Il viaggio non è il fine – riflessioni

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Amo la notte, quando tutto è in silenzio e io entro più facilmente a contatto con me stessa. La notte, per me, diventa facilmente vettore di riflessioni e consapevolezze. Sono tornata da poco da un viaggio di due mesi in India che continua a fare il suo lavorio interiore, stimolato da ciò che accade in Salento e da alcuni incontri di questi giorni. Mi sono resa conto di diverse cose…

Si torna a casa da un lungo viaggio con il desiderio di riposare per smaltire tutto. Invece no! Il processo in atto si amplifica per permettere alla verità di emergere. Cosa sto blaterando?

Che viaggiare è bello e intenso, ma per me tornare è anche un atto di responsabilità. E tornare mi ha permesso di vedere.


Il viaggio non è il fine ma uno strumento

Non ho visitato tutto il globo con la smania di mettere bandierine ovunque ma negli ultimi anni mi sono guardata intorno per allargare i miei orizzonti. Ho visto tutto e il contrario di tutto. Ho toccato con mano, e vissuto per poche ore, il lusso sfrenato ad Abu Dhabi e la povertà dignitosa in India. Mi sono cimentata in asana che credevo troppo difficili per il mio corpo ma guadagnando ogni volta mezzo millimetro di flessibilità. Ho meditato di fronte al Gange a nord dell’India e guardato il tramonto scomparire dietro le palme dal letto di un fiume in secca al sud.

Sono andata a Castel del Monte e non sono entrata, proprio come successe a mio nonno molti anni prima. Ho cancellato tutte le foto di quel giorno. Ho lavorato a un festival in Umbria, immersa tra lavanda, amici, sconosciuti e musica troppo alta per me, 24 ore su 24, eppure nonostante la notte tremasse il terreno ho dormito sonni tranquilli nella tenda.

Ho percorso l’Italia in camper con il mio ragazzo (in molti di questi ricordi c’è anche lui) e una famiglia di sconosciuti e siamo letteralmente morti dal caldo. Quello che doveva essere un viaggio di libertà e condivisione è diventata una tortura e ancora mi stupisco come abbiamo fatto a non strozzarci a vicenda. Dopo un viaggio del genere vuoi solo riposare e invece…

Esperienze forti, fortissime

Ho scalato una montagna con la paura costante di scivolare in un burrone e a ogni passo ho visto tutte le mie paure, quelle di cui ero conscia. Durante un temporale forte un uomo è morto a pochi metri da noi, sotto un albero. Ero certa di non uscire viva da quella maledetta montagna, volevo andare a casa ma ci siamo convinti a proseguire, seguendo le parole di un bambino fiducioso. Dopo due giorni di scalata, ero – eravamo – in cima. Mi sono ritrovata immersa nel silenzio, in una vallata che sembrava la location di un film fantasy tra gente che meditava nuda. Era luna piena.

Ho condiviso i pasti in un cerchio gigantesco con centinaia e centinaia di persone colorate, senza utilizzare il cellulare per dieci giorni e non mi mancava. Fatto la doccia con l’acqua gelida del sorgente, immersa nella natura selvaggia.

Tra le tante cose, sono partita in Spagna per un progetto in un parco naturale e ho avuto tanto tempo per stare sola con me stessa, accanto a corsi d’acqua. Ho parlato poco quei giorni ma riso a crepapelle con tutti. Ho visto una Madonna Nera, la seconda dell’anno fino ad allora.

Dire no a compromessi e proteggersi

Dopo qualche mese ero in Germania per lavoro. Una notte io e Gio abbiamo fatto le valigie, improvvisamente, e siamo usciti da casa in strada, al freddo. Non abbiamo ceduto a un viscido ricatto che il tipo losco da cui abitavamo ci aveva fatto. A quell’ora. Insieme ad un amico che giocava con un coltello per intimorirci. Gio non lo sapeva ma avevo il piano B, da giorni. La mia bussola interiore mi diceva che qualcosa non andava.

