Visita in una cooperativa femminile di argan in Marocco

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Il Marocco è una terra suadente, capace di avvolgere nel suo incantesimo, difficile da spezzare. Terra d’Africa, con influenze europee che la rendono a noi famigliare. Specialmente a chi viene dal Sud.

Il Marocco mi rimanda all’infanzia, ad un richiamo ancestrale, ad una connessione forte con la Terra ed un’umanità sincera, nel bene e nel male.

Sono andata in Marocco per diversi motivi, uno di questi è accostarmi in punta di piedi al mondo femminile, al quale mi dedico da diversi anni anche attraverso cerchi di donne.

Uno degli obiettivi del viaggio era quello di avvicinarmi alla realtà delle cooperative femminili che lavorano l’argan e così è stato.

cooperativa femminile di argan

Argan, l’oro del Marocco

Distese di alberi d’argan mi hanno tenuto compagnia nel tragitto in bus da Marrakech a Essaouira. Improvvisamente il bus turistico della Supratours si è fermato, in sperduta campagna.

Uno sguardo dal finestrino e mi sono trovata davanti alla tipica scena da cartolina delle caprette sull’albero di argan. Turiste asiatiche si facevano scattare delle foto in posa, per una piccola ricompensa al pastore.

L’argan, argania spinosa, è considerato l’oro del Marocco. Questa pianta è un dono, e una speranza, al tempo stesso perché aiuta a combattere la desertificazione del territorio e la sua raccolta, lavorazione e vendita sono fonte di sostentamento per numerose famiglie.

Un po’ come avveniva nel sud Italia con il tabacco.

Dalla lavorazione dell’Argan si ricavano diversi prodotti di bellezza (come l’olio di argan, l’oro liquido) ma esso viene anche utilizzato in cucina come l’amlou la nutella marocchina.

Si tratta di una crema composta da olio di argan, miele e mandorle, ottima per la colazione accompagnata al tradizionale pane marocchino e al tè con la menta.

Visita alla cooperativa femminile di argan

L’avventura della visita alla cooperativa femminile di argan inizia con un salto all’Ufficio del Turismo di Essaouira. Lì, con L. la mia compagna di viaggio, prendiamo il numero di un taxi che per 5 euro in due ci avrebbe portate fuori dalla ben disegnata a visitare la cooperativa.

Il tassista è gentile e il tragitto piacevole. Dopo alcuni chilometri in macchina arriviamo alla cooperativa che si annuncia con un coloratissimo murales. In pochi minuti ci viene presentata la nostra guida, una donna marocchina che parla italiano, ci spiega che la cooperativa è stata aperta da una coppia di europei e iniziamo il giro.

Superate delle costruzioni colorate entriamo nel capannone in cui lavorano le donne e assistiamo alle varie fasi di lavorazione dell’argan. Sono molto serie e una, più anziana, dorme sul pavimento.

Le donne impegnate nella fase finale della lavorazione sono più allegre e scherzo con una di loro in particolare, attraverso gesti e sguardi.

Il mio entusiasmo iniziale lentamente si affievolisce anche se continuo ad ascoltare la guida e toccare l’argan, prenderne in mano i frutti.

Appena usciamo dal capanno, la guida ci porta nel negozio della cooperativa feminile di argan, a pochi passi.

È pieno zeppo di prodotti, possiamo anche assaggiare degli stuzzichini, ci offrono il tè. C’è anche tanta gente perché un pulman ha appena scaricato un gruppo di turisti pensionati che hanno tutta l’aria di essere di passaggio e acquistano come dei forsennati.

Mi aggiro tra gli scaffali, cercando qualcosa da acquistare e portare a casa ma sono colpita dai prezzi: almeno il triplo di Essaouira. L. fa la stessa considerazione. Certo si tratta di prodotti biologici certificati… simili a tanti altri che abbiamo visto.

