazione per il nuovo calamita l’attenzione e la mente tende a divagare meno. Partire è un po’ morire, sei d’accordo?
Sara Chandana
Per ricevere altri aggiornamenti in tempo reale e scoprire altre chicche, puoi seguire drinkfromlife sulla pagina Facebook drinkfromlife o su Instagram.
Se passi dal Salento e vuoi fare una passeggiata magica nei luoghi segreti che conosco dall’infanzia, scrivimi. Visitare i luoghi con la gente del posto è sempre interessante.
Per consigli e informazioni su India, Salento e altre mete, e per meditazioni e incontri olistici, scrivimi a drinkfromlife@gmail.com
Se ti fa piacere, unisciti al gruppo facebook che ho creato sulla mia seconda casa, l’India. Si chiama Viaggio in India – lento e consapevole











Per rinascere dobbiamo morire a noi stessi… 🙂 Tutto torna 😀
mio marito lo dice sempre infatti.. non partiamo da un po’ perché non vuole staccarsi da qui
Per me ogni partenza è una rinascita. Ogni volta che preparo un viaggio, mi informo, leggo, faccio itinerari e sogno. E quando viaggio è tutta una scoperta, un’emozione, una nuova avventura. E non cambierei con niente queste emozioni… 😉
Mi sono sempre chiesta se questo detto avesse un senso anche per me. Dopo questo post credo che sia davvero così. Ma io sono comunque sempre contenta di partire. La mia voglia di esplorare e conoscere è più forte della tristezza di lasciare la mia confort zone (gli affetti e i luoghi che conosco). Forse perchè so che poi ritornerò.
Sentimenti del genere li ho provati davvero al ritorno da alcuni viaggi. Però per me la frase con il verbo “partire” sottintende “lasciare” ..
Recentemente la figlia di un mio conoscente, di rientro da un anno di studio all estero ha scritto “ti costruisci una vita per 16 anni, e bastano 10 mesi a spazzata via. Ti costruisci una vita per 10 mesi, e non basterà la vita intera a distruggerla”.
Se partire per molto tempo, per vivere un periodo totalmente differente, è un po’ come resettare la nostra vita. Appena ripartirà noi saremo già in un altro luogo con altre persone, abitudini e magari tutto diverso.
C’è da dire però che con i social si sta molto più a contatto con le persone che lasciamo rispetto a 20 anni fa.
pensa, io che viaggio per mesi interi so bene cosa vuol dire il distacco dalla famiglia e dalle proprie cose!!! ma poi quanto è bello tornare? 🙂
Se per morire si intende, come nei tarocchi, “rivoluzione”, allora sì, partire è sempre una nuova bellissima morte 🙂
Ogni tanto bisogna morire cioè staccarsi della solita routine e far partire per rinascere con la mente chiara e pronta per le nuove avventure! 🙂 Morire per vivere meglio!
Io ho sempre l’ansia da partenza e faccio anche fatica a preparare la valigia, poi però mi diverto sempre.
Ah non parliamo della valigia! Ogni volta mi ritrovo a prepararla (di solito lo zaino) fino a notte fonda. Credo che un po’ di adrenalina sia normale, il brivido della partenza perché si sta per varcare la soglia dello sconosciuto.
Hai proprio ragione! La penso proprio come te, ogni volta che mi allontano dalla mia famiglia e della mia città mi sembra di morire
Spero come il baco che sta diventando farfalla 😀 Morire come passaggio 😀
Io amo viaggiare, specie fare viaggi lunghi, purtroppo non è sempre possibile, ma credo che siano necessari per riuscire davvero a staccare dalla vita tradizionale. Io penso sempre di essere alla ricerca del viaggio che mi cambi la vita. Purtroppo nonostante ho viaggiato molto, sto ancora cercando il mio punto di svolta. Comunque il detto sembra un po’ macabro 😀 ma leggendo le tue tesi a sostegno prende tutto un altro significato.
