TalkWithMe: una chiacchierata con Sofia

  • Sofia

Oggi ospito Sofia di TalkWithMe, un progetto molto interessante, che ho imparato a conoscere nel corso degli ultimi mesi. Lasciamo che sia lei stessa a raccontarsi e presentarcelo, in breve. Volgendo, insieme, lo sguardo verso alcune tematiche che meritano di essere viste e affrontate, in Italia, da una prospettiva nuova.

Ciao Sofia, benvenuta! Sono molto felice di ospitarti qui su drinkfromlife. Ti va di raccontarci chi sei e di cosa ti occupi?

Sofia Abad nata e cresciuta in Italia da genitori marocchini. Linguista, traduttrice e interprete giurata. Laureata in lingue e culture Orientali e Africane presso l’Università L’Orientale di Napoli. Specializzata in sociolinguistica e dialettologia araba e berbera presso l’Università SMBA di Fes, Marocco e attualmente frequenta un master in linguaggio mediatico e telecomunicazioni presso l’Université Sophie Antipolis di Nice, Francia.

Nel 2017 ha ideato un progetto dal nome TalkWithMe con l’intento di garantire uno spazio alternativo, sicuro e libero da strumentalizzazioni, collabora con diverse associazioni per promuovere il dialogo interculturale. Ha scritto nella testata giornalistica, sezione “cultura” di La Repubblica, Napoli. Membro del direttivo MDMI (movimento delle donne musulmane d’Italia). Community Manager e Scrittrice presso Leggiqra editori, e autrice del RAMADAN PLANNER, edizione 2021.

Congratulazioni per il tuo percorso!
E adesso passiamo alla prossima domanda. Sei musulmana e colgo l’occasione per fartene una molto diretta riguardo un tema che mi sta molto a cuore approfondire. Il velo, purtroppo, in Italia è ancora molto strumentalizzato, come l’Islam che si conosce poco e niente. Ti andrebbe di condividere con noi cosa rappresenta, per te, il velo che indossi?

Rispondere cosi di getto a questa domanda, devo dire che, mi viene un po’ complicato. Perché in fin dei conti non mi sono mai posta tale domanda. Ho deciso di indossare il hijab nel 2012 , dopo un periodo di crisi adolescenziale totale. Assetata di conoscere quella parte della mia identità (religiosa e culturale) oscura e sconosciuta, mi sono rimboccata le maniche e ho iniziato a studiare.

La scienza e la conoscenza della fede musulmana, poco a poco, riuscivano a sorprendermi. Sentivo una sazietà capace di rigenerarmi giorno dopo giorno. Devo ammettere che non è stato facile, perché io sono cresciuta in un contesto molto particolare: non ho mai conosciuto nessuna persona a me simile (ovvero di seconda generazione, o marocchina o musulmana) ero a contatto solo con persone che non mi avrebbero mai capita, qualora mi fossi esternata e di questo ne sono sicura perché ci provavo molte volte.

Per me il velo rappresenta, se vogliamo essere in linea con la domanda, lo step successivo alla sazietà, un passo più pragmatico, più tangibile e visibile. Una scelta inconscia e razionale allo stesso tempo, una scelta che si fa ma senza programmarla.
Ho iniziato ad indossare il velo in un ambiente familiare, sebbene musulmano, privo di educazione al hijab. L’ho indossato perché sentivo l’esigenza di farlo e indossarlo avrebbe riempito la mia anima di energie positive, di spiritualità.

Ed è così anche oggi: a distanza di anni posso solo che confermare che per me il hijab è la voglia di vivere intensamente e a pieno la propria spiritualità. Una sorta di elevazione dell’animo in un sistema umanamente opprimente!

Mi rendo conto che sia complicato rispondere di getto e ti ringrazio di averlo fatto. Trovo importante sostenere una narrazione diversa da quella che già conosciamo, su determinati argomenti. Ne approfitto e vorrei chiederti se, secondo te, c’è uno stereotipo da rompere riguardo l’Islam? Secondo me sì.

Direi che ce ne sono così tanti da perderne il conto. 😅
Ma ci si fa il callo, come si suol dire, la fede ha un potere straordinario, è come se indossassi un’armatura infallibile e, che dinanzi ad ogni tipo di ingiustizia, riesci ad andare avanti perché le mine lacerano la pelle, ma non l’anima, la pelle si rigenera automaticamente, l’anima solo se vi sono forza di volontà e purezza…

Gli stereotipi rappresentano per me dei veri problemi cognitivi. Vengono generati e fatti circolare, in un sistema di relazioni interpersonali, per il semplice fatto che vi è una incapacità innata, in alcuni di noi, nel distinguere e mettere in pratica ciò che è giusto da ciò che nuoce a noi stessi e il prossimo.

Lo stereotipo è una sorta di patologia autoimmune. Più lo sovraccarichi e più ti autodistruggi. Bisognerebbe allenarsi molto sulla fede per poter superare questi piccoli ostacoli e andare oltre. Lo stereotipo maggiore di cui proprio non riesco a dare una spiegazione concreta è: se sei musulmano, sei automaticamente un terrorista, se sei un terrorista puoi solo essere un musulmano, se invece non lo sei, allora sei solamente un folle. Potete arrivarci benissimo anche voi come tale ragionamento è pura follia!

Già. Dovremmo essere più consapevoli dei nostri meccanismi mentali e giudizi, chiederci da dove arrivano, quanto male generano, se non sia arrivato il momento di romperli, e andarsi semplicemente incontro, per creare, veramente, un mondo di pace. Prima di concludere, ci lasci i tuoi riferimenti, come possiamo trovare TalkWithMe?

Potete trovarmi sulla pagina facebook come progettotalkwithme e su Instagram con talkwithme_official

Grazie mille Sara di drinkfromlife, per queste domande, spero di aver risposto alle vostre curiosità e se ne avrete altre potete tranquillamente inviarmele in DM, Sofia.

Grazie a te per la disponibilità a raccontarti e condividere, lo apprezzo molto.

Alla prossima puntata con drinkfromlife!

Sara

 

 

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Sara

Anima vagabonda, amo aggirarmi nelle medine arabe, nei templi indiani, nei borghi salentini o deserti sperduti nel mondo a sentimento, collegata con la Terra e il Cuore. Mi trovi anche sul progetto Sahara View Tours.

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