So ascoltarla molto bene e leggere i messaggi che la natura mi manda per avvisarmi di qualcosa. Dopotutto nei miei geni ho il dna di persone molto particolari. Da bambina credevo di essere una strega adesso chiamo tutto ciò ascoltare il proprio intuito. 

Sono tornata dalla Germania devastata, decisamente non è il mio posto e non lo dico solo per via di questa esperienza. Nonostante l’emozione nel trovarmi davanti al muro di Berlino e la romantica Heidelberg.  Magari le darò un’altra chance in futuro.

Se il viaggio non è il fine cosa cercavo?

Sono andata in Salento e poi in India e questo più volte. Mi sentivo un uccello migratore. L’India è la mia seconda casa. Ero felice di stare lì ma continuava a mancarmi qualcosa e non capivo cosa. Ho visto luoghi bellissimi e incontrato occhi grandi, occhi scuri, occhi indiani. Occhi di tutto il mondo. Ho imparato a cavarmela da sola nonostante fossi in coppia. Perché viaggiare in coppia non vuol dire stare sempre insieme. Almeno per noi. C’è anche bisogno di spazio, di tempo per se stessi, di uscire da soli e scoprire come ce la caviamo contando solo sulle nostre forze.

Sempre ho cercato dentro me stessa la verità. Ma la verità accade.

Ho ammirato i tramonti sul lago di Pushkar,  sorseggiato lunghi caffè dalla mia famiglia indiana. E bevuto decine di chai nel negozietto di Raj mentre lavoravamo insieme. E ancora, dopo tante avventure, quando torno a casa devo incappare in gente gretta che non si fa gli affari suoi e non si informa nemmeno bene e mi chiede se sono stipendiata, se lavoro 8 ore al giorno, quando mi sposo come a insinuare che non faccio nulla. Loro conoscono solo questo ma non vogliono nemmeno aprire lo sguardo.

non accetto consigli da chi sta fermo e mi dice come correre Condividi il Tweet

Ricordi vividi

Le meditazioni nel tempio del Dalai Lama. Il Dalai Lama. Le danze tantriche rituali dei monaci buddisti. Il sole, la pioggia. Un lungo viaggio in treno, la lotta per farci dare un posto più decente e poi semplicemente arrendersi. Nella mia amata India qualcosa mi mancava. Credevo di trovarla tornando a casa ma prima sono passata dalla Turchia  scoprendo che Istanbul è una strega che ti ruba il cuore. Nemmeno la danza ipnotica di un derviscio rotante è servita a trovare quel pezzettino.

Un’irrequietezza che non si placava

E poi sono arrivata in Puglia. Amato Salento. Felicità. Rottura di palle. I soliti che si aspettano io viva secondo i loro schemi e giudicano. Perché la gente invece di chiederti che lavoro fai non vuol sapere se sei felice, cosa ha fatto sussultare il tuo cuore?

Inizia la tiritera. Voglio stare sola. No voglio stare con te. Stiamo soli. No stiamo insieme. Manca sempre qualcosa. La meditazione non ha la risposta, il viaggio nemmeno e così la relazione. Sarà quel Vuoto di cui parlava quella maestra risvegliata, anni fa, in un discorso? Eppure c’è sempre qualcosa che non torna.

E poi una voce sussurra delle parole nell’orecchio… Ha visto qualcosa. Una voce che vede. Subito rifiuto di vedere quella cosa che mi dice. La voce continua a sussurrare.

Così capita di girare il Salento, attraversare l’Italia, andare dall’altra parte del mondo e tornare. E la risposta irrisolta della vita si scongela a casa. Lasciando di sasso.  Quello che cercavo era lì con me, da sempre. La risposta a un certo tipo di Sete. Ora tutto acquisisce un sapore diverso, si rimette a posto dentro.

Sono certa che i viaggi siano stati parte del processo, hanno smosso, accelerato, permesso di andare più a fondo. Ma quella risposta, la Risposta, non è arrivata durante una meditazione, una cerimonia sciamanica, una postura di yoga, un viaggio in India. Quelli erano solo giocattoli.

