Una passeggiata a Diabat sulle tracce di Jimi Hendrix, a due passi dalla Woodstock del Marocco

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Diabat è un piccolo villaggio berbero che dista a soli tre chilometri dalla più nota Essaouira, la ben disegnata, o la Porta del Vento. Un vento incessante che ama insinuarsi tra i capelli e far danzare la djellaba, l’abito tipico, e i gabbiani che sembrano sospesi nel cielo. E sospeso qui è il tempo, dopotutto siamo ad una latitudine magica.

I gatti di Essaouira

Una visita del mitico Jimi Hendrix nel 1969 ha scatenato leggende metropolitane e storie, sfalzando la realtà e creando un alone che adesso fa parte del fascino di Essaouira. Alcune di queste affermano che Jimi viaggiò verso il Marocco a bordo di un piccolo aeroplano privato e che, una volta arrivato, dormiva un po’ dove capitava a casa dei locals.

Inoltre la star del rock avrebbe continuato a viaggiare attraverso il Marocco a bordo di un magic bus, fermandosi a dormire anche in tenda, e lasciando donne incinta e destra e manca. Intanto scriveva le sue impressioni su un diario di viaggio e strane idee gli balzavano in mente: acquistare l’isola di fronte Essaouira e anche il piccolo villaggio berbero Diabat.

Ogni ristorante e hotel, o quasi, qui vanta il passaggio di Jimi Hendrix e diversi locals hanno aneddoti da raccontare. 🙂

Mito o realtà?

La realtà sembra più semplice. Secondo l’ente del turismo di Essaouira Jimi Hendrix arrivò a Casablanca a bordo di un normalissimo aereo con due amici e soggiornò in hotel per niente squallidi. In fondo (hippie chic non è male!). I tre viaggiarono a bordo di una limousine e si fermarono a Essaouira 11 giorni senza una chitarra e senza creare guai o pretese di acquistare ogni cosa per capriccio. Dopotutto erano in vacanza non in tour. 😛


Desideravo fortemente andare a Diabat sulle tracce di Jimi Hendrix e mai avrei pensato di passarci due volte. La prima eravamo in due e abbiamo preso un taxi nei pressi del porto di Essaouira, la base in quei giorni, contrattando 20 diram, se non ricordo male, circa due euro. Qui, come in India, l’arte della contrattazione è d’obbligo, ciò che conta è seguire dei parametri dignitosi per chi acquista e chi c’è dall’altra parte.

La seconda volta, in tre, è stata piacevolmente avventurosa perché ci siamo fatti lasciare dal taxi molto prima di Diabat, davanti il ristorante Beach and Friends che si trova letteralmente in spiaggia e a circa 3,5 km dalla medina intricata e affascinante di Essaouira. Da lì abbiamo proseguito a piedi andando verso sinistra, camminando lungo la spiaggia e superando cammelli a disposizione (suona male ma è esattamente così) dei turisti per piccole passeggiate o fotografie. Erano tranquillamente seduti sulla spiaggia, avvolti da un’aura pacifica ma quando un uomo mi ha proposto di accarezzarne uno non me la sono sentita. Ricordo che in India più di un locals mi aveva avvisata di non toccarli, perché possono mordere.

(A questo proposito potrebbe interessarti il blog post che ho scritto su Animali nel turismo: diverse sfaccettature nel turismo selvaggio)

Superati i placidi cammelli ci siamo imbattuti in kitesurfers e surfisti, era un piacere vederli scivolare sulle onde! Dopotutto sportivi da tutto il mondo vengono qui per divertirsi con le  curve effimere dell’oceano. Improvvisamente una visione, che cercavo, si è stagliata a metà tra spiaggia e mare, svettante verso il cielo. Mi è venuta in testa la canzone:

… and so castles made of sand, fall in the sea, eventually

Sono parole del leggendario Jimi Hendrix. Poco importa se l’uscita della canzone sia antecedente alla sua visita…

Bordj El Berod

Davanti ai miei occhi si stagliava verso il cielo del mondo un enorme ammasso di roccia, uno scoglio. Man mano che mi avvicinavo notavo la mano dell’uomo, una torre crollata. Avevo letto che la stella indiscussa del rock era stato almeno tre giorni in quello che un tempo era un castello. Giorni a contatto con se stesso e con la musica, a comporre la famosa canzone.

Che si tratti di mito o realtà poco importa (anche se la canzone uscì prima della sua visita…) la magia avvolgente del posto è indiscussa. Appena sono salita sullo scoglio-castello di Jimi è arrivata, improvvisamente l’alta marea, facendomi venire un brivido. Qualche istante di adorazione – sono appassionata di musica, soprattutto rock – mi sono levata scarpe e calzini e sono scesa con i piedi immersi nell’acqua fresca dell’oceano, impressa di memorie antiche.