Sembra macabro perché in Occidente la morte è vista come qualcosa di macabro, angosciante, disperato. 🙂 Credo sia bene sfatare stereotipi e pregiudizi. Ho fatto diverse meditazioni sul Bardo e ho partecipato a dei rituali con monaci buddisti, non dobbiamo averne paura, in fondo ogni giorno moriamo e al mattino rinasciamo <3
Trovo molto affascinante il concetto di “morte” proprio delle culture orientali o native americane. Se consideriamo appunto la morte come un passaggio verso una dimensione altra e diversa dalla morte, allora sì, esatto, ogni viaggio che facciamo è proprio una piccola morte! 🙂
Anche a me affascina tantissimo e mi piace documentarmi <3
Le tue parole mi risuonano completamente.
Personalmente non vivo male la partenza, anzi è la cosa che preferisco fare, non soffro assolutamente dell’allontanamento dalla casa o dai cari (in passato, da giovanissima, quando ancora vivevo con i miei mi capitava) certo per più di un paio di mesi non sono mai stata via…
E’ anche vero che quando devo tornare lo faccio volentieri, per ripartire per un nuovo viaggio…
Tornare con gioia è importante, vuol dire (tra le tante cose) che non si è partiti per fuggire. Anni fa partivo con più facilità. Adesso i viaggio diventano sempre più intensi e profondi e probabilmente ci sono delle resistenze prima… ma poi sto benissimo!
mi hai dato un senso diverso alla frase del titolo. ovviamente viaggiare rappresenta una sorta di trasformazione, un passaggio dal quale non si torna indietro
Una morte possibile metaforica. Vero, non si torna indietro. Anche una settimana può essere sconvolgente.
Un articolo interessante. Devo dire che è possibile che si provino queste sensazioni, il distacco dalla routine (quella che non pesa diciamo), può suscitare questi pensieri che hai elencato.
Però è meglio pensare alle cose positive e vedere il viaggio come un’occasione di svago e di nuove esperienze
Ciao Valeria, grazie per la tua condivisione. 🙂
Io parto sempre con entusiasmo, per me è duro il ritorno e mi occorre almeno un mese per riprendere le mie abitudini, soprattutto quella del cucinare visto che in viaggio mangio sempre al ristorante!
Molto interessante il tuo post. In realtà io sono sempre felice di partire, anche se é vero che un po’di ansia c’è sempre dato che non si può sapere x filo e x segno cosa accadrà
Dopotutto è questo il bello del viaggio, il brivido dell’imprevisto.
Sono pienamente d’accordo… Io sono molto legata alla mia famiglia e anche alla mia casa (nonostante non sopporti il paese in cui vivo, ma vabbè), ed ogni volta che parto è una piccola tragedia. Anche se sto via un solo weekend! Dici che sono un caso disperato? Ho sempre paura che qualcosa possa cambiare in mia assenza, che qualcosa di brutto possa succedere. È un attimo, il tempo di un abbraccio, e poi tutto passa. Ma in quel momento mi sento davvero male…
I realtà tutto può cambiare sempre, anche se siamo a casa ma alcune partenze possono fare questo effetto. 🙂
Partire é un po’ rinascere, una crisi nel senso positivo del termine. Mettersi in discussione e staccarsi dal quotidiano, forse una piccola morte…
Per me tutto questo è vita pura, possibilità di stare sola e rimettere ordine in me. Per questo viaggio spesso da sola anche se sono felicemente accoppiata.
Il titolo mi ha incuriosita molto! 🙂 ed è un argomento molto controverso, come vedo anche dai commenti! Per me invece….è u po’ morire il ritornare… Per me l’ultimo giorno di viaggio è sempre un incubo, il pensiero di tornare alla vita reale….
Devo ammettere che mi incuriosisce particolarmente leggere i commenti a questo articolo. Ciascuno, giustamente, vive le partenze e i ritorni in modo del tutto personale. E grazie anche a te per aver espresso ciò che senti. 🙂
Hai riassunto decisamente in cinque punti ciò che vuol dire viaggiare, soprattutto se viaggi per non tornare più o non tornare spesso!