Veniamo agganciate, in momenti diversi e in malo modo, da almeno 3 donne, dipendenti dell’azienda. Hanno dei modi aggressivi e si mettono davanti anche fisicamente, per impedirci di uscire, cosa che non gradiamo. Vogliono obbligarci a comprare qualcosa spingendo sul fatto che dovremmo sostenere le donne del capannone ed evidentemente sul senso di colpa.

Tuttavia noi decidiamo di non acquistare nulla, anche pagare una saponetta è un furto, abbiamo ormai la certezza di trovarci una trappola per turisti.

La sensazione – spero di sbagliarmi – è che quei soldi non vadano nel modo in cui dicono alle donne del capannone e che sia tutto un teatrino. Dei conoscenti marocchini, in quei giorni, ci diranno che poche donne non possono produrre il quantitativo di argan millantato dalla guida, che probabilmente dietro il capannone, o chissá dove, ci sono le macine grandi.

Lasciamo lo stabilimento in meno tempo del previsto e con l’amaro in bocca. Sul cancello, però, ci saluta un pavone con la sua meravigliosa cosa e lo prendiamo come un buon segno.

Sicuramente ci sono cooperative più serie e mi auguro di visitarle al prossimo viaggio e che le donne in difficoltà vengano realmente valorizzate.

E per oggi è tutto da drikfromlife.

Alla prossima puntata!

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xxx

Sara Chandana

Sara Chandana

Macara vagabonda, ama aggirarsi nelle medine arabe, nei templi indiani, nei borghi salentini o sperduti nel mondo a sentimento, collegata con la Terra e il Cuore.

46 Risposte

  1. anna ha detto:

    ho letto con molto interesse il tuo articolo…… anche io non avrei acquistato nulla proprio per lo stesso motivo…. aparte i prezzi alti non penso proprio che sareste andate in aiuto con l’acquisto alle donne che lavorano in questa azienda

  2. lorenza ha detto:

    Questo è un meraviglioso reportage giornalistico che ho letto tutto d’un fiato! Grazie

  3. Viola ha detto:

    Bell’articolo su una realtà che io considero triste. In Marocco di trappole per turisti ce ne sono parecchie. Ma devo dire di essere stata fortunata a non incappare in nessuna di queste. Di non aver trovato, come succede alla maggior parte, persone che mi volessero spingere forzatamente ad acquistare qualcosa nel loro negozio. Ma purtroppo sono realtà che esistono.

  4. Valeria ha detto:

    Questo articolo è davvero interessante anche se alla fine lascia l’amaro in bocca per come una questione così delicata come quella dell’inclusione e del supporto alle donne venga strumentalizzata per accaparrare turisti e far soldi. Vergognoso!

  5. Noemi ha detto:

    Una cosa simile mi è successa in Myanmar, dove quasi tutte le attività commerciali subivano il controllo del governo. Sinceramente non so se negli ultimi anni le cose siano cambiate. Devo dire che fa sempre male vedere le donne essere ancora sfruttate anzichè comprendere che valorizzandole, si otterrebbe molto, ma molto di più.

    • Sara Chandana ha detto:

      So che è utopia ma continuo a sperare in un mondo migliore, dove i deboli vengono tutelati e il pesce grande non mangia il pesce piccolo, perché quelle sono leggi del mare che non ci appartengono. Grazie per la tua testimonianza preziosa, anche le realtà scomode devono essere raccontate.

  6. MARTINA BRESSAN ha detto:

    Hai fatto molto bene a scrivere questo articolo, descrivendo non solo l’accaduto, ma anche le tue sensazioni .
    Io spero che le tue sensazioni siano sbagliate, e cioè che non sia tutto un teatrino, però le trappole per turisti, ci sono dovuqnue e bisogna sempre tenere gli occhi aperti. Forse se quelle donne non vi avessero spinto così tanto ad acquistare sarebbe stato tutto un po’ diverso…

    • Sara Chandana ha detto:

      Me lo auguro, sai? Raramente, però, le mie sensazioni dicono una cosa per un’altra. L’azienda è stata aperta da cittadini europei, per la cronaca. Sappiamo tutti che l’Africa viene trattata come un serbatoio da cui prelevare a piacimento, sarebbe solo l’ennesima conquista…
      Tuttavia voglio visitare altre cooperative perché sono sicura che ci siano anche altre realtà.