Nonostante i miei compagni di viaggio mi sentivo sola, come mi sono sentita quasi per tutto il viaggio. Dopotutto è stato un viaggio iniziatico, non poteva andare diversamente. E per me la parola solitudine non ha necessariamente accezione negativa. C’eravamo io, l’oceano, il cielo, il vento del Marocco che un po’ mi ricordava il Salento ma era più forte, energizzante, mi parlava di movimento profondo e intenso. Camminando sulla spiaggia abbiamo incontrato delle dune alte e poi un laghetto con asinelli selvatici che si abbeveravano.

Siamo entrati in una sorta di boscaglia per incontrare una struttura antica e misteriosa dove, da visionaria che sono, ho immaginato hippies provenienti dal tutto il mondo campeggiare negli anni ’70. Ho capito dopo che si trattava dell’antico castello del sultano Sidi Mohammed ben Abdallah, un luogo intriso di storie. Gli hippies campeggiarono davvero lì ma, in seguito a diverse morti avvenute per motivi di droga, la polizia li fece andare via.

 

Cammina cammina e siamo arrivati a Diabat, davanti il mitico Jimi Hendrix Cafe. Il posto è carino, semplice, colorato. Il caffè pessimo e costoso ma vale la pena una visita. La volta precedente avevo ordinato un caffè con latte (cosa che faccio solo all’estero), servito, a sorpresa, con biscottini buonissimi e speziati, rotondi, che poi ho ripreso al suk per soli 5 diram al pacco, un pungo di centesimi.

Diabat sorge nel nulla, poche case a due passi dall’oceano ed io ho desiderato vivere lì per qualche giorno, in mezzo a quel niente. E forse un giorno lo farò. È la meta di camperisti hippie che parcheggiano nei pressi del bar, o di backpackers che dormono presso le famiglie locali oppure all’unico ostello che c’è Yellow Submarine che però abbiamo trovato chiuso.

Se, di giorno, si cerca la quiete fuori dalla medina di Essaouira questo è un ottimo posto. Camminando, la prima volta, abbiamo incrociato una ragazza un po’ freak.

Hello!

Ciao!

E sono scoccati sorrisi complici. Noi italiani ci riconosceremmo a chilometri di distanza. Se poi siamo italiani e viaggiatori i lucciconi agli occhi sono assicurati.

Informazioni utili: dove mangiare e dormire a Diabat e mezzi di trasporto

Per dormire a Diabat ci sono l’ostello Yellow Submarine e il Jimi Hendrix Hotel, oppure una sorta di parcheggio dove sostare con il camper, se lo hai. Non li ho provati perché il mio hotel si trovava a Essaouira. Al Jimi Hendrix Cafe si può mangiare qualcosa, anche la tajine, il piatto tipico o bere ma non consiglio il caffè. 🙂

Se decidi di andare in taxi assicurati che aspetti (e non pagare la seconda tratta in anticipo) perché al ritorno, in quel niente, non si trova uno nemmeno a invocarlo con una seduta spiritica. 🙂  La prima volta ci eravamo accordate per il ritorno ma il tassista, nonostante le promesse e raccomandazioni, non ci ha aspettate, facendoci una brutta sorpresa. Per fortuna dopo un po’ ne è passato uno che aveva lasciato dei locals ma è stato un colpo di fortuna per non dire una botta di XXX

Autostop?

La seconda volta abbiamo dovuto camminare un po’ prima che passasse un taxi a salvarci e con l’autostop non si è fermato nessuno, nonostante fossimo 2 ragazze e un ragazzo. Ho fatto diverse volte l’autostop in India (mai da sola, sempre con il mio ex oppure amici), e si era sempre fermato qualcuno, che fosse turista o locals. In Marocco, tra Diabat ed Essaouira non si è fermato nessuno. Forse non è una pratica diffusa in Marocco o in Africa, in generale. Tu ne sai qualcosa? 🙂

Conclusioni

Se ami la musica, e i luoghi semplici e tranquilli, devi assolutamente fare una passeggiata a Diabat sulle tracce di Jimi Hendrix. Percorrere le orme di Jimi Hendrix, vere o finte che siano, può essere piacevole e divertente.  Ah! Non te lo avevo detto ma qualcuno afferma che lui non sia mai passato da qui. 🙂

Il pessimo caffè! Almeno le tazze (mi ricordano i Beatles) sono carine!

 

Alla prossima!

xxx

Sara Chandana

ps Ti aspetto su facebook e su instagram come @drinkfromlife

 

 

Sara Chandana

Macara vagabonda, ama aggirarsi nelle medine arabe, nei templi indiani, nei borghi salentini o sperduti nel mondo a sentimento, collegata con la Terra e il Cuore.

