L’ospite è Dio – India: quando l’ospitalità è tutto

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    Tushar
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    Il primo risveglio a casa di Tushar
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Atithi Devo Bhava. L’ospite è Dio, si dice in India e posso affermare con certezza che è davvero così. Forse è anche per questo che in India mi sento a casa. L’ospite è considerato un messaggero di Dio ma anche una sua manifestazione. Ero al secondo viaggio in India e per la prima volta ho avuto la possibilità di vivere, per alcuni giorni, a casa di una famiglia indiana. Si tratta della casa della famiglia di Tushar, un amico di Giovanni, il mio compagno di viaggi e vita da poco più di due anni a questa parte. Giovanni e Tushar avevano fatto i woofer in una fattoria in Austria alcuni anni fa e non si vedevano da allora.

Tushar

Tushar

G. ha deciso di contattarlo poco prima di partire e lui si è offerto di ospitare lui, me e anche mio fratello Matteo (autore di alcune bellissime foto che ogni tanto allego ai miei articoli). Vi ho raccontato qualcosa qui. Tushar e la sua famiglia sono stati i nostri angeli custodi nei primi giorni in India, ricordo che a casa loro mi sentivo a mio agio perché ospitavano senza aspettative, per loro solo il fatto di avere noi in casa era un dono immenso.

Il primo risveglio a casa di Tushar

Il primo risveglio in India a casa di Tushar

Sebbene ci fossimo offerti di aiutare in casa non ce lo hanno permesso, ci tenevano invece a farci mangiare tutte le leccornie che ogni giorno ci presentavano sorridenti sulla tavola imbandita. A volte succedeva che solo Tushar consumasse il pasto con noi, mentre i genitori ci guardavano. Ci hanno messo a disposizione la loro macchina con autista, permettendoci di girare per Delhi indisturbati, non ci hanno fatto mancare nulla. Certo, si tratta di una famiglia benestante ma questo non vuol dire nulla, in India anche i più poveri si comportano così. Infatti…

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Tushar ci offre la cena in un ristorante di lusso. E noi siamo vestiti come degli straccioni 🙂

Dopo Delhi siamo andati a Varanasi per un progetto volontariato con gli Intoccabili, avviato da Jesumiel e Jaqui, due angeli in carne e ossa, due angeli speciali dall’accento argentino. Siamo stati per qualche settimana con queste persone che dal niente cercavano di costruire una vita degna, ribellandosi al rigido sistema indiano delle caste. stanchi di elemosinare, ce l’hanno messa tutta per apprendere dei mestieri e quindi, ad Assi Ghat, è possibile incontrarli con le loro bancarelle artigianali.

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La mattina di Natale in India con le mamme del progetto e la prole lungo il Gange

Non guadagnano chissà che cosa ma possono acquistare del cibo, dei vestiti nuovi, prodotti per l’igiene, fare quello scatto in più verso una nuova vita, una vita da esseri umani. Solo per il fatto di aver dedicato una parte del mio tempo a loro, ho sentito una riconoscenza immensa e mi si è aperto il cuore quando una mamma mi ha chiesto se volevo un chai… un chai acquistato con i suoi pochi spiccioli. E questa è solo una delle premure che ho ricevuto. Mi hanno trattata come ospite, come Dio.

Questi sono solo alcuni esempi ma quando ripenso all’ospitalità ricevuta mi commuovo… e in fondo penso che anche nel mio Salento è così. Vai a casa di salentini all’ora di pranzo e non si faranno mai un problema per un piatto in più.

🙂 Dopotutto il Salento e l’India hanno tante similitudini, ne ho parlato spesso nel mio vecchio blog Bishi – Le Due Lune 🙂

Namaste

“Sei un ospite. E io devo preparare la casa per l’ospite”, in India si diceva che l’ospite è Dio e lei diceva:” Tu sei il mio dio”. Dissi:”Nani sei impazzita? Io il tuo dio?”Non hai mai creduto in nessun dio”. E lei:”Credo solo nell’amore e l’ho trovato, adesso tu sei il solo ospite nel mio tempio dell’amore. Lo devo tenere il più pulito possibile”. La sua casa divenne una casa per gli ospiti, non solo per me ma anche per i miei amici… Disse:” Sono ospiti tuoi, per cui me ne devo prendere cura, più di quanto farei con i miei ospiti”.

Bagliori di un’infanzia dorata, Osho.

 

Sara Chandana

Nomade sognatrice immersa nei colori

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4 Risposte

  1. valentina ha detto:

    Che meraviglia 🙂 sai che molto probabilmente vado in India? (in barca questa volta) 😀

  2. Emanuela ha detto:

    In Sicilia è così, in Calabria lo stesso. C’È il culto dell’accoglienza.
    L’altro è importante.
    Mica così scontato,quante volte l’altro ci infastidisce.perche’ non capiamo che l’altro è ricchezza e dono
    Emanuela

    • Sara Chandana ha detto:

      Hai ragione, non è così scontato. Al Sud l’ospitalità è tutto. Se arrivi all’ora di pranzo di una famiglia salentina ( sicuramente sarà così anche in Sicilia e Calabria) non c’è problema per un piatto di pasta in più. Mi hanno detto cose simili su Israele, puoi presentarti anche in 8… per loro non c’è nessun problema 🙂

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