Modest fashion e viaggi: come vestire con stile nel rispetto di culture e religioni
Modest Fashion e viaggi.
Un viaggio consapevole è un’occasione per scoprire nuove culture, incontrare persone diverse e immergersi in tradizioni apparentemente lontane. Ma quando si tratta di scegliere cosa indossare, il rispetto per i costumi locali è fondamentale. (Anche quando crediamo di avere l’assenso dei local, perché spesso sono molto gentili). La modest fashion offre un modo per esprimere il proprio stile senza rinunciare alla sensibilità culturale e al comfort.
Cos’è la Modest Fashion?
Si tratta di un movimento che promuove un abbigliamento sobrio ed elegante, rispettando i principi di modestia di diverse culture e religioni, esempio Islam e Ebraismo. Non si tratta solo di coprirsi, ma di scegliere abiti che rispecchino un’estetica più riservata, ma allo stesso tempo moderna e sofisticata.
Si può indossare un abito lungo o largo, ma anche capi che enfatizzano la raffinatezza senza esibire troppo il corpo. Questo stile di moda non riguarda esclusivamente chi segue pratiche religiose, come le donne musulmane, o cristiane in alcune parti del mondo, ma anche chi, indipendentemente dalla fede, sceglie di esaltare la propria bellezza in modo discreto. Ad esempio focalizzandosi sul viso e sull’eleganza della figura piuttosto che sull’ostentazione del corpo.
Il termine modest fashion è nato dall’unione di “modesty” (modestia) e “fashion” (moda) e si è diffuso per la prima volta negli anni 2000, soprattutto grazie alla crescente visibilità delle influencers musulmane e delle stiliste che hanno portato l’abbigliamento sobrio e chic sulle passerelle internazionali. Il concetto è oggi interpretato in modo variegato e include diversi stili, che vanno da quelli più tradizionali, come l’abito lungo o il velo, a quelli più moderni, ma sempre rispettosi dei valori di modestia.

Modestia in passerella. Credit Raden Prasetya, Unsplash
Numerose stiliste hanno contribuito a rendere la moda modesta una vera e propria tendenza, mescolando eleganza e discrezione con un tocco contemporaneo. Inoltre, la modest fashion non è esclusiva delle donne: anche gli uomini possono abbracciare questo stile, scegliendo abiti che rispettano la modestia senza rinunciare alla modernità e alla raffinatezza.

Credit Alexi Romano, Unsplash
Stiliste e designer che promuovono la Modest Fashion
Alcune stiliste, designer e fashion influencer che diffondono la modest fashion sono:
- Samia Benchaou: stilista marocco-danese. Unisce la tradizione con un tocco contemporaneo, è stata celebrata da riviste di moda rinomate come Elle e Vogue. Ha un profilo instagram molto seguito.
- Fatma Hudsan, stilista e fashion designer, anche lei seguitissima su instagram e di grande ispirazione per tantissime donne perché alterna abiti modest eleganti a modest casual.
- Maria Alia Al-Sadek, di origini palestino-portoricane diffonde un look modest elegante e originale al tempo stesso. Il suo IG è mariaalia

Credit Elyas Pasban, Unsplash
Hijab, Niqab, Chador e Burqa: facciamo chiarezza
Quando si parla di modest fashion e di velo, si tende a fare confusione tra i vari termini. Ecco una sintesi per comprendere meglio le differenze:
- Hijab: è il termine generico che indica il velo. Copre i capelli, il collo e, a volte, le spalle, lasciando scoperto il viso. È il più diffuso tra le donne musulmane e può essere abbinato a vari stili di abbigliamento.
- Khimar: un velo lungo che copre il capo, il collo e le spalle, lasciando però il viso scoperto. Viene indossato soprattutto in alcuni paesi del Medio Oriente e del Sud-est asiatico.
- Niqab: un velo che copre il viso, lasciando scoperti solo gli occhi. È più comune in alcune regioni del Golfo e tra chi segue interpretazioni più conservative della modest fashion.
