Delhi – il mio itinerario di 4 mesi in India

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    In aereo verso Mamma India
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    Con il nostro primo amico
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    Amrit sul risciò a motore
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L’arrivo a Delhi

Dopo 2 mesi dal mio ritorno in Italia e 4 in India eccomi qui a raccontarti il mio lungo viaggio e la prima tappa a Delhi. Te lo avevo anticipato qui

Parto da Brindisi con Giovanni, per gli amici Gayatri ( ah , questi nomi spirituali 🙂 ). Abbiamo viaggiato insieme in India anche 2 anni prima, dopo un mese insieme in Austria ( di cui due settimane in una comune ma questa è un’altra storia). Facciamo scalo a Roma e da lì prendiamo un aereo diretto fino a New Delhi. In 7 ore e 40 minuti arriviamo! È la prima volta che prendiamo un diretto ed è incredibile potersi catapultare nella dimensione indiana in così poco tempo. In poche parole è quasi come andare da Lecce a Pesaro in treno 😛 La nostra compagnia aerea è China Airlines (che non mi ha di certo pagata per essere citata in questo post), spendendo circa 280 euro per il biglietto aereo da Brindisi, sola andata. Giusto per darti qualche dritta 😉

India sto arrivando!

Ho risparmiato per poter intraprendere questo viaggio

Ho messo da parte quei soldi lavorando e risparmiando, rinunciando a cene fuori e uscite varie – ma senza eliminare la vita sociale – a chi mi chiede come faccio a pagarmi un viaggio del genere vorrei rispondere:”Quanto costano i tuoi occhiali da sole e i vestiti firmati? Quando spendi andando in giro per locali?”. Certo, non per tutti è così ma ho notato che molte delle persone che mi hanno fatto questa domanda in passato spendevano i soldi in cose materiali mentre io ho fatto un’altra scelta. C’è anche chi spende i soldi in sigarette e chi in altro. Non chiedermi dove trovo il tempo… è questione di scelte anche questa.

Eppure di questo ne ho già parlato qui

Siamo davvero, ancora una volta, in India?

L’India per me è casa e questo lo sa molto bene chi mi conosce. Quando metto piede sul suolo indiano mi sento al posto giusto quindi puoi immaginare la mia emozione all’arrivo. Amo l’aeroporto di Delhi con le sue statue e rivedere quelle grandi mani che che interpretano i mudra mi fa sentire felice.

… Superiamo i controlli di rito et voilà… siamo in India! 🙂 All’uscita dall’aeroporto c’è Amrit ad accoglierci, vestito di arancione, lo avevamo conosciuto in Salento l’estate precedendo mentre lavoravamo alla nostra bancarella artigianale.

Insieme in bus – pagando circa 20/30 rupie, ossia pochi centesimi per noi – andiamo a Paharganji che è un quartiere di Delhi. Amrit ha prenotato una camera per noi nel suo stesso hotel e abbiamo le camere una di fronte all’altra. Questo accade sempre in India, trovo chi mi accoglie perché tra viaggiatori ci si aiuta a vicenda. Specialmente tra italiani ho notato c’è una bella solidarietà che mi ha portato ad amare ancora di più l’Italia. In questo viaggio per noi questo è stato evidente.

A me Delhi non piace affatto, in Puglia vivo in una cittadina di 28.000 abitanti, molto tranquilla e poco trafficata. Per 5 anni ho vissuto in un paesino con 6400 circa – esagerando – e una città grande e asiatica mi sconvolge. I primi giorni sono per me molto difficili tra dissenteria del viaggiatore, debolezza e ricerca dei soldi. Infatti, proprio nel periodo del nostro arrivo il primo ministro indiano, Modi, ha improvvisamente eliminato le banconote da 500 e 1000 rupie per contrastare, a suo avviso, il denaro nero.

Amrit sul risciò a motore

Leggi qui se desideri approfondire.

Le prime sensazioni

Trascorro le prime giornate a vagare per Delhi, con Giovanni e Amrit, di banca in banca per cercare di cambiare i soldi. Quando ci va bene possiamo cambiare 70 euro per volta. Mi sento debole ed è come se una parte di me non fosse ancora arrivata in India. Il mio corpo c’è e sta cercando di ambientarsi ma io no, sono ancora in Puglia. Mi manca, inoltre, una presenza femminile. Detesto il caos, il rumore e la camera lurida dell’hotel eppure, sapendo di essere in India sono disposta a sopportare tutto. Sono certa che ne vale la pena, il dopo mi donerà certamente grandi gioie.

Ci sono viaggiatori che amano Delhi e altri che non ci dormono nemmeno una notte e, una volta arrivati, prendono subito il bus per scappare via. È tutto soggettivo, quindi non spaventarti, questa è la mia esperienza, la tua potrebbe essere ben diversa 🙂 Rimaniamo a Delhi il tempo necessario per cambiare i soldi. Prenotiamo un bus per Rishikesh perché io e Giovanni vogliamo fare un TTC, ossia uno Yoga Teacher Training, un corso per insegnanti. Rishikesh dello yoga è considerata la capitale mondiale. Lo sapevi?

