Il richiamo dell’India

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    casetta portoghese a Goa
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    nella guesthouse ad Hampi
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    con il bindi, il mitico pallino rosso
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    Hampi, tempio delle scimmie
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Il richiamo dell’India: detto anche mal d’India

L’India non è una promessa, è solo un richiamo

E.M. Forster

Ho letto questa frase lo scorso anno da una travel blogger molto seguita e mi ha subito colpita. Negli ultimi mesi stavo progettando un viaggio in Sud America, in corrispondenza del nostro inverno, ma ecco che arriva irruento, potente, ammaliante: il richiamo dell’India. Da una parte vorrei girare il mondo ma dall’altra non vedo l’ora di tornare lì, in questo paese che poi è un vero e proprio sub-continente, un universo, ma che dico, una dimensione a parte!

Hampi, tempio delle scimmie

Hampi, tempio delle scimmie

Qualcuno lo chiama mal d’India, qualcun altro anelito, per me è casa. I messaggi dell’Universo in questo periodo sono abbondanti riguardo a quale sia la strada da seguire. A volte faccio finta di nulla cercando di convincermi che no, non posso tornare lì per la terza volta, che c’è un mondo da mordere! Ma poi, in cuor mio, mi sorprendo sognante ad accarezzare l’idea di camminare per quelle stradine polverose, dove il profumo d’incenso si confonde a quello dello sterco delle vacche sacre e i colori dei sari delle donne ti accecano gli occhi. Arcobaleni umani.

Quando sono in India mi scambiano per indiana, nonostante la mia pelle diafana. Ne sono felicissima, ovviamente. Un’amica di Bombay, giorni fa, ha detto che sono indiana al 100% e il mio cuore ha fatto le capriole in quel momento 🙂 Il cuoco dell’ashram in cui stavo a Goa pure disse ad un altro:” Quella ragazza ha un’anima indiana” e me lo hanno riferito. Spesso, quando ero lì, la gente mi si avvicinava a parlare in hindi 🙂

Mi piace ricordare tra me e me queste cose perché in cuor mio mi sento molto vicina a quello stato dell’essere. Questo è per me l’India, oltre che casa, è uno stato dell’essere. Non so spiegarvi perché ami tanto l’India ma per una magia anche le mie amicizie più strette sono innamorate e collegate a questo luogo dell’anima. Credo che in una vita precedente eravamo lì insieme.

nella guesthouse ad Hampi

nella guesthouse ad Hampi

Quando sono in India a volte sono felice perché mi sento a casa, nella mia dimensione. Altre è un gran casino perché è impossibile mentire a se stessi. Tutto viene fuori. In un certo senso potrei dire che l’India è la mia ayahuasca, come questa pianta sacra della tradizione amazzonica e andina fa sputare fuori le menzogne che ho/abbiamo dentro e le materializza all’istante in modo da poterle affrontare una volta per tutte. L’India non è per tutti eppure ognuno dovrebbe andarci almeno una volta nella vita e mettersi in discussione. 

casetta portoghese a Goa

casetta portoghese a Goa

Non parlo dell’India dei resort di lusso centri di meditazione, quelli che tra meditatori chiamiamo club med (dove med sta, appunto, per meditazione e non vi nego che per curiosità ci andrei pure), non dico, da bravi occidentali, di chiudersi in ashram per tutto il tempo. L’India va vissuta nelle sue sfaccettature. Sono stata in ashram (ispirato a Osho ma alla vecchia maniera e tranquilli, non abbiamo fato orge!) ma anche con i mendicanti per strada, nei luoghi turistici, con la gente del posto, sui ghat di Varanasi a guardare i morti bruciare sulle pire funerarie e sulle spiagge tropicali di Goa a sorseggiare cocktail di frutta… ho sempre seguito l’energia del momento nella scelta della meta.

Non mi piace partire itinerario alla mano, sono allergica a questo tipo di cose.

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pire funerarie sui ghats a Varanasi

C’è chi ama dividere tra India e India ma queste sono separazioni della mente, si può fare tutto e sempre ben tenendo i piedi saldi per terra, mantenendo una buona centratura… Se non ce l’hai, no problem, imparerai presto a svilupparla. Se ero chiusa e avevo paranoie, paure e pregiudizi, Mamma India non esitava a sculacciarmi… quando ho imparato a lasciarmi andare mi ha premiata, amata, coccolata. Eppure sempre mi ha donato persone amiche sulle quali contare provenienti da tutto il mondo, veri e propri spiriti guida in quello che è stato un vero e proprio viaggio sciamanico con tanto di animali di potere come scimmie, pavoni, martin pescatori e mucche

con il bindi, il mitico pallino rosso

con il bindi, il mitico pallino rosso

Per quanto mi riguarda preferisco essere sempre aperta a diverse esperienze, non mi piace focalizzarmi su una cosa sola. A me l’India piace proprio perché offre di tutto, la vita pulsante è ancora più evidente che in altri posti, le contraddizioni mi fanno sorridere e incavolare allo stesso tempo, mi smuove tanto e la amo dal profondo del cuore. Se potessi trasferirmi lì, anche solo per un anno, sarei al settimo cielo. Sicuramente è diverso, e più comodo, andarci da viaggiatrice che da espatriata ma intanto… meglio andarci che non 🙂

Vi lascio con queste parole di Terzani:

Chi ama l’India lo sa: non si sa esattamente perché la si ama. È sporca, è povera, è infetta; a volte è ladra e bugiarda, spesso malodorante, corrotta, impietosa e indifferente. Eppure, una volta incontrata non se ne può fare a meno. Si soffre a starne lontani. Ma così è l’amore: istintivo, inspiegabile, disinteressato. Innamorati, non si sente ragione; non si ha paura di nulla; si è disposti a tutto.

Innamorati, ci si sente inebriati di libertà; si ha l’impressione di poter abbracciare il mondo intero e ci pare che l’intero mondo ci abbracci. L’India, a meno di odiarla al primo impatto, induce presto questa esaltazione: fa sentire ognuno parte del creato. In India non ci si sente mai soli, mai completamente separati dal resto. E qui sta il suo fascino.

 

 

 

 

Sara Chandana

Nomade sognatrice immersa nei colori

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