- Chador: un mantello lungo che copre tutto il corpo, solitamente senza bottoni o chiusure, e che viene tenuto fermo con le mani o con una spilla. È molto diffuso in Iran.
- Burqa: il velo più coprente, che nasconde completamente il corpo, compreso il viso, con una griglia all’altezza degli occhi per permettere la visione. È obbligatorio in alcuni paesi come l’Afghanistan, sotto regimi particolarmente restrittivi.
Non esiste un dress code universale, per quanto riguarda la modest fashion: regole e tradizioni specifiche variano in base al livello di osservanza religiosa, al modo di vivere la propria spiritualità e alle influenze culturali locali. Molte persone, uomini o donne, seguono una lettura simbolica e personale dei principi di modestia.
Oltre il pregiudizio: il valore della Modest Fashion
Questi capi hanno significati e utilizzi diversi a seconda delle culture e delle interpretazioni religiose. Per molte donne il velo non rappresenta un’imposizione, ma una scelta personale e spirituale, un simbolo di identità e devozione a Dio. È importante riconoscere che, sebbene possa essere difficile comprenderlo in alcuni contesti, l’associazione tra oppressione e un semplice pezzo di stoffa spesso deriva da una prospettiva limitata e influenzata da un filtro culturale occidentale ormai superato. Occorre, invece, considerare la complessità e la diversità delle realtà globali.
Molto più di un fenomeno commerciale
Sebbene sia facile considerare la modest fashion un fenomeno puramente commerciale, questa visione spesso riflette un pregiudizio radicato. In realtà, la modest fashion, è un’espressione legittima della diversità culturale e dell’estetica personale, con la stessa dignità di qualsiasi altra tendenza nel mondo della moda.
Viaggiare con stile e rispetto
Viaggiare in paesi con tradizioni e culture diverse richiede una consapevole attenzione nella scelta dell’abbigliamento. Rispettare le norme locali non significa rinunciare al proprio stile, ma piuttosto trovare un equilibrio che mostri rispetto per le usanze del luogo.
Conoscere il contesto: ogni Paese ha un proprio codice di abbigliamento, spesso determinato da tradizioni culturali, influenze religiose e diverse concezioni del pudore. In alcuni luoghi, è richiesto coprire spalle e ginocchia, soprattutto quando si visitano aree sacre o tradizionali. Anche in Italia, fino a non molto tempo fa, era usanza indossare il velo nei luoghi di culto cattolici. Io stessa ricordo, da bambina, di osservare con curiosità e ammirazione le signore che ancora portavano pizzi neri molto eleganti durante la messa. Era un gesto di devozione e rispetto per la sacralità del luogo. È un peccato che queste tradizioni si siano perse, perché racchiudevano una bellezza e un’eleganza che oggi fatichiamo a ritrovare.
Senza andare troppo lontano
In alcuni luoghi questa sensibilità sopravvive ancora. A Santa Maria di Leuca, nel Santuario di Santa Maria de Finibus Terrae, è presente un cesto con foulard da utilizzare per coprire spalle o capo prima di entrare. È un invito gentile a rispettare l’ambiente sacro, un gesto che ricorda quanto anche i dettagli possano essere importanti per avvicinarsi con rispetto a una tradizione. Alcune guide turistiche continuano a sensibilizzare i visitatori su queste attenzioni, contribuendo a preservare un dialogo tra cultura e spiritualità. Questo è un importante segno di sensibilità culturale.
Suggerimenti per un look pratico e rispettoso
Tessuti e praticità: è importante scegliere capi leggeri e traspiranti che rispettino sia il clima che la modestia.
Accessori strategici: mettere in valigia foulard, kimono e capi versatili per adattare il look a diverse situazioni.
Più di un trend: la modest fashion è anche per moltissime donne un atto di libertà e autodeterminazione. L’apertura mentale, l’emancipazione, non si misurano in base a quanto scopriamo il nostro corpo.