La prima sorpresa…

Eppure l’India ci riserva la prima sorpresa: noi avevamo prenotato per due cuccette in bus (in India ci sono bus con i letti, una figata), una doppia per me e Gio e una singola per Amrit e avevamo anche pagato di più per questo. Una volta sul bus invece scopriamo che l’agenzia, o aveva sbagliato o ci aveva presi in giro… e così siamo costretti ad accomodarci sui seggiolini per ben 9 ore 🙂

In India tutto è possibile e niente è certo dice il mantra

Per fortuna si tratta di una semi-sleeper, i seggiolini sono reclinabili e abbiamo anche delle coperte pulite a disposizione. Durante il viaggio alterno fasi di sonno a quelle di veglia, guardo fuori nella notte e fantastico sui 4 mesi che mi attendono India e ripenso anche, a tratti, al mio Salento. Ci fermiamo di notte in luoghi fatiscenti per bere un chai ( il tipico tè indiano con latte e spezie) e mangiare qualcosa… facciamo pipì dove capita, anche per strada… la Grande Avventura Indiana è iniziata 🙂

Prossima tappa la prossima settimana

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Sara

Una zingarella vegetariana a spasso per il mondo

7 Risposte

  1. Clara Nubile ha detto:

    Casa è India, una casa sospesa ma dove il cuore è un fiore con le radici di piume. Si può risparmiare su tutto e fare tutti i viaggi di questo mondo. Che ce ne facciamo degli oggetti – soprattutto se inutili – quando possiamo avere la magia del viaggio? Io compro quasi esclusivamente vestiti usati o li eredito da ogni angolo del mondo. Mercatini e bazaar, ora faccio così. Seguo con piacere questo viaggio a due binari, o a due velocità. Salento e India.
    Ps. Io che in Italia vivo in un paesino fantasma di 50 anime, adoro Bombay. Ma Delhi è tosta… forse perché nn è mitigata dal mare. Ci sono stata anni e anni fa, e anche io soggiornai a Paharganji in una stanza tutta rosa senza finestre, un incubo. Ma la Jama Masjid mi strappò il cuore, così bella e densa di storie

    • Sara Chandana ha detto:

      Mi piace l’immagine della Casa India sospesa come un fiore con le radici di piume. Molto.
      Adoro i vestiti usati, ricordo che durante il liceo, andavo spesso con mia mamma al mercato dell’usato per acquistarli. Una mia amica blogger chiama gli oggetti di seconda mano:”Cosa già amate” e mi piace molto considerarli così.
      Altrimenti vado comunque al mercato, tra i baracchini con roba a pochi euro 🙂
      Forse è come dici tu, l’elemento acqua manca a Delhi. La prossima volta andrò a visitare la Jama Masjid.
      Sono felice di leggerti qui, Clara.

  2. Francesca ha detto:

    Cara Chandanina, ecco finalmente il tuo racconto.
    Be, questo primo giorno non mi sembra il massimo ma è sempre così. L’India sconvolge all’arrivo, anche se la si conosce. Io ho sempre fatto scalo in quella città che un tempo si chiamava Bombay e non credo che Delhi sia poi tanto diversa da questo punto di vista.
    Leggendoti risento gli odori e i rumori.
    Attendo con curiosità le altre “puntate”.
    Ti abbraccio
    Francesca

    • Sara Chandana ha detto:

      Ciao Francesca cara! L’arrivo a Delhi per me è sempre un trauma ma come sottofondo la gioia di essere in India è alla base. Nonostante il brusco impatto, il corpo che si deve adattare, il miscuglio di emozioni… Piano piano poi mi ambiento e gioisco di Mamma India. Mi manca moltissimo sai. A Bombay ci sono stata solo di passaggio ma prima o poi vorrò fare una conoscenza più approfondita. Un dolce abbraccio.

    • Sara Chandana ha detto:

      Franceschina non riesco a commentare sul tuo blog o meglio… scrivo il commento, lo invio e non lo pubblica.

  3. Esther ha detto:

    Ciao Sara inizio a leggerti da questo post e nelle settimane prossime leggerò tutto il tuo racconto/avventura in India. Per me questo paese è un Tabù . Forse perchè vivo a Napoli, ma le mie preferenze di viaggio rimangono i paesi nordici e la Francia. Mi piace andare dove regna ordine e pulizia. Amo il silenzio e non sopporterei la sporcizia così evidente. Però sono curiosa e il tuo racconto è scritto molto bene … à bientôt

    • Sara Chandana ha detto:

      Sai anche io sono un po’ così, amo la pulizia, l’ordine e non mi abituo mai una sporcizia. Ma l’India è intrisa di una magia atavica e non rinuncerei per nulla al mondo ad andarci. Negli anni poi apprendo sempre nuovi escamotage per stare al pulito nelle situazioni più assurde. Evviva la creatività.

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