  7. Veronica ha detto:

    Mi avevi incuriosita dalla foto di Instagram e non ho potuto fare a meno di leggere il post. Non mi aspettavo però di leggerne uno così intenso, vero e crudo. Le realtà di queste donne sono tante, forse troppe in paesi più poveri. Vengono sfruttate per nulla e i ricavati degli acquisti dei turisti chissà dove vanno a finire. Ti ringrazio perché come sempre non edulcori la realtà del mondo in cui viviamo.

  8. francesca ha detto:

    Peccato per la tua esperienza negativa, in genere questi posti riservano grandi sorprese e sono l’essenza del viaggio. Non sono mai stata in Marocco, ma una bottiglietta di olio di argan mi è stata regalata da mia suocera rientrata dal tour delle città impieriali! E devo dire che fa benissimo 😉

  9. Ylenia Pravisani ha detto:

    Ho letto il tuo articolo e mi dispiace per la sensazione negativa che hai provato. Sono stata una sola volta in Marocco da ragazzina, assieme ai miei genitori con un tour organizzato e quello che ho visto sicuramente era la parte bella della “medaglia” come si suol dire. Del tuo blog mi piace davvero tanto il tuo punto di vista, da viaggiatrice e non da turista.

    • Sara Chandana ha detto:

      I tour vanno bene se non si ha tempo e/o si vuole esplorare un paese in maniera protetta. Almeno preservano da esperienze negative. Per quanto mi riguarda vanno bene anche esperienze così, come quella che ho raccontato, perché mi aprono gli occhi sul mondo. Grazie per quello che mi dici, sei troppo carina. <3

  10. Laura ha detto:

    Che meraviglia e che visita insolita! Vedere chi c’è dietro quel tanto amato e profumato argan è davvero un’esperienza che vale il viaggio

  11. Julia ha detto:

    È molto triste e spiacevole finire in questi posti dove alla fine lo scopo finale è solo “ fregare un po’ il turista”.
    Ho scoperto dal tuo articolo che dall’Argan si può ricavare anche un prodotto alimentare ,non lo sapevo proprio

  12. Sabrina ha detto:

    Grazie per questo tuo reportage, una lente sulla verità dietro a una tra le tante trappole organizzate per i turisti… ci vorrebbero più articoli di questo genere per aiutarci a viaggiare con spirito critico! A me era successa una cosa simile in Turchia, in una fabbrica di tappeti che impiegava donne al telaio che mi hanno dato l’impressione di essere istruite per le visite turistiche….

    • Sara Chandana ha detto:

      Non voglio fare la parte della bacchettona ma secondo me è importante diffondere anche queste notizie, proprio per non cadere nelle trappole. Altrimenti si rischia di trasmettere una visione sfalzata del viaggio.

  13. sara ha detto:

    anche all’Expo ero andata a vedere il padiglione del Marocco dove raccontavano il procedimento per ottenere l’olio di Argan, ma credo che vederlo dal vivo sia molto emozionante.

  14. Flavia ha detto:

    ho avuto la stessa sensazione durante una visita in una scuola, poverisisma, in kenia. Un vero peccato perchè senza forzature e esagerazioni riceverebbero comunque un aiuto, anzi forse di più!

  15. Raffi ha detto:

    Grazie di questa testimonianza. A volte ci lasciamo travolgere dai buoni sentimenti e non vediamo che in realtà siamo in una trappola per turisti. Invece bisogna stare con gli occhi aperti e sostenere quelle cooperative che fanno le cose seriamente e che non agiscono sul senso di colpa di noi occidentali..