Credit Zana, Unsplash
Il mio incontro con la Modest Fashion
Prima di iniziare a viaggiare fuori dall’Italia, non conoscevo la modest fashion. Il mio modo di vestire era quello tipico occidentale, senza particolari riflessioni su come l’abbigliamento potesse interagire con la cultura di un luogo. Questo perché non mi ero ancora confrontata con mondi diversi dal mio. Mi vestivo nei mercatini dell’usato, nei negozietti vintage e creavo il mio stile.
Ma tutto è cambiato durante i miei lunghi viaggi in India. Prima di partire, mi sono informata sugli usi e costumi locali e, come sempre, sono partita con uno zaino leggerissimo, portando con me solo un paio di cambi essenziali o poco più. Una volta arrivata, ho sentito il desiderio di spogliarmi non solo del superfluo, ma anche degli abiti che portavano con sé un’identità culturale distante da quella in cui mi stavo immergendo.
Così, ho iniziato a indossare abiti più in linea con la cultura locale, non solo induista e musulmana, ma un mix di religioni, e piano piano il viaggio mi ha trasformata al punto che anche il mio modo di vestire si è evoluto.
Attraversando paesi arabi per raggiungere o tornare dall’India, mi fermavo durante gli scali lunghi e ne approfittavo per esplorare. Prima di quei viaggi, a causa della narrazione mediatica occidentale, avevo timori infondati verso quei mondi. Ma conoscendoli da vicino, ho iniziato ad amarli. Sono rimasta affascinata dall’eleganza delle donne musulmane, dalla loro capacità di esprimere bellezza e raffinatezza attraverso la modest fashion.
Incuriosita, ho iniziato a leggere le loro storie e a comprendere meglio il significato del velo. In Occidente viene spesso frainteso e additato come simbolo di oppressione, ma ho scoperto che per molte donne è una scelta consapevole, parte di una pratica spirituale profonda. Per loro è anche un atto di autodeterminazione, rappresenta una forma di emancipazione femminile.
Esiste, infatti, il femminismo islamico.
Certo, ci sono paesi in cui l’abbigliamento viene imposto con la forza, in nome di un’interpretazione distorta della religione, per giustificare gravi crimini e limitazioni dei diritti umani. Paesi in cui mi rifiuto di viaggiare. Ma la realtà delle donne musulmane è incredibilmente sfaccettata, e molte di loro vedono il velo come uno strumento di libertà interiore, un modo di affermare la propria identità al di là delle aspettative sociali.
Durante i miei viaggi in India, ho iniziato a coprirmi il capo, un gesto che mi faceva sentire in armonia con la cultura locale, ma anche più protetta e concentrata. Quando sono tornata in Italia, però, ho smesso di farlo. Il motivo? A volte, il giudizio delle persone è feroce, e ho percepito disagio nel ritornare a una consuetudine che, in quel contesto, sarebbe risultata estranea e strana agli occhi degli altri. Ma nel cuore, so che la modest fashion non è solo una tendenza esterna, ma un modo di pensare che va oltre le convenzioni sociali.
Consigli di stile per diverse destinazioni
- Marocco e Medio Oriente: maxi dress, pantaloni larghi e tuniche leggere, da comprare anche nei suq (i mercati).
- Asia: tessuti naturali, colori neutri e abiti morbidi, rispettando la sobrietà richiesta nei templi.
- Europa: un mix di modest fashion e tendenze locali.
Conclusioni
La modest fashion è un’opportunità per esplorare il mondo con rispetto, senza rinunciare alla propria identità. Il viaggio diventa così un incontro tra culture, anche attraverso il modo di vestire. Indossare capi che riflettono il rispetto per un luogo e le sue tradizioni arricchisce l’esperienza e apre la mente, permettendo di vedere oltre gli stereotipi e abbracciare una visione più profonda della bellezza.
E tu conosci la modest fashion?
Scrivimi nei commenti o @sarainmmoroccoland su IG o una mail a hello@drinkfromlife.it, sarò felice di leggerti e risponderti.
Alla prossima puntata con DrinkFromLife!
Sara