25 Risposte

  1. Annalisa ha detto:

    È sempre piacevole leggere di viaggi e di musica. Che siano leggende o meno, a quanto pare sono state sfruttate abbastanza bene in ambito turistico! Anche io non avrei accarezzato i cammelli, mi mettono agitazione

  2. Sara ha detto:

    Potrebbe essere una trovata turistica, in un luogo in cui non andrebbe nessuno, ma non ho trovato tutto questo via vai anche perché si tratta di un turismo di nicchia. Difficilmente chi non è intenditore del genere, o almeno estimatore, passerà da qui. 🙂

  3. Silvia Faenza ha detto:

    Davvero molto interessante questo mix con il passaggio in zona di Jimi Handrix, sicuramente ti ha permesso di scoprire una zona “meno” turistica. Molto interessante il tuo racconto, vorrei tanto poter scoprire anche io queste zone 🙂

  4. Silvia ha detto:

    Bè, che sia verità o leggenda, direi proprio che questo viaggio permette senza alcun dubbio di vedere e vivere luoghi unici! Savvero splendido!

  5. Simona ha detto:

    Inizialmente pensavo fosse un luogo estremamente turistico ma leggendoti invece sembra che nonostante la fama non lo sia per nulla. Chissà poi se è davvero andata così la storia di Hendrix! 😉

    • Sara ha detto:

      Oh no detesto quel genere di posti e ci vado solo se ne vale veramente la pena come il Taj Mahal. Altrimenti evito e preferisco scegliere destinazioni di nicchia. 🙂

  6. Gia ha detto:

    Fantastico! Le foto mi piacciono tantissimo, poi adoro i colori del nord Africa.

  7. Noemi ha detto:

    Ma io questa cosa di Jimi Hendrix in Marocco mica la sapevo. Ci credo che ti sia sentita sola. Un viaggio sulle orme di una leggenda non è una cosa da tutti i giorni!

  8. Massimo ha detto:

    Un bel racconto, complimenti. Non sapevo proprio niente della storia del musicista, tranne che della musica fantastica che suonava.

  9. anna di ha detto:

    Adorando l’Africa ho letto con curiosità questo racconto, ma non solo. Anche perchè un mio caro amico è appassionato di Jimi , così ora posso dirgli che so una cosa che lui non sa, che Jimi fa fatto un giro in Marocco! Chissà se è vero, comunque è un modo alternativo per vedere questo paese .

    • Sara ha detto:

      Si è vero, Jimi Hendrix ha viaggiato in Marocco. In particolare Essaouira é stata, ed é ancora, la meta di diversi artisti tra cui anche Bob Marley. Il fermento musicale é palpabile in ogni stradina. Poi dire al tuo amico tutto questo. 🙂

  10. Sofia ha detto:

    Anche a me piace viaggiare seguendo i viaggi della musica. Ovunque vado. E cantare. Cosa che qui in Polonia desta qualche sospetto

  11. Sara ha detto:

    Anche a me piace viaggiare e e scoprire luoghi legati a personaggi o fatti famosi.
    Talvolta capita che sia solo una leggenda o una storia resa un po’ più “romanzata” per attirare i turisti. Basta capirlo e non farsi “fregare” troppo. A me il tuo racconto è piaciuto, e un passaggio a Diabat lo farei, anche se Jimi Hendrix lo hanno visto solo con il binocolo!

    • Sara ha detto:

      Che carina, grazie! Credo sia passato davvero, perché ci sono testimonianze della sua viata ad Essaouira, che è lì vicino. Ma hanno romanzato parecchio, specialmente riguardo la canzone, incisa due anni prima della sua visita. 😀

  12. anna ha detto:

    davvero molto bello il tuo articolo su questa località…… mi hanno colpito i ciuchini in spiaggia e il bellissimo murales……

  13. Che bello quanti gatti ci sono! E’ una terra speciale. Io sogno di andarci prima o poi. Grazie per aver condiviso questo splendido viaggio e le tue scoperte 😀

  14. Giovy Malfiori ha detto:

    Io sono andata a “trovare” Hendrix recentemente, nella sua Seattle. Da tempo, però, sto meditando un viaggio che segua un po’ la sua vita e sicuramente passerò dal Marocco.

  15. Sara Bontempi ha detto:

    Che posto meraviglioso da scoprire, le tue foto mi fanno sognare da tanto sono belle, complimenti!

  16. Patrizia ha detto:

    Bello seguire le tracce di Hendrix in Marocco, pur da appassionata del genere non sapevo di questa meta. Bellissima la foto del murales, molto particolare! E’ sicuramente una deviazione da fare visitando il Marocco

  17. Raffaella Martini ha detto:

    MI è piaciuto conoscere questa località, nascosta fra la realtà e la leggenda di Jimi Hendrix. Come sia andata, non lo sapremo, ma da quanto ho letto merita comunque la visita a Diabat

  18. Monica ha detto:

    Che posto affascinante! Mi piacciono questi piccoli villaggi sul mare dall’atmosfera un po’ hippie. Ma chissà come sarà andata davvero la storia di Jimi Hendrix, sempre che sia davvero passato di lì e non sia tutta una leggenda!

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