Attivismo tra diritti umani, body positivity e fotografia: a tu per tu con Melissa

  • mel cope
  • LRM_EXPORT_79030698931548_20200512_213438695
  • LRM_EXPORT_299052942959215_20200421_203126076
  • Processed with VSCO with a6 preset
    Processed with VSCO with a6 preset
  • DSC_0225
  • Processed with VSCO with a6 preset
    Processed with VSCO with a6 preset

Attivismo tra diritti umani, body positivity e fotografia: oggi ospito su drinkfromlife Melissa, una ragazza che ho conosciuto su Instagram poco tempo fa. Lasciamo che sia lei a presentarsi. Buona lettura!

Ciao Melissa, benvenuta su drinkfromlife! Ti va di raccontare alla community chi sei e di cosa ti occupi?

Ciao Sara, intanto ti ringrazio moltissimo per avermi ospitata qui con te. Io mi chiamo Melissa, ho 21 anni e provengo da Torino. Nella mia vita privata mi sto per affacciare in quello che è il modo universitario di scienze internazionali, dello sviluppo e della cooperazione per la pace, mentre su instagram mi occupo di diritti. Mi definisco un’attivista dei diritti umani a tutti gli effetti!

Sul tuo canale Ig parli di body positivity: di cosa si tratta e come affronti questo argomento?

Esatto, su instagram parlo di body positivity da circa un anno, da quando mi sono resa conto che i corpi non sono tutti trattati con pari dignità. La body positivity è un vero e proprio movimento nato tra il 2010 e il 2011 grazie a delle donne oversize – per lo più di colore – che postavano fotografie con l’hashtag body positivity. Il movimento va a promuovere tutta una serie di messaggi positivi dedicati a tutt* coloro che non hanno un corpo conforme alla nostra società.

Personalmente tratto questo argomento con tanta cura, perché mi rendo conto essere pieno di sfaccettature differenti che hanno necessità di essere ascoltate, per questo motivo tratto di body positivity con una ragazza che si chiama Dana e che di mestiere fa la psicologa: ci compensiamo molto perché io sono la parte “rivoluzionaria”, quella che non vuole attendere troppo per i cambiamenti, ecco. Vorrei che tutti i corpi venissero accettati indistintamente.

Body Shaming: se ne parla ancora troppo poco: cos’è (per chi non lo sa) e come sensibilizzare?

Hai ragione, il body shaming – preso con questo nome – è poco conosciuto, in realtà penso che sia qualcosa che è accaduto a tutt* una volta nella vita! Comunque “shaming” in inglese significa “vergogna”, perciò il body shaming è un comportamento attuato da una persona che vuole far sentire in imbarazzo una seconda persona per via del suo corpo. Se volessimo fare un esempio molto pratico: prendere in giro qualcuno per il suo peso. Il body shaming è attuato in più modalità: il problema non è la quantità di cibo che ingeriamo, il problema è il nostro corpo che non è mai conforme alla società. Ognun* di noi nella propria esistenza si è sentit* dire “Mangi troppo!” – fat shaming – o “Mangi troppo poco!” – thin shaming.

Fotografia di Melissa

Per sensibilizzare bisognerebbe iniziare a smettere di accumunare salute e body shaming: spesso non sono consigli, sono opinioni non richieste e fuori luogo. Inoltre bisognerebbe iniziare ad uscire da questa continua necessità di rispettare un determinato standard dal quale vogliamo tutt* inserirci.

Ne parlavo qualche tempo fa su instagram, ma la sociologia (che è una scienza) ha studiato il fenomeno della grassofobia e più nello specifico l’ha analizzato Michel Foucault: un sociologo che ha posto l’accento sul “potere”. Prima le reti di potere passavano attraverso il soggiogamento dell’anima, ora attraverso quello della salute e del corpo. I corpi non sono accettati a causa di canoni estetici, ma politici, l’emarginazione di qualcuno è sempre dettata dalla politica, per dividere le persone da quelle che contano a quelle che contano di meno.

Grassofobia, body shaming, fat shaming… sono tutte cose che portano a malattie reali, vere e non solo fisiche, ma anche mentali, come l’anoressia o la bulimia.

Ci sono altri temi che ti sono a cuore e sui quali cerchi di sensibilizzare?

Certamente! I temi che mi stanno a cuore sono moltissimi, per questo mi piace definire il mio profilo instagram “intersezionale” esattamente come il femminismo che tento di portare nella mia vita e sui social network. Mi piace parlare dei diritti che concernano le donne – qualche tempo fa ho iniziato a parlare di aborto o di mutilazioni genitali femminili – sempre rispettando le culture altrui e le società a cui le persone appartengono. Mi piace anche parlare di politica a dirti la verità, ultimamente ho parlato di caporalato, di lavoro e di immigrazione. In generale comunque mi stanno a cuore i diritti umani perché c’è tutta una connessione tra tutte le discriminazioni. Motivo per cui in questo mese (giugno) mi trovo a portare avanti un progetto che tratta della comunità LGBTQ+. I diritti sono diritti e tutti hanno pari dignità!

Fotografia di Melissa

Come utilizzi e colleghi la fotografia al tuo attivismo?

La fotografia per me è una vera e propria forma di attivismo, il modo in cui si possono utilizzare le fotografie è assurdo: si può parlare attraverso esse, si può riportare una discriminazione o, addirittura, si può far scatenare una pioggia di proteste e di coscienze risvegliate – mi vengono in mente tutte le proteste attuali del black lives matter insorte dopo la morte di George Floyd e dopo la diffusione di fotografie e video agghiaccianti.

Un messaggio, scaturito da tue riflessioni, alla community?

La mia riflessione più profonda è che tutt* dovremmo iniziare a preoccuparti degli altri, non solo di noi stessi: tutti meritiamo un posto in cui vivere, non sopravvivere. E tutti meritiamo di vivere in un posto in cui possiamo essere noi stess*. La libertà è preziosa e prima ce ne accorgeremo, prima la nostra vita muterà in meglio. Bisogna iniziare a prendere posizione e decidere se stare dalla parte dell’oppressore o dell’oppresso!

Fotografia di Melissa

Ti ringrazio immensamente per questa intervista! Per me è stato un piacere ed un onore. 🙂

I riferimenti di Melissa:

Potete seguirla sul suo blog La Ricamatrice di Sogni e su Instagram.

Grazie di cuore!

Sara

Tutte le fotografie sono state pubblicate per gentile concessione dell’autrice

Sara

Anima vagabonda, amo aggirarmi nelle medine arabe, nei templi indiani, nei borghi salentini o deserti sperduti nel mondo a sentimento, collegata con la Terra e il Cuore. Mi trovi anche sul progetto Sahara View Tours.

3 Risposte

  1. Melissa ha detto:

    Grazie di cuore per questa intervista, Sara

  2. Eliana ha detto:

    Un’ottima intervista che ci ha fatto scoprire una persona con ideali forti e saldi e che non ha paura di lottare per i diritti universali che tutti dovremmo avere ed esercitare! Ottimo spunto di riflessione!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

error: Content is protected !!