  16. andrea Lomanio ha detto:

    che viaggio diverso dal solito andare in marocco e scoprire una cooperativa di sole donne, finalmente anche nei paesi islamici qualcosa si sta muovendo veramente incoraggiante

  17. Cla ha detto:

    Dev’essere stata un’esperienza davvero interessante e formativa io uso spesso questo olio è tra i miei preferiti

  18. Sara ha detto:

    Le tue sensazioni le hai trasmesse anche a me, che bellissima esperienza, sicuramente ti cambia la vita se potessi anche io avrei tanta voglia di visitare una cooperativa femminile.

  19. sara scagnoli ha detto:

    Molto bello ed interessante questo articolo come tutti gli altri che scrivi, imparo sempre cose nuove dai tuoi articoli.

  20. Giovy Malfiori ha detto:

    Mi piacciono i luoghi che aiutano le donne a vivere in modo più indipendente. Sicuramente hai fatto un’ottima scelta per il tuo viaggio in Marocco. Queste sono le storie che bisognerebbe sempre raccontare.

  21. Valentina ha detto:

    Sono pienamente d’accordo con te! Anche io non avrei acquistato nulla, poichè mi sembra proprio, come dici tu, un super trappolone per turisti! Peccato, perchè l’idea di una cooperativa femminile seria sarebbe davvero una idea molto bella e interessante. Ma purtroppo le forzature e i “teatrini” ottengono solo negatività!

  22. Blery&Ily ha detto:

    Non avendo mai visitato il Marocco non possiamo che fidarci di quello che scrivi in questo articolo, anche se triste come realtà.
    Il Marocco rimane uno dei posti che ci piacerebbe visitare.

  23. Massimo ha detto:

    Un bellissimo viaggio pieno di conoscenze e realtà, che però in pochi secondi rovinano il lavoro serio di poche persone. Obbligare a comprare facendo pressione ????’ Ridicole e prepotenti. Complimenti per l’articolo, mi è piaciuto molto.

  24. e ha detto:

    Non ti nascondo che mi sarei aspettata un finale diverso. Mi ero già entusiasmata e avevo iniziato nella mia testa a pianificare una visita a questa cooperativa. Dovessi tornare in Marocco proverò a cercare altre realtà locali sperando di non incappare in un trappolone per turisti.

    • Sara Chandana ha detto:

      Quello che mi tocca è che i proprietari sono europei, mi è sembrata una forma di colonialismo moderno mascherata buonismo. Uno specchietto per le allodole. Consiglio vivamente di visitare queste cooperative, magari gestite interamente da locali.

  25. Quanto sono belle le comunità di sole donne. In Marocco ho trovato un forte senso di fraternità e di cooperazione sia tra uomini che tra donne e questo mi è piaciuto moltissimo. Io ho acquistato l’olio di argan in una erboristeria, con il profumo classico quasi di nocciola, ma quanto è buono! mi ha colpito tantissimo.

  26. Carmen ha detto:

    Non mi aspettavo una simile messinscena, ho letto tutto con tanta attenzione, mi sembrava una cosa carina e poi l’amara scoperta…

  27. Hai fatto benissimo a raccontare una situazione del genere. Non è bello che sfruttino un sincero interesse di aiutare le donne in difficoltà con una trappola del genere. Anche io non avrei comprato nulla. Poi con quell’imposizione anche meno!
    Bellissimo reportage anche se triste.

  28. Gia ha detto:

    Un mio amico marocchino è tornato a casa e mi ha riportato l’olio di Argan a prezzi imbattibili, vedendo come si produce mi sono resa conto del perché puro ha prezzi così elevati. Io lo uso molto per la cura della pelle ed è fantastico.

  29. Rossella ha detto:

    Che esperienza dal finale triste… Partire con un intento nobile e ritrovarsi in una situazione simile è davvero uno schock. Grazie per la tua testimonianza. Spero di leggere presto tuoi nuovi articoli che documentino l’esistenza di realtà più serie e attente davvero alle persone.

  30. Denise ha detto:

    Molto interessante come esperienza. Anche durante il nostro viaggio in Marocco abbiamo visitato una cooperativa di donne che realizzavano l’olio di Argan.

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