A me la Risposta è arrivata quando ero sola, nella notte. Con un libro prezioso tra le mani. Senza illuminati o sciamani. Non ho pagato un corso salatissimo per riceverla. Sola, sul mio letto in Salento, ho compreso a cosa era dovuta la mia irrequietezza. Quella che mi ha punzecchiata il sedere per una vita spingendomi a intraprendere sempre esperienze diverse, incontrare occhi, tanti occhi nel mondo. Dare tanti abbracci  e non darli, rompere gli schemi.

Ora la sete si è placata eppure so che il processo non si è arrestato, non si può arrestare la Vita.

L'incontro con noi stessi, quello profondo e vero, accade al momento giusto. Condividi il Tweet

Non un minuto di più. Non un minuto di meno. Grazie a tutti i viaggi, la meditazione, gli incontri sciamanici, le terapie olistiche. I maestri veri e quelli che si sentono tali e i loro suggerimenti. Gli invasati delle varie discipline. Grazie per tutti i consigli – che raramente ho ascoltato salvo pentirmene – ma nessuno è servito. Nessun giocattolo, nessuna esperienza, nessuna persona può sostituire l’incontro di verità con noi stessi. Può prepararci in qualche modo ma è bene non mistificare.

Alla fine del viaggio è arrivata la Risposta, ho guardato in faccia l’irrequietezza e ho recuperato una parte preziosa di me. Non smetterò di viaggiare ma sicuramente tutto avrà un sapore diverso. Arriveranno altre fasi, altre comprensioni eppure dentro di me, in questi giorni, ho trovato un dono prezioso.

A te piace viaggiare? Perché lo fai? La parola irrequietezza ti dice qualcosa?

 

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Sara Chandana

Una zingarella vegetariana a spasso per il mondo

6 Risposte

  1. Simona ha detto:

    La parola irrequietezza mi dice qualcosa si, che forse crescendo cambia e diventa curiosità, necessità, come una mela caramellata mangiata davanti a un tramonto in India.

  2. anna ha detto:

    che racconto forte, che hai scritto. L’ho letto con attenzione perchè hai descritto il tuo stato d’animo, le tue paure, il tuo desiderio di capire in maniera “irrequieta”, si percepiva l’irrequietezza del tuo animo. Credo che oggi hai la risposta, grazie proprio a tutti i viaggi che hai fatto. I viaggi non sono solo vedere altri mondi o incontrare persone, i viaggi sono un modo per crescere assieme al mondo. Anche io adoro viaggiare, viaggio da 30 anni ed è la mia energia. Viaggio perchè… perchè per me è aria, semplicemente aria.

  3. SILVIA ha detto:

    Bellissimo questo post Sara! Mi ritrovo molto nella tue parole anche se non ho fatto esperienze così estreme e, soprattutto, nel mio caso la “Risposta” ancora non è pervenuta! 😉

    • Sara Chandana ha detto:

      Ciao Silvia, grazie! L’ho scritto di cuore e revisionando anche diversi momenti dell’anno ma ognuno si può ritrovare. Non è necessario scalare montagne per carpire piccole grandi verità. 🙂
      Per ricevere la risposta… hai posto la domanda? :*

  4. Roberta Isceri ha detto:

    “Sempre ho cercato dentro me stessa la verità. Ma la verità accade”. Questa frase mi rende meno irrequieta. Io, che irrequieta lo sono stata sempre. Sono convinta, come te, con non si debbano confondere i mezzi con il fine. Conosco sempre più persone che fanno 1000 e una esperienza spirituali e che si infarciscono la bocca con 1000 e uno termini presi a piene mani dalle varie discipline. Io, però, sono convinta che la verità si trovi nelle piccole cose di ogni giorno. Ancora devo trovarla, eh… E, da un lato, vorrei indietro la mia inquietudine. Allo stesso tempo, bisogna che l’inquietudine trovi una sua saggezza, negli anni.

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